Caro aeroplano di carta | Lettere mai spedite

Caro aeroplano di carta | Lettere mai spedite

Caro aeroplano di carta,

divinità di veline, colori a pastello e fogli stropicciati.

Ti scrivo una lettera da un posto che oggi è molto lontano dal tuo “dove” – per fortuna direi, perché non solo averti qui sarebbe difficile, ma anche perché, tutto sommato, la vita a volte ci ricompensa realizzando un sogno grande che forse dovevamo stare più attenti a cercare.

Ti scrivo da dove hai vissuto molti giorni, strisciando le braccia sui muri che ti imbiancano le magliette e da dove hai inzuppato bustine di tè, da dove hai sbattuto i piedi per terra con violenza e prepotenza cercando negli altri le soluzioni dei giochi che non avevi capito e a cui spesso non sapevi semplicemente giocare. Non ti biasimo, capire le regole del gioco non è così scontato quando la vita ti ha strappato all’infanzia e all’adolescenza con brutale velocità, quando ti ha tolto le nuvole dalla testa e ha spogliato i fiori di ogni plausibile primavera.

Però ti biasimo, perché a un certo punto i fiori hai cominciato a spogliarli tu, e a strapparli via e a farti aggredire con disincanto dall’inverno del tuo cuore e dei tuoi pensieri scuri, dalle tue espressioni sempre al contrario e dal pomeriggio buio dei tuoi occhi.

Il tempo che è passato tra noi è stato una medicina, ma più di lui lo è stata la distanza dei nostri pensieri e l’egoismo che con saggezza ti ha portata via dai miei giorni, che ti ha allontanata da quel muro che ti imbiancava le magliette – che spesso erano le mie braccia – e dai rumori che origliavi fuori dalla mia stanza. Mi ricordo ancora con estrema lucidità la forma e il colore del germoglio negativo alla base delle tue parole, ciascuna fioriva da sé stessa e con lei il sottile piacere che – era evidente – ti procurava mettere gli altri di fronte alle loro debolezze; debolezze di esseri umani, d’altronde, che ho scoperto essere di grande valore, infinite possibilità di sfumature nuove e modi innumerevoli di conoscersi e, finalmente, amarsi.

Sei stata la mia strada verso la guarigione, l’esempio perfetto e dettagliato di quello che non volevo diventare. Che se mi sono ammalata lo devo anche a te, alla nuvola di fumo che hai lasciato in ogni stanza, con il tuo passo sfacciato verso le cose che non conosci e che non ti conoscono, con il tuo involucro di gentilezza e intelligenza. Nell’ultima fase di questa mia vita speciale e piena di gratitudine, ho scoperto di aver raccontato alla persona sbagliata i miei ricordi, di aver consegnato a chi non lo meritava una fetta indiscutibilmente importante dei miei desideri e delle mie riflessioni, ma soprattutto ho capito che il cuore grigiastro e bollito è il tuo, ho capito che sembravi luccicare, ma eri solo arrugginita e pericolosa. Il sole ti lascia la sua stanchezza mentre una luna mi attende, più vera, da un’altra parte del mondo.

Quando sei partita avevi paura di viaggiare, una paura che, improvvisa, ti ha paralizzato i muscoli e ghiacciato le mani, una paura imprevista, dopo che avevi desiderato così a lungo di andare via e dopo che tutti intorno a te aspettavano solo di svitare il tappo sulla cima della tua testa, ormai al limite dell’esplosione. Invece ora appassisci, giorno dopo giorno, e fai male agli altri per l’ennesima volta, ti muovi con disimpegno nelle parole che usi con poca cura e dici ancora una volta cose cattive e inutili – che però meriterebbe il tuo specchio. In fondo cercavi di riscattarti, quando sei entrata nella mia casa e hai spalancato le imposte sulla tua notte, speravi di trovare una spiegazione all’ennesima delle tue speranze finita in rimpianto, perché che fosse del tutto colpa tua e non della vita non era possibilità contemplabile. Perché nelle persone sole anche la primavera attenua il passo e si mette in disparte; perché se soli lo siamo tutti per condizione, tu lo sei per scelta e perché hai dato fuoco ai campi di papaveri intorno a te, e più che scegliere della tua vita ti sei concessa l’unica soluzione possibile: guardarti dall’esterno per autocommiserarti, sperando che questo possa suscitare ancora il fascino degli altri intorno a te che, ora posso dirlo, non ti vedono dea ma, davvero, aeroplano di carta.. che sceglie di cadere.

aeroplano di carta Comò Mag.

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