Dell’anno che è stato, dell’anno che verrà – i bilanci di Maria Elena

Dell’anno che è stato, dell’anno che verrà – i bilanci di Maria Elena

È scrivendo a qualcuno che talvolta comincia una generosa dose di bilanci, e così pure una straordinaria canzone written and directed by Lucio Dalla.

Così pure è iniziata la mia vita da quando ho imparato ad usare le mani e la penna, e allo stesso modo inizia ogni anno da qualche anno: mi ritaglio uno spazio nel quale il mio “tu” e il mio “caro” siete tutti voi che leggete.

Ho scelto tantissimi destinatari diversi per le mie parole, altrettanti per le mie lettere, per tutte quelle che avete letto e per tutte quelle che vi siete persi, e ho scelto sempre nella speranza che ciascuno di voi ricevesse delle righe, nell’emozione di regalarvi l’emozione della buchetta piena una volta al mese, il vostro nome su una busta e tutti i punti interrogativi di cui siete capaci con la vostra curiosità.

Sono sempre un po’ di più gli anni che reggo sulla schiena e visto che non vale la legge per cui il cronometro si azzera ad ogni fine, sono altrettanto complessi e numerosi i bilanci da fare e le cose da inserire nelle varie liste di buoni propositi – quelle che facevo da ragazzina col mio compagno di giochi, quelle che ci commuoviamo ancora a rileggere ogni tanto, quando ci sentiamo un po’ briciole.

A quest’anno rendo grazie ancor prima di tirare le somme: con la matematica non sono brava, e tutto sommato ma anche in fin dei conti sono decisamente viva ma soprattutto il 2018 merita gratitudine perché non è stato un anno banale; adesso col rumore di questi tasti, vibro un bel po’ perché posso sentire per bene tutti i sapori delle emozioni, che per me sono una fonte di ricchezza, il mio pane quotidiano, dal momento che le mastico, le respiro, ci annaffio le piante e cerco di riconvertirle in parole.

Ma se proprio abbiamo il feticismo del fare i conti come dei ragionamenti circolari, vi accontenterò.

Quest’anno è stato zeppo di nuove conoscenze, e tante sono state le occasioni nelle quali ho riconosciuto l’altro e nell’altro mi sono riconosciuta; è stato un anno pieno di conferme, di persone che hanno fatto capolino nella mi vita con la manina che si agitava nell’aria, di persone che hanno suonato al mio campanello e mi hanno chiesto una scorta di energia – non ne ho a pacchi ma ho la fortuna di ricaricarne un po’ ogni volta che la condivido, e questo è il motivo per cui non metto mai il pigiama sotto il cuscino, perché a differenza dell’energia, quello è un ingombro.

Quest’anno è stato pieno di sveglie – almeno 5 da attivarsi a intervalli di 10 minuti – perché dovevo correre verso un paio di obbiettivi importanti, e il tempo – si sa – gioca un ruolo decisivo nelle corse. Di fatto è stato però anche un anno pieno di zip chiuse fino al bottone e tapparelle abbassate, suonerie silenziate e piccoli attimi di lavoro individuale: del tempo me ne sono infischiata e ho messo in pausa tutti i rumori, sono scesa dalla macchina all’improvviso e mi sono goduta il panorama.

Quest’anno ho avuto paure umane e piccole, ho dormito male solo un paio di notti, e tutto quello che non ho fatto o sopportato l’ho messo da parte solo perché “potrei ma non mi va”. Ho venduto il mio cuore a tutte le cose che ho fatto per essere fedele a me stessa e ho imparato a dare alla vita, alle circostanze e alle persone, l’occasione di deludermi, per capire cosa mi delude e per capire se sono capace di decorare di pittura dorata le crepe sul mio vaso di ceramica.

Quest’anno ho ritrovato la luna, e mi ha inginocchiata di nuovo come la prima volta. Ho restituito l’amore che ho ricevuto traducendolo in parole dedicate alla superba bellezza della vita che mai ha smesso di sorprendermi, di farmi commuovere quando passeggio per le strade della mia città. Quest’anno ho deciso di cominciare a metabolizzare la possibilità che ho di fare cose nuove, di mettermi alla prova, di conoscermi in situazioni che non ho ancora sperimentato: una possibilità di valore che mi fa tremare perché mi rispalanca davanti agli occhi la sfida del conoscermi, dello sperimentare i miei cambiamenti e del trovare i miei confini e mantenerli saldi per non sentire e non temere l’incombente minaccia di quello che non sono e di quello che non voglio diventare.

Quest’anno ho cominciato a piegare i maglioni per riporli nei cassetti, e riempire più spesso le valigie, ho parlato spessissimo con aria brillante del costruire dovunque un piccolo orto di felicità, sono stata invincibile e stupenda per me stessa, mi sono innamorata più e più volte delle mie ossa, dei brufolotti premestruali, delle ore passate a camminare e di tutte le energie che sprigionano i momenti topici, soprattutto se condivisi.

La famosa dose di buona musica che consiglio ogni anno è stata una preziosa compagnia alla fermata dell’autobus ogni giorno o quasi nel mio inverno lento e freddo, la lista dei film l’ho arricchita con i film che amano le persone che amo e con la programmazione estiva del “Cinema sotto le stelle”, i buoni propositi non li ho scritti ma li ho tenuti a mente, sono diventati, tra la giacca e l’anima, la seconda mia seconda pelle e tutte le cose che volevo cambiare di me stessa. I momenti di caduta sono stati un regalo azzeccato per le occasioni speciali: quelli che mi sono serviti a ricordarmi che sono anche fragile e questo mi consente di non essere impermeabile ai cambiamenti di stagione – che poi, potendo scegliere, chi si perderebbe gli odori nuovi di ogni cambio di stagione?

Ho curato le mie ulcere, alzando la voce quando necessario, e prendendo con stoicismo le sfighe quotidiane e imprevedibili – un crash del computer mentre scrivi la tesi è una benedizione se fai tirocinio per migliorare il tuo difetto di pazienza – ma ho anche imparato che alcuni nei sono stupendi anche se sono nel punto sbagliato della faccia, e sono stupendi perché sono miei come le ciglia lunghe, il naso grosso e gli occhi grandi, e insieme a tutte quelle cose che non avrebbe senso cambiare.

Alla lista dei libri ho aggiunto finalmente cose che avrò tempo di leggere, e il biglietto per un posto nuovo mi ha portata in Portogallo, dove tutto è gonfio e lento, dove neppure con sforzo sapresti dire per certo che ora è. Per quest’anno la felicità sarà l’obbiettivo di ogni giornata e la playlist ricomincio a cambiarla, perché voglio scoprire ancora, mettere dubbi intorno alla chiarezza, mettere in discussione e in gioco me stessa, spendere tempo in investimenti di tempo e riprovare con passione a descrivere le sensazioni.

A ciascuno di voi prescrivo le stesse cose, perché siete di sicuro meno incasinati di me, e non avete bisogno di scrivere nelle note del cellulare per ricordare, e in più raccomando l’ascolto, costante, quotidiano, intenso e attento, di voi stessi, dei vostri battiti e dei desideri della vostra anima, perché ogni scelta che sarete in grado di compiere sia suscettibile di essere occasione e possibilità di andare più veloci, di sbocciare e di vibrare, sempreverdi, forze della natura e artefici di destini straordinari. Cercatevi, cercatevi con fame di scoperta, con desiderio di trovare bellezza e con l’impegno che comporta ogni obbiettivo che merita questo nome, cercatevi guardando alla vostra mente, ma anche ai vostri istinti e ai vostri desideri a lungo e breve termine, rispettate la vostra natura e rispettate il fatto che la vostra natura sia fatta per cambiare, gioite dei cambiamenti che sono salubri battesimi per entrare in mondi e modi nuovi, nel diventare grandi, nel ritornare piccoli.

E ancora una volta, con consapevolezza e ed autenticità “praticate gentilezza a casaccio ed atti di bellezza privi di senso”.

Vostra, confusa, puntuale e fedele
Maria Elena

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