Cara bambina, di ciò che devo ancora scrivere | Lettere mai spedite

Cara bambina, di ciò che devo ancora scrivere | Lettere mai spedite

Cara bambina mia,
è venuto più e più volte il temporale su questo stagno, quello che desideravi tu perché volevi finisse l’estate. Io, invece, ho avuto le nausee, gli incubi e soprattutto gli scrupoli. Sai quando il temporale è un conforto? Quando stai così male che hai bisogno di caldo, ed è per questo che ho gioito della grandine in giugno e del fresco salito dall’asfalto in luglio, dopo le scosse dell’universo dalle madri del pianto, dalle mie nubi, dal naturale vomitare dopo una bottiglia di vino scesa in mezz’ora dal mondo al fegato.

È stato poco il tempo per essere confusi in questa vita, e la responsabilità, la fretta e la costante ricerca di forza, sono stati i nemici più grandi della confusione: non l’hanno risolta, l’hanno soffocata. Mi sono promessa d’essere vera, eppure vera con tutte le mie cadute e le magliette messe dalla parte dell’etichetta, non mi sono mai perdonata davvero, e tutt’ora mi autoinfliggo una severità e una ricerca di rigore che mi fanno da bicchiere capovolto sulla fiamma in cima alla mia testa. Ho vissuto in un sogno in cui tu eri bambina e io mi difendevo dalla tua pericolosa ingenuità, perché ne annusavo l’esistenza e perché volevo avere fretta.

Eppure quello è stato un sogno e tu non sei una bambina. Tu sai far di conto, unire i suoni delle vocali, dire se è peggio lo scirocco della tramontana e la pioggerella settembrina del temporale estivo, sai dove mettere le mani e percorrermi i bordi, scavare nei dubbi e nelle occasioni, attraversarmi i sensi, sai spingermi con forza a te e senza dire una parola, misurarti con la mia esistenza e continuare a far dilagare il silenzio. E tutto questo con la costanza di una vita che si ripete, finché non esondi, finché non ti ammetti, finché non hai sete.

Il problema sono sempre i bisogni: scomodi e puntuali. Oppure il problema sono stati anche i ricordi, che come un cavallo arrabbiato mi sono corsi addosso a una velocità alta di molti chilometri orari e con una violenza che m’ha resa, per paradosso, quasi imperturbabile. E di problemi tu non sai abbastanza, ma solo perché non mi conosci e non è tua abitudine domandare, e poi perché sei costante nella tua serafica calma, nel diventare pacifica guerriera, impercettibile. Perché hai un solo modo d’essere atmosfera ma molti per declinare la tua essenza e il nostro dialogo in immagini, simboli e canzoni.

È stato faticoso immaginare e spingersi fino al punto di farti diventare e di farti divenire, ma questo dipende dalla pioggia forte sul mio stagno e per le cose che ha piegato e lasciato andare senza passare per la dogana, mentre tu dipingevi paga di te stessa e di aver toccato il mio corpo per la prima volta, con molta luna intorno e senza ricordare ancora cos’era che avevi di importante da dire.

Intanto il temporale cambia faccia e noi pensiamo ad altre temperature, ci contiamo i gradi dell’asfalto che ormai può fare a meno di agosto, e ci contiamo pure i soldi in tasca, perché ci sono cose che non hanno mai visto la soglia della sufficienza, tipo noi che non abbiamo sentito il ticchettio delle lancette e neppure la fretta di saperci.

E intanto grazie per la tua bocca e per le cose immaginate in anticipo, per quella sera in cui la spiaggia è diventata il satellite e abbiamo camminato sulla superficie del mare, grazie per l’incompletezza a cui mi costringi e che ti farà cercare da altre lettere, nelle quali ti chiederò “cosa c’è sotto i vestiti?”.

Cara bambina lettere mai spedite comò mag.

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