Cara luna, la mia confusione| Lettere mai spedite

Cara luna, la mia confusione| Lettere mai spedite

Cara Luna,

Sto pensando da due minuti buoni a cosa dirti, e prima di questi due minuti non sapevo neppure se scrivere a te. Arrivare tra le tue braccia, oppure spingere parole al tuo cospetto è l’unica cosa che mi resta da fare quando non so dove mi trovo e quando la confusione ancora non mi ha sbattuta su qualche riva. La risposta sei tu troppo spesso, tu che mi sei stata addosso di prepotenza fin dall’adolescenza, fin dalla primavera, che ti sei presa i miei occhi del tutto e anche il mio primo amore, e mi hai lasciato spesso qui a contare sassi da sola. Allora a te arrivo e a te chiedo, ora che c’è buio dappertutto e il mare resta calmo nelle sue onde, ora che vorrei sapere di più dei termini ultimi di consegna e di quanto ci mette una risposta ad arrivare.

C’è una scadenza per tantissime cose e un troppo tardi per tutte, forse per questo mi chiedevo da settimane quando sarebbe arrivato il mio momento: cadono i quadri dai chiodi e scoppia la guerra – dice qualcuno – e poi non ami più. Così, nella stessa maniera, all’improvviso mi è scivolata addosso una fotografia istantanea che avevo incollato con dello scotch sopra al mio letto, io sono inciampata nella mia buccia di banana, e il citofono ha smesso di funzionare. Ho persino pianto. Qualcuno dice che sia morta l’amministratrice del condominio – quella vecchia cattolica che sta al terzo piano e ha fatto polemica con gli studenti del primo – e che sia stata una cosa improvvisa, forse un infarto, forse un aneurisma. Bè, comunque pare sia morta e il lampo in cui tutto è accaduto abbia fatto molto disperare i nipoti – che poi dicono in tanti così, ma sai come saranno felici di non doverla più accompagnare a messa e di cominciare a mangiare con le posate d’argento?

Così succede a me, all’improvviso è arrivato il domani che fino a prima della stagione guardavo solo dal finestrino. Ho rimandato tante volte il futuro indietro perché mi pareva di avere tante cose da fare, e adesso che lui è qua io sono per terra, inciampata nella mia buccia di banana, con un’istantanea che sta in equilibrio in un nodo dei capelli, e il citofono rotto. Per questo, in questa confusione, in questo buio e in questo momento opportuno, ti chiedo più di un conforto e più di una pacca sulla spalla. Ti chiedo senza più voce di riprenderti i miei occhi del tutto solo per un momento, per farmi guardare dalle tue lenti come si sta bene a sognare, per farmi saggia sempre del fatto che io so il mare e non posso temporeggiare.

Felici i giorni in cui le foglie si sollevavano dall’asfalto, le luci attraversavano le imposte, e io danzavo al mare con gli occhi della luna.

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