Caro amore della mia vita, a te e alle tue notti | Lettere mai spedite

Caro amore della mia vita, a te e alle tue notti | Lettere mai spedite

Caro amore della mia vita,

ti guardo stanotte, dopo tante notti, con gl’occhi negl’occhi, e stanotte più delle altre sessantaquattro di cui sei stata piena, ti trovo bella sfacciatamente. Bella e preziosamente sola.

Ti ho portata sulle spalle per così tanti anni – e quanto pesavi da piccola rispetto ad oggi! – che adesso vederti in piedi che non chiedi a nessuno il permesso per tagliare il traguardo, mi pare quasi surreale. Prima non camminavi neppure, e adesso invece, dopo esserti a lungo documentata sull’argomento e dopo aver raccolto varie testimonianze, prendi lezioni di volo.

Guardandoti stanotte con gl’occhi negl’occhi ti vorrei dire che alle creature come te cose del genere non si possono insegnare, e se non ti avverto io, chi potrebbe mai? Io ti conosco così bene che potrei scriverti, e lo dico con la presunzione che aveva tuo padre quando eri piccola e ti ripeteva che non avrebbe scommesso sulla forma delle sue tasche ma su tutte le tue caratteristiche, le tue espressioni e i tuoi umori, avrebbe puntato tutti i suoi beni. Avrebbe puntato persino il tuo, di bene.

Con quella stessa arroganza e una punta di orgoglio, dopo tanto camminare nelle tue scarpe, posso dire oggi di saperti completamente. Ecco perché so che con ogni probabilità capirai il riferimento se, chiedendoti di smetterla con le lezioni di volo, allegherò a questo consiglio un ormai consumato e formulare Attenta! Non esistono sponde, esiste solo il fiume!”

Ebbene sì, la libellula che del tuo cuore ebbe la dolorosa pegna sei tu stessa, quanto io sono me in quello specchio dall’altra parte della stanza (quello specchio che guardo per bene con gl’occhi negl’occhi). Le libellule sanno volare, è una capacità innata ma soprattutto è un insopprimibile istinto, ecco perché da bambina per prenderti in giro ti si diceva ogni domenica a tavola, con tutti i parenti, che avresti potuto leggere Shakespeare. Hai iniziato a leggere a cinque anni, mettendo vicine le lettere che componevano la marca degli assorbenti, e avevi già pensato molte volte con la testa sott’acqua di dover sentire la vita e le stagioni in una maniera diversa. Perché era in effetti alle stagioni che eri predestinata meravigliosamente, come la libellula a volare, come la primavera a rimanifestarsi tra le tue ciglia. E parlo della primavera perché so essere stata la tua prima cosa bella, e anche questo lo so perché ti conosco meglio di chiunque altro. E menziono questa stagione anche perché l’hai moltiplicata nelle parole e nel tuo vivere la giovinezza come un’attesa di baci che “maledizione! Perché non mi baci?”, un’attesa che ti ha intristita ma non ti ha resa meno bella, non fosse per quella frustrazione sulle guance. La tua frustrazione, anche questa una cosa che conosco molto bene,quella di quando ti faceva orrore autoinfliggerti la retorica domanda “che posso farci se non mi ami?”, ma anche quella di quando ti poggiavi a pancia in su stesa sul pavimento del bagno e non accettavi la rabbia perché ti sembrava da respingere e non ancora da dipingere.

E oggi eccoti, come dicevo sei in piedi e non chiedi permesso a nessuno per tagliare il traguardo. Ti chini un po’ perché ti sai adattare, delle notti che sei non hai più né solo ricordi né solo turbamenti, hai riciclato la solitudine nella compagnia di te stessa, e la condivisione nello spazio di dialogo tra te e gli altri. Hai cominciato ad amarti, e smesso di farti quella retorica domanda a bassa voce. Hai cominciato a inseguirti, a portare a correre i tuoi sogni, sempre verso il tuo adesso, nel quale essere felici non è preoccupante, perché basta svegliarsi al mattino.

Caro amore della mia vita, ti guardo dall’inizio alla fine di questa tua pagina e di questa tua sessantacinquesima notte, con gl’occhi negl’occhi. Sei bella sfacciatamente, e ti amo smisuratamente, oggi che sei in piedi a tagliare il traguardo ma anche quando piangevi di malinconia ai piedi del letto, o domani che sicuramente ti dimenticherai il tubo della lavatrice fuori dal lavabo e le luci accese. Ti amo senza speranza in tutte le tue notti, in tutte le tue stagioni, quando brilli e quando ti accasci, perché pure piangendo ti vedo gli occhi brillare.

 

 

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