E se mi vergogno ad andare in bici?

E se mi vergogno ad andare in bici?

Oggi ho un peso sul cuore a cui sto cercando di dare una spiegazione ed esaminarlo per renderlo un insegnamento, un qualcosa di utile, magari pure condivisibile su un blog, e rieccoci qua. D’ACCORDO, sto chiaramente esagerando, immagino già occhi che roteano verso il soffitto nel leggere la causa di questo male: oggi mi sono un po’ vergognata ad uscire in bici.

La bici in provincia

Contestualizziamo, sono nel mio paese natale, Castellarano (RE). Un paese che ha conosciuto il suo sviluppo urbano negli anni del boom delle ceramiche, del culto e del mito dell’auto (che da queste parti è più forte che altrove e persiste tuttora), dove i contadini (i “mezzadri” come dice mia nonna) trasferiti in paese e i primi migranti dal sud Italia appendevano al chiodo le loro bici, ormai un mezzo vecchio e obsoleto, per gettarsi a capofitto in uno sviluppo economico e urbano a misura di automobile e progresso. E così i figli dei figli, e non si è più tornati indietro.

Lo strascico di questa eredità c’è ancora adesso, ed è vivo più che mai. Ci sono le piste ciclabili, anche spaziose e separate dalla strada, ma nessuno le usa veramente come infrastrutture di trasporto. La bici è qualcosa che si regala per la Comunione e si usa per fare il giro del quartiere da bambini; che si porta al mare per andare a prendere il gelato in centro e fare il lungomare; per fare sport (quanti fanno i loro 30 km al giorno in montagna, il giro nel weekend, e poi prendono l’auto per fare 1 km verso la pizzeria o casa degli amici?); o se proprio va bene è l’avventura del bike sharing in vacanza nelle capitali europee, per assaporare quella gioia tecnologica che ci regala il poter sbloccare una bicicletta con un solo tocco del telefono.

andare in bici vergogna Comò Mag.

Un viaggio da fare in auto?

Detto ciò, ecco, sono a Castellarano e devo andare al centro commerciale Vittoria, distante 1,1 km. 1100 metri. Nell’Elena di 10 anni fa questa cosa era OVVIAMENTE, INDISCUTIBILMENTE, AUTOMATICAMENTE un viaggio da fare in auto. Ma nell’Elena di oggi, che negli ultimi anni ha sempre vissuto in città senza possedere un’auto (scoprendo i piaceri della bici), questa inizia ad essere una vera e propria assurdità, se non una personale offesa a tutto il mio credo (a Milano faccio ogni giorno in scioltezza 5,6 km per raggiungere il posto di lavoro, e altrettanti a tornare) (tra parentesi, mi occupo di mobilità sostenibile, ok sono di parte).

Perciò mi dico, mentre gonfio la mia cara vecchia mountain bike (regalo della Comunione, appunto. GRAZIE nonni cugini parenti tutti. Ha fatto la muffa per diversi ANNI ed è resuscitata da quando ho iniziato ad occuparmi di mobilità sostenibile: ci avevate visto lunghissimo): usiamo la bici per andare allo stramaledetto centro commerciale.

Tuttavia mi appare questo dubbio primordiale, questo senso di vergogna che ha dato vita a questo pensiero lunghissimo: sì ma chi mi vede cosa pensa? Che ho 28 anni e non ho una macchina? Che mi hanno ritirato la patente per guida in stato di ebbrezza? Cosa ci faccio in giro tutta vestita a fiorellini su una mountain bike? È questo il modo di fare sport? Insomma ho fatto una cosa di cui mi vergogno ancora di più che è stata fare le strade basse per non farmi vedere nella strada principale: che bassezza, che codardia!

La bici: il mezzo del futuro!

Per redimermi da questo grande peccato ecco allora che faccio questa confessione e scrivo questo articolo per vedere in quanti potrebbero immedesimarsi, o in quanti perlomeno si rendano conto dell’assurdità di questo pensiero, e rendersi conto che NO andare in bici non DEVE essere una vergogna, in particolare nel 2019 dove in così tanti sostengono che è il MEZZO DEL FUTURO. Incredibile vero? Un mezzo così semplice, antico come la bici considerato in tutto il mondo campione di ecologia e qualità della vita.

Tutti i viaggi al di sotto dei 5 km possono essere convertiti facilmente in viaggi ciclabili. E nei giorni di traffico ci si mette pure meno che con l’auto, e non bisogna nemmeno preoccuparsi del parcheggio (…ed è gratis, e non consumi niente se non le gomme, e non butti nell’aria sostanze nocive per la salute e per l’ambiente, non ti incattivisci intrappolato in una scatola in mezzo al traffico, e bruci pure delle calorie).

andare in bici vergogna Comò Mag.

La dignità della bicicletta

A PARTE CHE quanto sono belle le città e i paesi invasi dalle bici, così colorate e diverse appoggiate sui muri, parcheggiate nelle piazze con i loro cestini ingegnosi e decorati, e le piste ciclabili con intere famiglie che si spostano per la città pedalando, a fianco delle auto e con pari dignità.

È che nelle città è facile, è più comune, è praticamente cool. È nei piccoli paesi che è difficile fare questo passaggio di pensiero, recuperare la dignità della bicicletta, e questa esperienza di oggi me lo ha insegnato, vivendola in prima persona. Eppure vi chiedo di provare, a voi che abitate in paesi al di sotto di 100.000 abitanti e non siete over 75 in graziella, di provare a schiodare la bici dal muro e buttarvi ad usarla senza vergogna per i piccoli spostamenti quotidiani. Un esperimento, un fioretto. Magari se siamo in tanti per strada, con le nostre improbabili bici e iniziali difficoltà nel rispettare il codice della strada, allora poi funziona.

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