Guatemala: Diario di un Viaggio mozzafiato

Se ora chiudo gli occhi, e penso a dove vorrei essere, vedo davanti a me le sponde del Lago Atitlán in Guatemala. Così, riapro il mio diario di viaggio… La sveglia messicana suona presto, c’è già caldo, ma fuori è ancora buio. Sono diretta alla frontiera con il Guatemala, più precisamente passando per La Mesilla. Dopo aver timbrato il passaporto, pagando qualche Quetzal, riprendo il bus diretta a San Pedro, e finalmente dopo ore di viaggio mi aspetta un panorama diverso: la classica cittadella del centro America, questa volta, si affaccia sulle sponde del Lago Atitlán, un enorme specchio d’acqua circondato da vulcani attivi che mi lascia senza parole, l’atmosfera perfetta crea una sensazione di purezza infinita, l’aria è fresca, arrivano le note di una musica lontana, ed è subito amore a prima vista.

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Il giorno seguente me lo prendo per addentrarmi in questo amore e lasciarmi coinvolgere come fosse primavera, i villaggi attorno sono posti calmi e coloratissimi, pieni di persone stupende che spalancano sorrisi (spesso con pochi denti) e gesti cordiali, ricordo di essere stata a guardare il tramonto dalla terrazza del posto in cui dormivo, e mentre leggevo, una coppia di ragazzi guatemaltechi si è avvicinata per offrirmi una cerveza Gallo (birra locale) e condividere con me il loro mix tipico del Guatemala fatto di birra, succo di pomodoro e tabasco, veramente hardcore, ma buono.

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Nei giorni seguenti mi sposto da San Pedro diretta ad Antigua, passando per Chichicastenango e il suo famoso mercato variopinto dove si può acquistare di tutto, dalla frutta fresca a una macchina da scrivere, il tutto ovviamente fatiscente, e perdendomi nelle stradine che si diramano per la città, è stato meraviglioso fermarmi nelle chiese aperte, per vedere i riti pagani e cattolici che si svolgono all’interno, una miscela di sacro e profano che tra gli incensi e il fumo delle centinaia di candele incollate a terra, mi ha incantata. 

Una volta arrivata ad Antigua, è lì che mi rendo conto che si respira un’atmosfera da vecchia città coloniale, con gli anziani appostati per strada vestiti in giacca e cravatta, nonostante i 38°, e le chiese coloratissime con facciate maestose e gli interni praticamente vuoti, con sedie di plastica e pacchianissime statuette religiose. Antigua mi accoglie in una calda serata a base di tequila, tequila, e ancora tequila, e una sveglia all’alba per salire sul Volcano Pacaya, poco distante dalla città. Una salita faticosissima mi porta fino a 1400 mt, appena sotto la bocca del vulcano ancora attivo che si fa sentire vivo sotto i miei piedi con rumori che fanno una paura boia, ma in cima il cielo è davvero limpido e il panorama come sempre è mozzafiato!

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I giorni passano, e io rimango sempre più sorpresa dal panorama che cambia completamente e seguendo il Rio Dulce in barca arrivo a Finca Tatin, un ostello nel cuore della giungla, sulle rive del fiume, dove il clima è equatoriale (tanto che gli incontri con le tarantole non mancano) immerso nella pace della natura più vera e verde, questo posto “gestito” da un ragazzo svizzero merita davvero, si dorme sulle amache cullati dal rumore della giungla notturna e dai simpaticissimi insetti equatoriali che non mancano sicuramente, e si seguono gli orari del sole perché la corrente c’è solo per un’ora al giorno, così ci si rilassa e si fa kayak seguendo le varie diramazioni del fiume. Assolutamente per chi mette piede in Guatamala questa è una tappa che non si può saltare. Seguendo il fiume mi dirigo alla foce, dove cresce la cittadina di Livingstone, meravigliosa e caraibica, nonostante il tempo non fosse dei migliori, riusciva comunque a creare un’atmosfera da vecchia città di pescatori, diroccata e abbandonata, che ho amato moltissimo. 

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L’ultima tappa è Tikal, antica città Maya, patrimonio dell’Unesco è davvero suggestiva ed emozionante, soprattutto poter salire in cima a queste enormi rovine, è consigliatissimo arrivare molto presto per godersi questo fantastico posto solo con il rumore della natura attorno e senza turisti con aste da selfie.
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 Prima di salutare questo paese meraviglioso mi fermo a dormire a El Ramate, che mi regala uno dei tramonti più surreali che io abbia mai visto, con tanto di cavallo bianco che pascola in libertà, che mi riempie il cuore di sensazioni bellissime legate a questo paese, nel quale presto o tardi tornerò. Il giorno dopo, sveglia presto, ed è la volta della frontiera con il Belize, direzione, Caje Caulker, ma questa, è un’altra storia…

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