Guido Catalano: “Se tutto quello che scrivo fosse vero avrei un problema psichiatrico”

Guido Catalano: “Se tutto quello che scrivo fosse vero avrei un problema psichiatrico”

Guido Catalano ci sorride, ci stringe la mano, ci conferma che c’incontrerà dopo il sound check.

Siamo a Cavriago al Sofàr Festival un caldo pomeriggio dell’ultimo sabato di settembre, sembra che l’estate non voglia proprio rinunciare a farsi sentire e questo ci fa sentire leggeri, felici.

Guido Catalano è un poeta vivente, come specifica lui stesso, che non essendo riuscito a diventare una rockstar ha ripiegato sulla poesia, “c’erano più posti liberi”. Lo incontriamo in una tappa del suo “Tu che non sei romantica tour”, che prende il titolo dal suo secondo romanzo. Una storia piena di baci, di poesia, di gatti, di sguardi, ma anche di guerra e di paura, di sesso e di magia. Ha scritto sei libri di poesie, tra cui spicca l’ultima e fortunatissima raccolta “Ogni Volta Che Mi Baci Muore Un Nazista”, che superano insieme oltre 50.000 copie.

Guido ci guarda con degli occhi simpatici, si muove con pacatezza, indossa una camicia di jeans, sorseggia una birra e si prepara a rispondere alle nostre domande.

Intervista a Guido Catalano Comò Mag.

Ciao Guido, benvenuto! Per iniziare vorremmo chiederti cosa c’è nel tuo cassetto?

C’è un gatto, sicuramente vivo, ogni tanto lo tiro fuori se no muore, ci sono molti libri e il cassetto deve essere molto grosso perché i libri sono ingombranti. Il mio è anche un cassetto frigorifero, dove tengo della pizza, ogni tanto tiro fuori il gatto, altrimenti gli viene la polmonite. Anche il mio gatto, Enzo, mangia la pizza, è una cosa piuttosto rara.

Intervista a Guido Catalano Comò Mag.

Spesso si ha l’immagine romantica del poeta chino sulla scrivania a creare versi ma tu sei celebre soprattutto per portare la poesia sotto le luci della ribalta, sui palchi. Che equilibrio c’è tra scrittura e dimensione performativa?

Per me è fondamentale il rapporto con il pubblico, ho iniziato in tempi in cui i social network non esistevano e nemmeno l’idea che io pubblicassi con delle case editrici, quindi per me è stato importante cercare il pubblico più che il contrario, dato che non mi conosceva. Ho iniziato con dei reading e non ho più smesso, d’altra parte anche quello che scrivo si presta ad essere letto in pubblico, non è qualcosa che necessariamente accade per tutta la poesia.
La performance dunque convive molto bene con la scrittura, in realtà le due cose vengono influenzate l’una dall’altra, soprattutto negli ultimi tempi, adesso mentre scrivo penso che quelle parole potranno essere lette in pubblico. Scrivo ad alta voce, è essenziale sentire come suonano le parole, dato che poi la poesia deve avere per sua natura una musicalità.

Chiara Tonelli Comò Mag.

C’è un reading al quale sei più affezionato?

Il primo sicuramente non si scorda mai, come si suol dire, ero a Torino con due musicisti almeno vent’anni fa. Ero ubriaco quindi ricordo solo dei flash, ai tempi bevevo un po’ troppo per superare la tensione.
A Milano poi sono stato all’Alcatraz, c’erano 1200 persone, che non è niente male, non credevo che potesse succedere. Questo mi ha fatto capire che quello che stavo facendo stava prendendo una strada notevole.
Posso sicuramente dire che ogni volta è diverso, il pubblico, il luogo, tu stesso sei diverso e non ti annoi mai.

Copertina del libro "Tu che sei romantica"

Adesso che ti stai cimentando con la forma del romanzo a chi ti ispiri?

L’ispirazione è la stessa della poesia, anche se sicuramente scrivere un romanzo è un’altra cosa rispetto alle poesie, ma la base da cui parto sempre è l’autobiografia. Parlo delle mie esperienze o di quello che ascolto, di quello che vedo, soprattutto nel romanzo, aggiungo poi molta finzione. Se tutto quello che scrivo fosse vero avrei un serio problema psichiatrico!

Intervista a Guido Catalano Comò Mag.

In questo secolo la poesia può salvare il mondo?

No. Il mondo non può essere salvato dalla poesia ma può contribuire come tutte le forme di bellezza artistica. Può contribuire ad aiutare le persone ad uscire di casa, toglierle dalla televisione e, magari, farle assistere ad uno spettacolo di poesia. Convincere le persone a leggere in generale sicuramente potrebbe salvarlo, la poesia, quella buona, in sé può migliorarlo.

Intervista a Guido Catalano Comò Mag.

Perché indossi spesso gli occhiali scuri?

Nella quotidianità gli occhiali scuri non li uso mai perché dovrei farmi fare quelli graduati e sarebbe un casino. Avevo gli occhiali da sole graduati ma facevano schifo, avevano delle lenti troppo spesse e grandi, sembravo una mosca!
Li uso solo nelle foto, così sono più misterioso, e poi non piacendomi in fotografia, l’occhiale scuro mi aiuta, mi piaccio di più.

Immagine del profilo Instagram @catalanoguido

A te, poeta vivente, hanno mai dedicato dei versi?

Pochissimo, che io sappia, però è successo e quello che ho letto non era niente male. Essere fonte d’ispirazione è molto bello.

Intervista a Guido Catalano Comò Mag.

Come sogna Guido Catalano?

Io sogno un sacco, tutti sogniamo, certo, ma io mi ricordo molto. Alla mattina quando mi sveglio ricordo i sogni, spesso avventurosi e molto complessi, spesso sono affaticato dai sogni che faccio, alterno l’incubo al sogno bello, devo dire di avere un’attività onirica molto potente, che in vari momenti mi ha ispirato. Poi ho dei sogni personali molto semplici come diventare ricchissimo o diventare capo del mondo.

Intervista a Guido Catalano Comò Mag.

Inspired by Sofàr Festival

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