Intervista a Lottozero/textile laboratories

Intervista a Lottozero/textile laboratories

Prato è stata una scoperta, il weekend passato insieme a CCT dedicato all’archeolgia industriale, che vi abbiamo raccontato qualche settimana fa, è stato fondamentale per scoprire una delle realtà creative più interessanti d’Italia: Lottozero. Abbiamo partecipato all’opening di Occupy Lottozero, esposizione nata dalla residenza di Darius Dolatyari e Chloé Sapelkine, giovanissimi artisti francesi. Siamo rimasti affascinati dall’atmosfera decisamente internazionale di questa realtà pratese fondata da due sorelle, Tessa e Arianna Moroder, e che oggi ha nel suo team anche Alessandra Tempesti e Elena Ianeselli.

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Qui raccontano la loro esperienza iniziata dal 2016 e in piena ascesa tra partnership nazionali, residenze d’artista, e …

Ciao ragazze, parliamo del grande cassetto di Lottozero?
Lottozero è il primo hub creativo italiano dedicato all’arte e al design tessile, in uno dei principali distretti tessili d’Europa: Prato. L’idea nasce dall’esigenza di creare uno spazio polifunzionale aperto alla creatività di giovani artisti, artigiani, maker e designer che pur avendo le stesse, se non maggiori, capacità delle loro controparti internazionali, si trovano spesso in svantaggio per la mancanza di luoghi di sperimentazione, di lavoro organico, di confronto e di accesso a informazioni.
Lottozero ha aperto le sue porte nel 2016 e si presenta oggi come:
un coworking/studio condiviso, dove convivono, collaborano e co-progettano artigiani, artisti e designer; un ufficio di design, che si occupa di ricerca, scouting e tutoraggio per giovani creativi; la Kunsthalle, uno spazio espositivo/galleria/showroom aperta al pubblico per favorire l’accesso alla cultura tessile; un “textile – fab lab” aperto alla città, per condividere idee e macchinari per la progettazione, la produzione e la circolazione della cultura, della manualità e dell’arte tessile (il laboratorio è attualmente in fase di costruzione).
Il nostro principale obiettivo per il futuro è diventare un vero e proprio incubatore creativo e un hub territoriale per designer e artisti italiani e stranieri: questo significa migliorare le attività di mentorship e fundraising per i nostri creativi e di garantire il successo dei programmi co-progettati facendo diventare Prato un polo creativo.

 

Lottozero: coworking, laboratorio tessile, kunsthalle, … Diverse sfaccettature di un’unica realtà, come convivono tutti gli aspetti di questo luogo?

Lottozero nasce dal bisogno reale di una delle cofondatrici, Arianna, che dopo l’università ha sperimentato personalmente come i giovani creativi italiani siano svantaggiati rispetto ai loro colleghi internazionali per la mancanza di luoghi di questo tipo. “Cosa manca esattamente e cosa sarebbe utile realizzare?” abbiamo pensato. C’è una forte crescita di fab-lab e coworking, ma la richiesta di hub creativi più specializzati rimane insoddisfatta. Ciò che lega tutte le attività di questo luogo è la passione per il tessile, che è cultura, storia, arte e tradizione: tali valori influiscono fortemente su tutte le nostre attività e si trasmettono pienamente agli attori con i quali ci confrontiamo, condividiamo la passione per il lavoro fatto a regola d’arte e con una forte enfasi su ogni dettaglio.
A due anni di distanza dall’avvio del progetto, abbiamo avuto solo conferme della nostra convinzione del grande potenziale nel creare sinergie virtuose, non solo con chi opera nel campo tessile, come avremmo immaginato, ma anche con soggetti attivi nell’ambito creativo ad ampio raggio. È accaduto, ad esempio, in occasione della mostra inaugurale di Lottozero, “Inside Lottozero”, che ha visto la collaborazione di musicisti e artisti nonché di aziende normalmente attive in ambiti diversi.

Preview Claudia Corrent

Avete attivo anche un programma di residenze, come scegliete gli artisti da invitare?

Lottozero intende favorire l’intersezione tra le discipline e la multiculturalità, accogliere voci diverse e punti di vista significativi legati al tessile. Ci poniamo l’obiettivo di dare spazio a posizioni artistiche dotate di un pensiero originale e acuto, ponendoci come entità indipendente e ampio raccoglitore di un ventaglio di visioni. Il nostro punto di vista è critico, autonomo e indipendente rispetto al sistema consolidato dell’arte, del design e della moda. Non ci interessa rientrare in categorie e definizioni di settore, tratteniamo così la libertà di cercare e utilizzare nuove parole e nuovi linguaggi, con cui indagare territori ancora inesplorati.
L’ottimo lavoro di curatela della Kunsthalle di Lottozero viene svolto dalla storica dell’arte Alessandra Tempesti che seleziona gli artisti da invitare in base alla qualità della loro proposta progettuale, finalizzata alla realizzazione di una nuova opera che manifesti una forma di relazione con la materia tessile, più o meno esplicita, capace di generare nuove prospettive e riflessioni sulla realtà contemporanea, anche in virtù delle potenzialità del medium tessile, parte integrante della vita dell’uomo sin dalle origini della sua storia.
Alessandra prende in considerazione tutti i linguaggi artistici (pittura, arti plastiche, performance, installazione, video, fotografia) purché in grado di implicare l’elemento tessile in maniera significativa, dimostrando di averne compreso la specificità e motivandone la scelta.

Preview Simone Stanislai

Ci racconteresti i vostri programmi futuri?

Nell’immediato futuro il nostro progetto più importante è una serie di residenze per designer tessili che stiamo sviluppando insieme al Museo del Tessuto per il progetto europeo Creative Wear. L’obiettivo è quello di ridare nuova linfa vitale a tessuti e filati degli archivi delle aziende del distretto e dello stesso museo. Questa attività si chiama heritage design e serve a valorizzare il patrimonio creativo che è una delle più grandi risorse italiane. Al momento è aperta ancora la call per partecipare al bando (fino al 22 dicembre), stiamo veramente ricevendo adesioni da tutto il mondo, dalla Asia all’America.
Nel futuro più lontano c’è l’idea di diventare un vero e proprio incubatore, questo resta l’obiettivo principale.

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