Maria Antonietta: “L’unico vero peccato che puoi compiere nella tua vita è non realizzare la tua vocazione”

Maria Antonietta: “L’unico vero peccato che puoi compiere nella tua vita è non realizzare la tua vocazione”

Abbiamo incontrato Maria Antonietta dopo il suo reading concerto al Sofàr Festival, parte del suo tour Sette ragazze imperdonabili. Abbiamo aspettato scendesse dal palco un’artista dalla presenza scenica magnetica che con voce calma, dolce e sicura ha narrato con versi cantati e recitati episodi della vita di alcune delle sue maestre, donne come Giovanna D’Arco, Sylvia Plath o Emily Dickinson, che non si sono mai rassegnate ad un destino già scritto per loro, che hanno sempre scelto la loro strada senza piegarsi davanti a niente e nessuno.

Appollaiati su tre sgabelli abbiamo avuto il piacere di aprire il cassetto di Letizia, una ragazza minuta e dallo sguardo gentile, parlare con lei è stato un piccolo dono, una spinta a sentirci imperdonabili, ovvero continuare a seguire la nostra voce interiore senza assecondare il mondo esterno, che a volte ci trascina in direzione contraria. Leggete le sue parole e scoprirete perché.

Intervista Maria Antonietta Comò Mag.

Ciao! Cosa c’è nel tuo cassetto?

Sicuramente il mio cassetto è pieno di libri che sono il mio feticcio, mi accompagnano sempre sia quando viaggio che quando sto a casa. Poi c’è una cosa importantissima che ho imparato negli ultimi due anni, ovvero la capacità di giocare. Prima vivevo l’attività di cantautrice con un senso di grande fatica, poca leggerezza e molta severità nei miei confronti e delle circostanze. Invece durante il tour “Deluderti” ho imparato a giocare ed è stato molto bella per me, un grande traguardo raggiunto. Ora vivo quest’attività finalmente con grande felicità.

Intervista Maria Antonietta Comò Mag.

Tutti ti conosciamo per la tua musica, come è nata l’intuizione di scrivere un libro?

Avevo diverso materiale, soprattutto poesie chiuse nel cassetto. Un giorno è arrivata una proposta da parte di Rizzoli per un libro, io non avrei mai avuto il coraggio di propormi, ma quando c’è un progetto da realizzare in qualche modo la vita si adopera affinché tu lo svolga. Ho cominciato a costruire un formato ibrido di poesie e racconti brevi dedicati a sette figure femminili per me fondamentali. L’ho fatto principalmente perché sentivo di aver accumulato un grosso debito nei loro confronti, mi hanno dato tantissimo in quanto a ispirazione, sprono, ma anche responsabilità. Così ho deciso di dedicare il libro a loro. Loro sono le vere protagoniste e per questo lo definisco un “libro di devozione”.

Nicolò Davoli Chiara Tonelli Comò Mag.

Maestre di vita e ispirazione: dove hai incontrato le “Sette ragazze imperdonabili” protagoniste del tuo libro?

Alcune le ho incontrate per casualità. La prima in assoluto è stata Giovanna d’Arco quando mio padre da piccola mi regalò una sua biografia che raccontava tutta l’epopea della sua vita. Poi è arrivata Sylvia Plath, in una poesia che da subito mi ha contagiata e appassionata. La poesia è un po’ come una malattia, passi da un autore all’altro e pian piano ti appassioni a tutti; scopri Emily Dickinson e poi tutte le donne che hanno tradotto i suoi testi. Con il tempo mi sono costruita questa “genealogia” di sorelle maggiori. Tutte queste letture sono diventate la base del mio racconto, ho cercato di recuperare fatti veri e poi io li ho raccontati secondo il mio stile.

Sette ragazze imperdonabili Rizzoli

“Sette ragazze imperdonabili” è il racconto di donne forti che hanno scelto di non conformarsi. Viviamo in un mondo di presunta libertà, quanto è ancora difficile vivere liberamente la propria unicità e complessità?

Credo che sia sempre stato molto difficile, non penso viviamo in una società migliore o peggiore di quella passata. Ogni società ha le sue mancanze e problematiche ma penso che certe dinamiche restino sempre uguali a sé stesse e il cercare per forza di essere compresi, amati e accettati c’è sempre stato. È qualcosa contro la quale devi per forza combattere, altrimenti potrebbe diventare un limite anche il fatto stesso di realizzarti. L’unico vero peccato che puoi compiere nella tua vita è non realizzare la tua vocazione perché alla fine ce l’hai ma non sai bene perché ce l’hai.
Sicuramente qualcosa durante il tempo è cambiato ma ti scontri sempre contro quelle dinamiche base della civiltà umana, si cerca sempre di fare economia di tutto come per esempio l’economia della fatica: per fare meno fatica come si fa? Mi semplifico e semplifico gli altri.

Intervista Maria Antonietta Comò Mag.

Qual è la cosa più rivoluzionaria che hai fatto

Vincere la mia timidezza molti anni fa. È stato un atto di totale incoscienza e violenza nei confronti di me stessa perché io razionalmente non l’avrei mai fatto. A tal proposito c’è un libro molto bello che si chiama “Il codice dell’anima” di J. Hillman. Secondo l’autore ognuno di noi nasce con un angelo che costantemente nella vita ci suggerisce la direzione verso la quale si dovrebbe andare. Spesso però cerchiamo di sottrarci alla vocazione e di lottare contro il nostro angelo. È un libro incredibile con storie bellissime  

Intervista Maria Antonietta Comò Mag.

Le tue parole arrivano dal passato e viaggiano verso il futuro. Facciamo finta di avere una macchina del tempo, dove vai?

Sicuramente andrei nel mio periodo storico preferito: il medioevo. Sono molto appassionata e attratta da tutto il mondo della civiltà monastica. Il mio libro richiama il modello del libro d’ore che è il libro della devozione privata.

Nicolò Davoli Chiara Tonelli Comò Mag.

Fiori, fiori, fiori. Ritorniamo sempre nella tua immagine e comunicazione; anche sulla copertina del libro. Hai semplicemente il pollice verde o hanno un significato particolare per te?

Sono sempre stata appassionata della natura e dei vegetali. Tre o quattro anni fa mentre scrivevo l’album “Deluderti” stavo leggendo tantissimo Emiliy Dickinson che nelle sue poesie cita centinaia e migliaia di piante e fiori differenti. Da lì ho sviluppato questo amore per le piante che, secondo me, sono molto più capaci di noi a parlare il “linguaggio dell’eternità”. Noi siamo ancorati al qui, ora, alla contingenza e concretezza. Le piante no, stanno lì, esistono e basta. Non bisogna dimostrare nulla e sei semplicemente quella che sei.

Intervista Maria Antonietta Comò Mag.

Chi sono i tuoi modelli di stile?

Il mondo che amo di più esteticamente è quello degli anni ’50-’60, le Shangri Las, le Shirelles, le Ronettes e tutte le cantanti americane di quel periodo. È un mondo che esteticamente trovo inarrivabile. Ho lottato mesi per fare queste acconciature cotonate e poi ho scoperto che in realtà erano cuscini di capelli finti, per questo lo definisco inarrivabile, perché non conosciamo i trucchi.

Intervista Maria Antonietta Comò Mag.

Se dovessi scegliere una ragazza imperdonabile di oggi, chi sceglieresti?

Una musicista. Per me sicuramente è Lana del Rey. L’adoro da sempre, anche quando non andava di moda e non era molto amata. È una persona veramente intelligente e in quello che fa è sempre riuscita ad essere profonda. Esteticamente perfetta e con grande contenuto dentro. Ha sempre fatto quello che voleva fare con molta libertà, variando mondi di riferimento nei suoi dischi e nella scelta dei produttori. Di Lana del Rey ho sempre amato la capacità di non farsi limitare dal pregiudizio altrui. Questo tipo di libertà è quello che caratterizza secondo me le ragazze imperdonabili: di essere sempre libere e di andare contro corrente senza porsi problemi.

Inspired by Sofàr Festival

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