Irene Tondelli: la fotografia, i viaggi e la ricerca di casa

Irene Tondelli: la fotografia, i viaggi e la ricerca di casa

La cosa che amiamo di più di Comò Mag. è che spesso ci da l’occasione di incontrare persone speciali. Abbiamo conosciuto Irene Tondelli, attenta fotografa sempre in giro per il mondo, perché un giorno ha deciso di passare a trovarci. Chiacchierando con lei nel nostro studio, abbiamo capito subito che era una persona bella, piena di passione per ciò che fa, riservata, non invadente, estremamente forte, determinata e coraggiosa. Felici di questo incontro abbiamo deciso di dedicarle un’intervista sul Comò, per farla conoscere anche a voi. Parole sincere, personali, piene di vita. Buona lettura.

Ciao Irene! Cosa c’è nel tuo cassetto?

Cartoline, l’Antologia di Spoon River, un pacchetto di sigarette che non fumo più, paraffina per la tavola da surf, rullini scaduti, un libro prestatomi da una persona che ho dovuto lasciar andare.

Chi o cosa ti ispira?

Una serata in buona compagnia davanti a un bicchiere di vino.

Irene Tondelli Comò Mag.

La tua è una storia di scelte e cambiamenti. Quando hai capito che da grande volevi fare la fotografa?

Dieci anni fa, di domenica. Ero a Londra al mercato di Brick Lane, guardavo le ombre delle persone proiettarsi sull’asfalto. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto saperle fotografare. Da bambina volevo disegnare i fumetti. Però a 5 anni mi regalarono una macchina delle Tartarughe Ninja che scattava con le pellicole 110. La usavo spesso e sulle fotografie in basso a destra veniva impresso Raffaello, mi sembrava una specie di miracolo.

La tua è una fotografia da viaggiatore e non da turista. Una fotografia di sosta e non ti passaggio. Quanto è importante entrare in stretto contatto con ciò che fotografi?

Non sono una persona che riesce a scattare d’istinto, devo prima sentirmi a mio agio in un luogo. A volte scatto anche d’impulso, s’intenda, ma i lavori che mi riescono meglio penso siano quelli più ponderati. Credo si debba entrare in intimità con ciò che si fotografa non per questioni naïf, mi considero una persona tendenzialmente pragmatica almeno sul lavoro, ma per il semplice fatto che quando sono rilassata e serena ne guadagno anche in lucidità e riesco a capire cosa mi interessa fotografare oppure no, cosa funziona e cosa non funziona, riesco a focalizzarmi su cosa sia importante per me in quel momento.

Irene Tondelli Comò Mag.

La tua passione per la fotografia ti ha portato a viaggiare molto (e in condizioni non sempre confortevoli). Quali sono i luoghi che porti nel cuore?

Al momento il mio cuore è rimasto in Islanda, tra i geyser, il ghiaccio, il vento e la steppa infinita.

Ti regaliamo un viaggio in una meta a tua scelta: Dove vai e cosa fotografi? 

Terra del Fuoco navigando fino a Capo Horn a fotografare la fine del mondo oppure le isole Ryūkyū in Giappone, mi immagino foreste intricate, cascate e templi. Ci deve comunque essere sempre il mare nelle vicinanze. Caldo, freddo, ghiacciato non importa, ho questa nostalgia un po’ arcaica dell’acqua, sarà perché sono dei Pesci.

Irene Tondelli Comò Mag.

Nell’ultimo anno hai vissuto con i vestiti in macchina e gli scatolini fatti, pronti per un nuovo trasloco. Dove ti senti a casa?

Da quando ho finito il liceo la mia vita è stata un trasloco continuo, (ne ho contati circa 15 ad oggi) quindi ho dovuto imparare a trasferire il mio sentimento di “casa” dai luoghi alle persone. Ti rispondo Roma per una questione semplice: là vivono i miei amici più cari. Insieme facciamo buono e cattivo tempo da anni. L’amicizia vera per me è quando non riesci più a distinguere dove finisce la tua famiglia “biologica” ed iniziano gli amici, diventano un tutt’uno. Pensi “la mia famiglia” e hai questa immagine d’insieme che incorpora dai tuoi bisnonni, nonni, mamma papà, sorella agli amici.

Cosa fai nei momenti di sconforto (se li hai)?

Cerco di fare qualcosa di faticoso, fa davvero bene, ti fa scoprire più forte di quello che pensavi, è una sensazione molto rassicurante. La fatica viene spesso accostata al sacrificio, quindi qualcosa che ha a che fare con rinunce, privazioni, azioni cruente. Si è dimenticato però il vero significato di sacrificio che è “compiere un’azione sacra” celebrare ciò che è davvero importante, che ha valore. Nei momenti di sconforto faccio una lista delle cose importanti, quando sono abbastanza lucida per farlo ovviamente, non sono un’asceta. A volte frigno e basta e poi guardo 10 ore di telefilm consecutive.

Irene Tondelli Comò Mag.

Nella routine quotidiana spesso facciamo dei piccoli gesti per stare bene. Quali sono i tuoi rituali positivi?

Appena mi sveglio ascolto la rassegna stampa e i talk di politica e attualità alla radio. Niente musica. Se qualcosa o qualcuno interferisce con questo mio rito mi innervosisco parecchio, so che non è razionale ma è così. La sera ho bisogno di un’ora libera prima di cena, un’ora in cui faccio esclusivamente quello che piace a me, senza che nessuno mi disturbi, niente telefonate, email, richieste. In quest’ora a volte mi bevo uno spritz, cammino, leggo il giornale, continuo il lavoro, dipende da quello che mi va. Mi rilassa moltissimo.

Che sogni hai nel cassetto del Comò?

Sono due, grandi, uno astratto ed uno materiale:
Una vita con il lusso di non perdere tempo a fare cose che non mi va di fare.
Trovare il luogo adatto per una casa-base. Un posto da arredare, personalizzare, che so che non sarà di transizione. Il posto in cui torni dopo un viaggio e ti fa sentire bene, che ti fa dire “ecco qui, ci crescerei i miei figli”.

Irene Tondelli Comò Mag.

Ci consigli qualcosa di bello da fotografare?

Qualcosa che quando lo guardate vi fa battere forte il cuore.

Per scoprire altri bellissimi scatti di Irene Tondelli potete fare un salto sul suo profilo Instagram o sul sito ufficiale. E se anche voi siete appassionati di fotografia avventurosa, magari potete contattarla per organizzare un viaggi insieme.

Persone belle che fanno belle cose

Qui potete scoprire tutte le persone belle che fanno belle cose che abbiamo ospitato sul Comò!

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