Oscar, non voglio tu sia mio padre | 24 Marzo

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Napoli, 24 Marzo

Caro Oscar,
in questa lettera solo dolore e in te ogni argomento. Non so cosa intende la gente quando utilizza la parola “pazzo”, di idee e sospetti ne avrei molti, sempre se è possibile riferirmi a quel vocabolo ritenendolo un sinonimo di “matto”. Allora anche io dormirò sulla collina? Perché a me pare di non investire il mio tempo nell’amore e nella costruzione di edificanti presupposti per sopra-vivere insieme a un altro, eppure al tempo stesso mi sembra di amare smisuratamente cose piccole.

Sarà l’oggetto a cui rivolgo le mie attenzioni il vero problema? No, oggi il mio specchio non è un quadro d’arte contemporanea ma infiniti cerchi concentrici, e un puntino rosso acceso sul naso… provo a guardarmelo per capire se è un tunnel, ma mi viene subito un nauseante capogiro. Fino alla noia e alla nausea so arrivarci anche con altri mezzi, ma non sono innamorata quindi non ho assolutamente una visione completa della situazione.

Non voglio tu sia mio padre, i padri non funzionano e ci lanciano dentro semi buoni di cattive piante e nessun fiore: ecco che germogliano, complesso di Elettra, paura dell’amore violento e del non amore, timore della monotonia e dei giorni uguali ai giorni, convinzioni sbagliate, disillusione, e poi ancora nausea e noia.

Le madri funzionano meno ancora, se possibile: mostri sacri del sacrificio e della precisione, donne bellissime che non si guardano mai allo specchio, ginocchia puntualmente sbucciate di fronte a un crocifisso – sempre “nei tempi che rigurgitan salmi” – e testa bassa, a guardarsi i piedi. Camminano chilometri e chilometri di vita, e mai una ricompensa, una goccia d’acqua nella siccità, un miracolo come la manna dal cielo, e la gratitudine di chi le dovrebbe amare veramente. Niente di fatto insomma: i figli non sono un buon investimento, se mi guardi te ne accorgi.

padre lettere amore comò

Volevo scrivere poesie come mio padre e avere le mani di mia madre, ed è stato un tale dolore provarci tutti i giorni della mia vita, ed è stato talmente difficile fingere con loro di essere una cosa diversa dai loro sbagli. Ma la colpa non esiste, e tu me lo hai insegnato ogni volta in cui mi hai guardata negli occhi degli occhi, che non sono mai per te quelli all’altezza del cuore – per non dire brutalmente “all’altezza del petto” – esistono solo dati di fatto, numeri, statistiche e ricordarsi sempre di camminare senza perdersi le sponde del paesaggio – perché esistono solo quelle di sponde.

padre lettere amore comò

Non è tutto bianco o nero, hanno ragione i filosofi: ma le sfumature sono una benedizione o una condanna? Mi fa male la testa, e a te farà male il cuore per queste parole; perché anche se non lo dici, un po’ mio padre ti senti per davvero, e sulla spalla hai le sofferenze mie e le tue, si amplificano infettandosi. Allora niente, le conclusioni, come ogni testo che meriti rispetto: la vita è strana; crescere non serve a niente; ricominciate a correre.

Di nessuno mai, nemmeno mia,

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