Niside,  i sogni ci tengono svegli mentre dormiamo | 24 Febbraio

Niside, i sogni ci tengono svegli mentre dormiamo | 24 Febbraio

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Lisbona, 24 Febbraio

Niside, mia cara.
Con la sera è arrivata la febbre e ogni dubbio si disegna sulle pareti di questa stanza. Mi sento un poco soffocato in questo ruolo di padre e amante, ormai parli e scrivi quasi come me e ne sono spaventato, e questo non mi si addice proprio perché non sei mia figlia e non dovrei caricarmi in spalla tutte queste preoccupazioni sul tuo modo di crescere.

“E poi cos’è successo alle nuvole?” – ho detto a Irma quando ci siamo allontanati nello spazio e abbiamo deciso di non scriverci – “…sono pezzi di cielo anche loro, e sembrano quasi a disagio”. E’ vero: ormai ero devastatamene innamorato e dipendente, sentivo persino stretti i miei panni quando non si portavano dietro l’odore di quella donna, era come urticante o solo inutile stare in un luogo in cui pur lanciando lo sguardo al di là della distanza, non avrei potuto intravederla.

Ma, davvero, io non credo ti serva oggi conoscere la mia triste storia o la sua. Forse è piacevole e salvifico sentire un uomo che parla d’amore, per una che – come te – non conosce l’argomento. Ho sempre creduto di essere maldestro, distratto, poco incline a seminare per raccogliere o gettare fondamenta su cui costruire, e invece quando penso a misurarmi col tuo fantasma o con una tua lettera mi riscopro quasi vecchio e saggio, metodico e pragmatico. Mi confondi.

Irma diceva sempre “abbi cura di noi”. Non avevo capito che non succedeva tutti i giorni che lei si sentisse felice e amata, allora avevo preso a dirle cose banali, a dare per scontati i suoi baci e le nostre molte tenerezze, avevamo una piccola casa al terzo piano di un palazzo storico in un quartiere abbastanza centrale di Lione. Lei voleva vivere lì, e io volevo accontentarla.

Forse questo mi è sfuggito di mano? Ho dimenticato di dare sfumature diverse a cose diverse: l’oceano che passa tra volere la felicità di qualcuno e volerlo accontentare. Allora cerco anche ora di porre attenzione ad ogni gesto compiuto o incompiuto (che è peggio ancora di mandarsi reciprocamente a fanculo, perché se ne sentono i danni a lungo termine) e bado a non farti credere di aver ragione nel tuo fidarti di te stessa e scegliere di fare un investimento di sentimenti e di sogni. Perché, Niside, i sogni ci tengono svegli mentre dormiamo, e a volte possiamo avere bravura e fortuna tali da farli diventare ambizioni, progetti, e realtà. Come puoi credere di essere tu quella che vola se rimani attaccata, nel tuo spavento, a una realtà così insapore?

Ti sento impazzire e avere paura, e forse ti spaventerò di più dicendoti che riesco a sentire anche il tuo amore malconcio e impreparato alla vita, così acerbo e informe. Ma ricordati che alcuni sentimenti devono germogliare in autunno o in inverno, e dobbiamo dare il tempo d’essere ad ogni stagione prima di sentirci arrivati.

Pensa che quando ho detto a Irma di amarla lei dormiva quasi, ed è riuscita solo ad abbracciarmi, senza riservarmi risposte nei giorni seguenti. Ma io, ancor prima di sapere che mi toccava farlo davvero, mi prendevo cura di noi e continuavo a dirle “ti amo”, e di certo so che una notte ancora non mi ha risposto se non stringendosi più forte al mio petto, arrampicandosi al mio torace, e allora ho sentito quanto il sudore delle sue mani attraversasse la mia pelle e ho proseguito dicendo “che bello”, in estasi. Lei mi ha chiesto prontamente “che cosa?”. Non lo vide, ma sorrisi rispondendo “che mi ami anche tu”.

 

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