Niside, hai scelto tu di non salire sul treno | 30 Giugno

Niside, hai scelto tu di non salire sul treno | 30 Giugno

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30 Giugno, Bologna

Vorrei tanto scrivere per te un sogno. Perché ho capito che a te piacciono i sogni ma non ti piace sognare; allora ti aprirò una fessura in questo specchio, per lasciarti guardare attraverso le tue stesse narici e farti spiare un’ipotesi, in solitudine.

Lettera d'Amore Irene Tondelli

Una volta ti dissi che non c’è tempo per ogni cosa, ma c’è un tempo per ogni cosa. E allora irrimediabilmente, credo, abbiamo consumato il nostro. La storia che ti racconto l’hai già sentita, non ti do torto: è quella di tutti gli esseri umani che salgono su una nave per un viaggio e a un certo punto dimenticano in che direzione viaggiano, e persino di essere ancora sull’acqua. Ma se non ti posso più promettere l’emozione di fare un biglietto, di salire un gradino, di vedere l’America dall’altra parte del mondo, devo dirmi sconfitto? Hai deciso tu di prendere un appartamento da sola, con un terrazzo in cui accogliere le amiche, su cui imbandire banchetti e offrire vino. Hai scelto tu di non salire sul treno, di fare i tuoi bilanci, aprire le finestre e sbattere le porte. E io ho scelto di aspettarti, di raccontarti, e di sorprenderti; ma come sai, son cose che sfuggono di mano, a che serve dirtelo?

Traghetto Irene Tondelli

Mi sono sottomesso ad un gioco ridicolo e quel Dio bislacco se la diverte, mentre io perdo l’ennesima coincidenza in questa stazione, un tempo accadeva in primavera, ti ricordi? Ed io avevo il sole sotto la suola delle scarpe, ti ricordi? Erano 20 gradi, ma io ero l’inverno, di te non sapevo nemmeno il nome, ero solo uno che camminava coi sassolini nella scarpa e il silenzio come unica arma, fumavo sigarette vere, perché me lo potevo permettere, senza potermi permettere nient’altro. Sì, perché mi erano scivolate di mano tutte quelle cose che rendono degna la vita di un essere umano; e adesso risuccede, perché la storia è destinata a ripetersi come quella orbita di cui tu parli sempre, che gira e rigira attorno a se stessa fino alla noia e alla nausea: è l’orbita di Tabucchi e del suo amore perduto, almeno quanto perduto è il mio.

Strada Irene Tondelli

Irma in treno mi chiese “Ma tu viaggi tanto perché sei da solo?” La verità è che salgo troppo spesso sullo stesso treno, che poi, purtroppo, è sempre quello sbagliato.

Ancora tuo, più che mio

Le fotografie di questa lettera sono di Irene Tondelli.
Per scoprire i suoi scatti seguite il suo profilo Instagram.

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