One of us – la direzione contraria

One of us – la direzione contraria

“Se posso farcela qui ce la farò ovunque dipende da te New York, New York” cantava Liza Minelli come ode alla Grande Mela, la città della libertà, del sogno americano. È quasi impossibile pensare che la città che non dorme mai possa essere anche l’involucro che protegge uno dei più potenti estremismi religiosi.

Durante la seconda guerra mondiale, per migliaia di ebrei, a causa delle persecuzioni naziste, New York diventa il rifugio sicuro lontano da un’Europa dilaniata. Tra di loro vi sono anche gli ebrei chassidici, un gruppo ortodosso che vive in comunità rigettando il mondo laico dalle proprie vite. Il gruppo nel corso degli anni è diventato talmente potente da venire tutelato dalle stesse leggi americane.

Il loro contatto col mondo esterno è ridotto al minimo, tant’è che è proibito l’utilizzo di internet o di frequentare le scuole laiche.

Le conseguenze per chi prova ad uscire dalla comunità sono devastanti: si viene completamente emarginati e allontanati dai propri affetti. Per aiutare queste persone a New York è nata l’associazione Footsteps, che offre assistenza a coloro che vogliono allontanarsi dalla comunità.

Da questo pretesto le due registe raccontano tre diverse storie, tre persone che in conseguenza ad eventi drammatici hanno deciso di allontanarsi dalla comunità.

Storie diversissime, ma accumunate dal profondo desiderio di riscatto e libertà.

one of us Comò Mag.

La prima è quella di Etty, madre di sette bambini e moglie di un uomo violento sin da quando era ragazza. Dopo anni di percosse e stupri decide di denunciare il marito, violando una delle leggi più importanti della comunità: il divieto di denunciare un altro ebreo. La storia di Etty è particolare non solo dal punto di vista narrativo, ma anche da quello stilistico. Infatti, durante la prima parte del film non si fa mai riprendere il volto. Ma con l’inasprirsi della vicenda, quando tutta la comunità si coalizza contro di lei per pagare i migliori avvocati di New York e toglierle la custodia dei figli, capisce che oramai non ha più niente da perdere e decide di scoprire il volto.

one of us Comò Mag.

La seconda è quella dell’appena maggiorenne Ari. Vittima di uno stupro quando era ancora un bambino si rende conto che a causa del protezionismo insito nella comunità non avrà mai giustizia. Questo lo porta non solo a perdere la fede, ma anche a all’abuso di droghe. La sua testimonianza è resa ancora più difficile da dei dialoghi filosofici che ha con un vecchio rabbino: in queste conversazioni non vediamo solo due generazioni al confronto, ma due modi differenti di intendere la vita. L’elemento cardine della conversazione è Il dubbio, un tema delicato, che ovviamente da un estremismo religioso non può essere contemplato, del quale Ari invece parla senza mezzi termini.

one of us Comò Mag.

L’ultima vicenda è quella di Luzer. Dietro l’atteggiamento sicuro e il suo aspetto alla moda, in pochi potrebbero pensare che dietro questi occhi azzurri si celi una storia così triste. Costretto a sposarsi a 19 anni, decide di divorziare per inseguire il suo sogno di sempre: quello di diventare attore. Le conseguenze per lui sono catastrofiche, non solo perché è allontanato dalla comunità, ma anche perché gli è assolutamente proibito vedere i suoi due bambini. Il suo è il racconto della sua gavetta per diventare attore, ma anche il difficile riconciliarsi con le sue origini.

one of us Comò Mag.

One of us è una di quelle perle che ci regala Netflix che altrimenti sarebbero difficili da reperire. Le due registe Heidi Ewing e Rachel Grady avevano già ricevuto una candidatura agli Oscar per un altro documentario Jesus Camp, che ugualmente parlava del fondamentalismo cristiano. In questo nuovo lavoro non solo ci offrono tre storie toccanti con molti spunti di riflessioni, ma soprattutto una fetta della Grande Mela che la maggior parte di noi ignora.

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