Piatto al tratto: ordina un buon piatto di fantasia

Piatto al tratto: ordina un buon piatto di fantasia

Salve, vorrei ordinare un piatto di sirene su un letto di sabbia con un contorno di bolle scoppiettanti. Si potrebbe avere il tutto sui toni dell’indaco?

Lo scorso weekend ordinare un buon piatto di fantasia era del tutto possibile. Questo grazie all’evento Piatto al Tratto, organizzato dai ragazzi del Picnic! (vi ricordate il festival?) all’interno del Food Immersion di Reggio Emilia. Ottenere il proprio piatto creativo era semplice e per prepararlo non serviva neppure utilizzare i fornelli. Bastava prendere un piatto, possibilmente pulito, avvicinarsi al tavolo degli illustratori e chiedere ciò che l’immaginazione ti suggeriva. I cinque illustratori, che non abbiamo perso occasione di intervistare, erano pronti a dar forma alle idee e richieste più folli.

Ecco che cosa ci hanno raccontato tra cassetti pieni di pastelli, desideri e cibo.

Naki

Naki_piatto al tratto

Quale ricetta ti piacerebbe illustrare?
Sono una patita dei pancake, quindi sceglierei sicuramente quelli.

Come mai hai scelto come soggetto delle tue illustrazioni un uomo con la barba?
Inizialmente disegnavo orsetti, il classico Teddy Bear, poi la vita mi ha portato a vivere per un anno con una signora ebrea. Non era molto credente ma mi raccontava spesso del suo popolo al quale si sentiva legata, così ho iniziato a disegnare dei rabbini per lei. Questo la divertiva molto.
Successivamente ho cominciato ad incrociare il rabbino con l’orso, partendo da un rabbino travestito da orso fino a fondere sempre di più queste due figure. Mi sono poi trasferita a Bologna e ho conosciuto un sacco di amici “orsi”, categoria Bears, e l’evoluzione è arrivata a compimento. In realtà anche oggi, l’omino con la barba è in continua evoluzione e confrontando i miei disegni si possono notare tanti cambiamenti e correzioni avvenute nel tempo.

Quando hai capito che l’illustrazione sarebbe diventata il tuo lavoro?
Più o meno nel 2012. In quel periodo già lavoricchiavo, ma molto poco. Poi è iniziata una collaborazione con l’azienda di zainetti If Bags. In quella occasione ho capito che l’illustrazione era la mia strada e che avrei potuto farne un lavoro.

Cosa c’è nel tuo cassetto?
Nel mio cassetto ci sono: matite e pennarelli per disegnare, cacciaviti, pinze e spaghi per il fai da te. Non mancano mai carte da gioco e uno yo-yo. Tante cose, tutte rigorosamente in disordine. Un caos totale.

Giammarco Nizzoli

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Quale ricetta ti piacerebbe illustrare?
Devo mediare tra qualcosa che mi piace e qualcosa di interessante da disegnare. Credo in ogni caso che andrei su qualcosa di casereccio. Una bella natura morta con zucche e un piatto di tortelli. Senza soffritto.

Quando hai capito che l’illustrazione sarebbe diventata la tua professione?
Ho iniziato a disegnare fin da piccolo. Alle scuole medie sognavo di fare l’animatore di fumetti giapponesi, poi, sai, il mondo non era così globalizzato come oggi e mi sono dato al fumetto. In quel momento ho capito che era proprio quello che volevo fare.

Che effetto ti fa illustrare uno dei più famosi personaggi del fumetto, come Dylan Dog?
Mi fa molto piacere e sono orgoglioso perché è uno dei personaggi che mi hanno sempre affascinato di più. È una cosa a cui tenevo e ad un certo punto ho detto: perché non provarci?!

Cosa c’è nel tuo cassetto?
Nel mio cassetto ci sono un sacco di musica, molte immagini e molta natura. Un cassetto semplice.

Gioia Marchegiani

Gioia Marcheggiani - piatto al tratto

C’è una ricetta che ti piacerebbe illustrare?
Adoro pane e pomodoro, quindi illustrerei quello.

Quando hai capito che l’illustrazione sarebbe diventata il tuo lavoro?
L’ho capito quando ho frequentato l’Istituto Europeo di Design dopo il liceo classico. Non avrei voluto fare il liceo, perché volevo frequentare studi artistici, ma non c’erano scuole valide. Appena uscita dalle superiori, però, ho cercato un modo per lavorare disegnando. Lì ho scoperto l’illustrazione. Ogni lavoro o libro che faccio ancora oggi è una conferma, mi appassiona moltissimo.

Il libro che hai fatto che ti è rimasto nel cuore?
Il primo libro che ho pubblicato, Fantavolieri, il primo, una storia che ha elementi autobiografici. Anche l’ultimo libro pubblicato, Nel prato azzurro nel cielo, e le poesie di Antonia Pozzi illustrate da me, lavoro molto impegnativo, ma anche tanto bello.

Cosa c’è nel tuo cassetto?
Il mio cassetto è pieno di cose, ha sicuramente il doppio fondo. È pieno di storie che potranno un giorno diventare un libro, tanta fantasia e materiale da disegno.

Alessandro Sanna

Alessandro Sanna - piatto al tratto

Quale ricetta ti piacerebbe illustrare?
Forse sceglierei un piatto freddo, tipo Cous Cous con uvetta e noci. Oppure potrei illustrare come fare un buon purè. Se prendiamo in considerazione, invece, solo la parte visiva sarebbe bello prendere una ricetta complicatissima, roba da Artusi. Quelle ricette con le quaglie, ad esempio.

C’è stato un momento nel quale hai capito che l’illustrazione sarebbe diventata il tuo lavoro?
Un momento esatto no. Ho capito però che il disegno sarebbe diventata la mia vita a 11 anni. Ho avuto tutto molto chiaro quando ho iniziato a frequentare la prima media, che di base è un scuola bruttissima contro le buone intenzioni di un ragazzino. Però l’insegnante di educazione artistica faceva dei disegni molto belli in stile 1800. Ho iniziato ad imitarlo e da lì, piano piano, è nata la mia passione per il disegno e la storie dell’arte. Il mondo dell’illustrazione è venuto dopo, verso i vent’anni.

Lavori molto con la letteratura. C’è una poesia o un testo che ti piacerebbe illustrare?
Mi piace molto la poesia, ma credo che questa possa restare da sola sulla pagina bianca. Quella è la vera illustrazione, la poesia è già immagine. In generale amo i libri senza figure, solo da leggere. Se ci devono essere delle immagini, devono essere necessarie. Devono farti pensare che il disegno può essere una scrittura. Pochi autori riescono a fare questo. Poi la letteratura tutta è bella perché ognuno si costruisce nella testa le proprie immagini, che sono le più belle. Sono molto esigente quando compro i libri, a meno che non lì compro per mia figlia, lì il mio gusto personale va in secondo piano.

Cosa c’è nel tuo cassetto?
Nel mio cassetto c’è la volontà di starmene tranquillo e far capire agli altri (anche al mondo del lavoro) che non voglio essere disturbato. Voglio stare sul tavolo tranquillo e portare avanti i miei sogni.

Anna Forlati

Anna Forlati_piatto al tratto

Quando hai capito che l’illustrazione sarebbe diventato il tuo lavoro?
Tutto è successo per caso. Dopo la laurea in storia dell’arte, in quella fase della vita in cui sei alla ricerca di un lavoro, mi è arrivata per caso la commissione per un libro illustrato. Ho deciso di provarci. Mentre lo facevo, ho capito che era davvero quello che volevo fare nella vita. Con il tempo, mi sono resa conto che dentro il libro illustrato può entrare tutto il mio mondo.

A cosa ti ispiri quando disegni?
In generale osservo tanto, sia illustrazioni che immagini di vita vissuta, situazioni e atmosfere. Quello che però ricerco per le mie illustrazioni sono immagini interiori che riemergono da queste esperienze. Rielaborazioni personali del reale, non direttamente l’immagine in se.

Quale ricetta vorresti illustrare?
Amo particolarmente disegnare pesci, quindi ti direi un piatto a base di pesce anche se questo probabilmente entrerebbe in conflitto con il mio essere vegana. Diversamente amo molto le cose semplici, come la focaccia che prepara sempre mio cognato. Uva fragola, rosmarino e zucchero di canna: buonissima! Potrebbe essere la ricetta giusta da illustrare.

Piatto al Tratto - Picnic Festival

Piatto al Tratto anticipa la nuova edizione del Picnic Festival che nel 2017 compirà i suoi primi 10 anni di vita. Prima di questo evento, però, dobbiamo superare il freddo inverno.

Piatto al Tratto - Picnic Festival

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