Qui è come in Russia | Thank you for Broccoli

Qui è come in Russia | Thank you for Broccoli

Giocavamo ad un gioco che chiamavamo Ufficio Postale. Mia nonna aveva riposto in una scatola da scarpe vecchi blocchetti di fatture, carta carbone, boccette di inchiostro Pelikan, diversi timbri di legno, un tappetino inchiostrato dentro ad un astuccio di alluminio e un depliant turistico sulle Valli di Comacchio. Sistemavamo tutto sulla tavola del soggiorno e poi ci alternavamo interpretando ora la cliente e ora l’addetta delle poste. La cosa che piú mi piaceva peró era svitare il tappo della boccetta di inchiostro blu e spennellare con cura il tappetino per i timbri, per poi timbrare tutto, con gesti e smorfie a volte drammatici, altre di studiata eleganza. Compilavamo fatture con nomi di baronesse ridicole e cifre fantastiche e quando questo inevitabilmente ci annoiava, una delle due si lanciava nel fornire all’altra descrizioni da favola sulle Valli di Comacchio.

Lo so, non è un gran che come gioco, andare in posta. Ma quella scatola e qualche pezzo di cancelleria erano per noi un tesoro.

Questa storia, tuttavia, non ha quasi nulla a che fare con quella che stai per leggere.
Tu conosci grandi storie, d’amore, classiche? Niente baci, niente baci, niente di niente, purissime: ecco perché grandi. (Gorchakovsi si accende una sigaretta) . I sentimenti non espressi non si dimenticano. Qui è come in Russia, non so perché…

 

M., che è innamorato di una collega
Molto piú grande di lui
È appena entrato e si è seduto nella stanza.
Ora sento che c’è qualcosa piú grande di noi ad ingombrare lo spazio. Parlano di fotocopie.
Come se io non ci fossi.
Ogni parola
Sembra sul punto di esplodere
Tanto cerca di andare oltre a sé,
Sopra di sé
O almeno credo.
Le parole
tentano di riconquistare quell’imbarazzo
che rimane lì, sospeso
Come fra me e te, per esempio.
Io osservo in silenzio
E siccome credo di essere l ́unica a vederlo
Di questo trambusto fatto di cancelleria
Mi sento pure un po ́ partecipe.

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