The Lazarus Effect (o anche: A Volte Ritornano)

The Lazarus Effect (o anche: A Volte Ritornano)

The Lazarus Effect di David Gelb (2015)

Le scritture narrano che Gesù un giorno resuscitò un uomo di nome Lazzaro, ben 4 giorni dopo la sua sepoltura. E’ da questo biblico avvenimento che prende il nome lo strano fenomeno medico secondo il quale persone o animali potrebbero ritornare alla vita dopo diverse ore dall’apparente morte. Si tratta del cosiddetto “Effetto Lazzaro”.

The Lazarus Effect foto 1

 

E’ questo il tema che fa da sfondo all’ultimo film di David Gelb The Lazarus Effect e che suscita spontaneamente nello spettatore diverse domande esistenziali: è giusto giocare con la vita e la morte, solo per puro egoismo e per desiderio personale? O anche: come accettare la morte e la sua ineluttabilità? Ma soprattutto, la più importante: c’era davvero davvero davverone bisogno di questo film?

Vi vengo incontro e rispondo io:

Gelb, regista proveniente dal mondo del documentario e autore dell’ottimo Jiro Dreams of Sushi del 2011 (se credete di non poter piangere di fronte ad un vecchino e del sushi preparato ad arte, vi invito a guardarlo e ricredervi), tenta qui di impostare tutto il film sulla performance della gnocchissima Olivia Wilde e sulla sua trasformazione nel corso della storia, ma il risultato non è quello sperato.

The Lazarus Effect foto 2

 

Niente da fare, è figa anche così.

Il film non va mai in profondità, non esplora le domande che suscita -seppur potenzialmente interessanti- e si riduce ad essere solo una grande copia di qualcosa di già visto altrove molte volte.

The Lazarus Effect si svolge interamente all’interno di un laboratorio universitario, così anonimo e così standard che potrebbe tranquillamente essere anche il soggiorno di vostra nonna se controllate bene. Lì, un gruppo di ricercatori sta portando avanti in gran segreto esperimenti su un siero capace di riportare in vita gli esseri umani. A capo del team ci sono Zoe (Olivia Wilde) e il suo compagno Frank (Mark Duplass), i quali riescono finalmente a sperimentare con successo il loro siero su un cane, riportandolo incredibilmente in vita. Proprio mentre la loro ricerca sta dando i primi frutti, la rettrice dell’università scopre la natura degli esperimenti che Zoe e Frank stanno svolgendo e i sogni di gloria dei due s’infrangono del tutto quando una casa farmaceutica dimostra interesse per il siero, irrompendo nel laboratorio e confiscando tutto il loro materiale. Il team decide di non gettare la spugna e, intrufolatisi nel laboratorio nottetempo con un campione di siero d’emergenza, ripete l’esperimento un’ultima volta. Qualcosa però va terribilmente storto e Zoe rimane folgorata da una scarica elettrica durante il procedimento, sotto gli occhi attoniti e impotenti dei suoi compagni. Frank, ormai disperato e probabilmente un po’ psicolabile già da prima, ci mette esattamente 20 secondi a considerare la resurrezione come una buona idea e convince i suoi compagni (più psicolabili di lui) a utilizzare il siero per riportare in vita la sua amata. L’esperimento –pensa un po’- ha un inaspettato successo e le cose cominciano -ripensa un po’- ad andare storte. Zoe si risveglia, ma non è più la stessa di prima; esattamente come il cane riportato in vita in precedenza la ragazza inizia a mostrare segni di squilibrio, trascinando tutti i suoi compagni in una spirale di violenza, morte e bruttissimi effetti speciali.

The Lazarus Effect foto 3

 

Non voglio dire che sia un make-up brutto e già visto, ma ecco ad esempio io una volta a 7 anni ho truccato un’amichetta da cigno con il solo utilizzo dei pastelli a cera e le dita ed è venuta fuori una cosa migliore. Per dire.

Il film percorre il sentiero assai inflazionato dell’horror scientifico, quel filone cinematografico che –dal personaggio classico di Frankenstein al più recente horror fantascientifico Splice- vede come protagonisti scienziati pazzi e geniali alle prese con esperimenti relativi ai grandi tabù dell’umanità, come adilà e morte.
Il film, che sembra partire da questi interessanti spunti, perde quasi subito mordente e non esplora mai a fondo né le tematiche né i personaggi. Nemmeno la capace Olivia Wilde, unica vera colonna portante del cast, riesce a dare profondità al suo personaggio e l’intensità di alcuni suoi sguardi si perde nella piattezza generale della seconda parte del film. Anche Mark Duplass -unico attore capace di fare una grandiosa performance (nella recente e agghiacciante pellicola “Creep” di Patrick Brice) e poi subito dopo una di merda- non riesce a essere convincente nel suo ruolo di scienziato folle e volitivo. A completare il quadro piuttosto desolante di The Lazarus Effect si aggiungono gli altri ricercatori del team (interpretati da Evan Peters e Donald Glover) e l’ingenua studentessa che li riprende durante i loro esperimenti (Sarah Bolger). Dio ce ne scampi. Una roba che quando finalmente schiattano ti viene automatico alzarti e applaudire.
Il film mantiene per tutta la sua durata (piuttosto breve, per fortuna) un andamento prevedibile e il tanto paventato showdown finale -al quale il film sembra tendere dalla metà in poi- non riesce a convincere, anche grazie a una serie di effetti speciali privi di ogni tipo di intensità. Avete presente le puntate di Masterchef dove regolarmente, ogni volta, almeno un concorrente fa volare per terra un budino o brucia una teglia di pregiatissime cosce di rana blu del Madagascar allo scadere del tempo e tutti si mettono le mani nei capelli e bestemmiano subito prima dello stacco pubblicitario? Ecco: quello, rispetto a The Lazarus Effect, è oro colato.

Pathos.

Beatrice P.

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