Un MAST have autunnale Parte I

Un MAST have autunnale Parte I

Può l’industria avere un effetto terapeutico sul nostro umore? Sì, se stiamo parlando di FOTO/INDUSTRIA ’15, seconda edizione della biennale di fotografia dedicata interamente al tema del lavoro declinato in molteplici forme, dalla produzione, agli effetti sul territorio e sulla società fino al riciclo.

Industria fa rima con poesia, con sensibilità e con incanto a Bologna, dove grazie a mostre sparse per tutto il centro storico chiunque può fruire gratuitamente non solo di immagini toccanti o scioccanti, a seconda dell’esposizione, ma anche del patrimonio artistico del capoluogo regionale dell’Emilia Romagna grazie alle sedi che ospitano le mostre.

Alla Pinacoteca Nazionale in via Belle Arti David Lachapelle provoca l’osservatore con il progetto Landscape, utilizzando modelli in scala di tanto finte quanto coloratissime infrastrutture del petrolio che più a meccanismo di depauperamento delle risorse assomigliano a luna park.

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Léon Gimpel a Palazzo Poggi ci porta indietro nel tempo, più precisamente alla Vigilia di Natale del 1921 della Ville Lumière, Parigi la città delle luci, luci da Gimpel rese sulla pellicola in tutta la loro potenza grazie alla tecnica di sovrapporre due scatti diversi, uno scattato al crepuscolo e l’altro in piena notte.

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Connessa al tema dell’illuminazione artificiale è anche la mostra dedicata a O. Winston Link alla Fondazione Cassa di risparmio in Bologna, dove tra le statue degli anni ’30 di Arturo Martini prende vita una delle ultime grandi linee ferroviarie degli Stati Uniti. I titoli di questi scatti in bianco e nero paiono stralci di brevi romanzi in cui la protagonista, in primo piano in lontananza, è sempre la stessa, la locomotiva illuminata da potenti flash come in un set cinematografico.

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Uno sguardo più umano perché rivolto ai minatori del nord della Spagna, quello di Pierre Gonnord, francese residente a Madrid. Visi di una comunità attuale eppure lontana dal mondo frenetico familiare alla maggioranza dell’umanità, sguardi consumati ma intensissimi, colpiscono gli occhi di queste donne, uomini e bambini che brillano emergendo dal carbone sul loro viso.

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Queste citate sono solo alcune delle esposizioni che mi hanno emozionato domenica scorsa dove tra arte, caldarroste, Piazza Maggiore e tortellini in brodo alla Cantina di San Silvestro ho inaugurato l’undicesimo mese del 2015.

Promotore della biennale fotografica è la fondazione MAST (Manifattura di arti, sperimentazione e tecnologia) che ha selezionato dodici artisti internazionali, i cui progetti sono stati esposti al pubblico fino a domenica 1 novembre (ahimè è terminata, ovviamente mi sono ridotta all’ultimo giorno per visitarla), ma per i ritardatari o gli sbadati, come me, c’è ancora tempo fino al 10 gennaio 2016 per visitare il nucleo dell’iniziativa al MAST, ovvero le opere dei finalisti della IV edizione del concorso GD4PhotoArt, dedicato a giovani fotografi e agli stessi temi di FOTO/INDUSTRIA.

Se non l’avete ancora tirata fuori, prendete l’agenda e scrivete Bologna, MAST nella prima domenica libera.

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