Viva Frida!

Viva Frida!

” Viva la vida”

Se si dovesse riassumere la figura di Frida Kahlo in poche parole sarebbero queste.

Fino al 26 marzo a Bologna non si racconta solo di lei, ma della Collezione Gelman, importante raccolta di opere di arte messicana, all’interno della quale spiccano nomi come quelli di una delle coppie più turbolente del secolo scorso, Diego Rivera e la Kahlo. L’attenzione si catalizza su di loro dall’inizio alla fine dell’esposizione. Dallo stile con il quale i due pittori si esprimono si possono evincere già due personalità che si attrarranno e respingeranno per una vita intera, senza riuscire mai a dividersi come due magneti: lei libera, indipendente è perdutamente innamorata del suo Diego, lui la ammira ma ama anche tante altre donne e la farà soffrire molto.

Diego Rivera, vero e proprio bambino prodigio di Città del Messico e attivista politico, sarà definito da Frida uno dei due più gravi incidenti della propria vita; il primo fu uno scontro in tram che le provocò un numero altissimo di ossa rotte, incidente che le impedirà per sempre di diventare madre. La mostra intreccia in maniera chiara ed avvincente le vicende biografiche di questi due artisti, non tralasciando le loro vicende sentimentali. Rivera prova una fortissima ammirazione per la sua giovane sposa, che ritrae numerose volte in quadri e murales, Frida, pur essendo un simbolo di femminilità forte ed esuberante quando si tratta di Diego segue solamente il cuore.

I soggetti ritratti da Frida: onirici o marcatamente tradizionali; Diego Rivera è più vicino al popolo e ai suoi strati umili, al lavoro della terra, come dimostra il grande olio “Venditrici di calle”.
Il marito di Frida è un bambino indifeso tra le braccia di lei, è la stessa madre Terra che suggella la loro unione in un abbraccio universale, questa immagine dai tratti fortemente surrealisti è “L’abbraccio amorevole dell’universo, la terra, (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl” del 1949, una delle opere che permette di comprendere al meglio il tipo di sentimento che unisce Kahlo a Rivera.
Per buona parte della sua vita Frida è solamente la signora Rivera, che osserva il marito che miete successi, soprattutto in America con importanti commissioni, ma grazie ad Andrè Breton nel 1939 è lei che espone le sue opere a Parigi, grazie alla vena surrealista che ha concepito lontano dall’Europa la sua carriera conosce una svolta.

Nonostante i numerosi viaggi è il Messico con i suoi colori e gli ambienti caldi che esce con una carica a tratti violenta dalle sue tele, dai suoi autoritratti, è qui in esposizione il celebre “Autoritratto con scimmie”. Frida si circonda di un alto numero di animali, dalle scimmie alle galline, è una delle caratteristiche che la rende più simile ad una apparizione mistica che ad una donna in carne ed ossa, complice anche il suo abbigliamento di costumi tradizionali.

La carica passionale, spesso erotica della Kahlo, emerge nelle fotografie a colori di Nickolas Muray, americano di origini ungheresi che rimarrà a lei sentimentalmente legato per quasi trent’anni, immagini iconiche e ormai assai famose che hanno contribuito a radicare nella memoria visiva del pubblico i folti capelli neri acconciati con fiori, i pendagli da azteca, l’abbigliamento tradizionale. Al mito iconico è dedicata una delle ultime stanze che ricrea la camera dell’artista, con il celebre specchio montato sulla copertura del letto a baldacchino per potersi ritrarre durante la costrizione nello stesso causata dall’incidente e un modellino di scheletro come memento mori.

Termina la mostra “Autoritratto come Tehuana o Diego nei miei pensieri o Pensando a Diego” (1943). Frida si ritrae con uno dei costumi tipici che più piacevano al marito, questo proviene da Tehuantepec, città dove regna ancora oggi una società di tipo matriarcale. Accanto alla femminilità forte ecco che non può mancare il perno della vita dell’artista: Diego è ritratto sulla sua fronte, Frida pensa a Diego, ogni filamento del suo essere è teso a raggiungerlo e lo spettatore è guidato al centro del dipinto dai capelli e dai fili del costume tesi in diagonale.

Palazzo Albergati ripercorre una delle storie artistiche maggiormente piene di amore e sofferenza allo stesso tempo, dimostrando che le difficoltà della vita non scalfiscono l’ispirazione.

Palazzo Albergati

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