Alessandra Nardotto: «mi nascondo per osservare la natura delle cose»

Ciao Comodino, ti ricordi di Alessandra Nardotto? Abbiamo parlato di lei e delle sue illustrazioni ad acquerello in occasione dell’SOS Regali.
Ci siamo innamorati a tal punto dei suoi lavori che non potevamo non scambiare quattro chiacchiere con lei e sbirciare nel suo cassetto.

Alessandra, vicentina di nascita ma bolognese d’adozione, è una delle illustratrici più promettenti del panorama artistico italiano. Le sue illustrazioni ricreano mondi fiabeschi abitati da dolci animali, dolci proprio come lei. E non è un caso che il suo progetto si chiami The Honey Boat, una barca carica di miele che dona serenità.

Alessandra Nardotto Comò Mag.

Ciao Alessandra, benvenuta sul Comò. Cosa c’è nel tuo cassetto?

Nel comodino a fianco al letto ci sono l’intimo, alcuni libri, una crema per le mani e qualche gioiello. Ci sono anche parecchi sogni, due dei quali vorrei che si realizzassero il prima possibile. Il primo, quello di pubblicare un libro per l’infanzia, si sta per avverare perché a febbraio uscirà un libro da me illustrato; il secondo è quello di avere uno spazio dove poter lavorare, portare avanti le mie vendite e i miei laboratori. Il mio spazio dovrebbe avere un negozietto e una sala dove poter tenere workshop e allestire mostre ed esposizioni.

Quando è nata la tua passione per l’illustrazione e cosa rappresenta per te? Ti ricordi qual è la prima illustrazione che hai realizzato per la quale ti sentivi fiera e orgogliosa?

Fin da bambina sono stata appassionata al disegno, grazie anche a mia nonna che era una pittrice. Questa passione l’ho sempre portata avanti frequentando il liceo artistico e laureandomi all’Accademia di Belle Arti di Venezia in pittura e all’Accademia di Belle Arti di Bologna in illustrazione.

Però, la passione per l’illustrazione è nata quando ero in quarta superiore grazie a un corso extrascolastico tenuto da un’illustratrice vicentina, Marina Marcolin. Con lei ho ancora oggi un bel rapporto e l’ho soprannominata “la mia madrina dell’illustrazione”. Grazie al suo corso ho capito che l’illustrazione era quello che volevo fare.

Il lavoro, invece, che porto nel cuore, al quale sono più affezionata e che più mi rappresenta è quello in cui sono raffigurati una volpe e un orso, nascosto dietro un tronco, in un bosco. In quest’opera è presente uno dei luoghi a me più cari, il bosco. Molti pensano alle volpi e soprattutto agli orsi come ad animali cattivi; io, al contrario, ritengo che l’orso sia un animale protettivo. Il fatto che l’orso nella mia illustrazione sia nascosto dietro un albero è come se si stesse nascondendo o stesse spiando, e io stessa sono così: mi nascondo per osservare la natura delle cose.
Questa illustrazione è stata realizzata su una carta fatta a mano che comprai al Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano, dove mi recai in occasione della premiazione di un concorso a cui partecipai.

Alessandra Nardotto illustrazione Comò Mag.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? C’è qualche artista o magari qualche cosa che ti ispira particolarmente?

Mi piace molto la natura: i boschi e la loro tranquillità mi ispirano da sempre. Amo le piccole cose e i piccoli gesti come, ad esempio, una moca fumante, una torta appena sfornata o quello che accade fuori dalla finestra.
Illustro tutto ciò che mi circonda e lavorando a casa ho modo di osservare molti più dettagli senza essere sopraffatta dalla frenesia e dalla fretta.

Amo il periodo delle avanguardie e il mio artista preferito è René Magritte, il pittore più illustrativo di tutti. I suoi quadri sono, per me, delle illustrazioni.
Invece, tra gli illustratori contemporanei adoro, come ti dicevo, la mia madrina dell’illustrazione, Simone Rea e Beatrice Alemagna. Sono illustratori con stili diversi fra loro e dal mio, ma che sanno darmi quelle emozioni che servono ai miei lavori e al mio percorso.

Per gli artisti, purtroppo, vivere della propria arte non è semplice. Come sei riuscita a rendere questa tua passione il tuo lavoro? Hai qualche consiglio per chi sta iniziando questo percorso?

Fare dell’illustrazione il proprio lavoro è più semplice rispetto all’arte in generale. Personalmente, ci sono voluti molti anni: lavoro con l’illustrazione da quando studiavo, facendo illustrazioni su commissione e partecipando ai mercatini dell’artigianato, che sono stati per me essenziali. Ho iniziato a parteciparvi fin dal liceo. Inizialmente portavo disegni originali, poi ho cominciato a dedicarmi alle stampe, ai biglietti d’auguri e ai segnalibri.
Dopo la laurea, ho fatto la commessa per un anno. Lavoro che ho abbondonato perché non faceva per me e allora mi sono rimboccata le maniche.

Sicuramente serve costanza e fare l’illustratrice deve veramente piacere. Non si ha uno stipendio fisso e si guadagna solo se si lavora. 
Ma il fatto di amare quello che faccio mi aiuta tantissimo e fa sì che ogni mattina mi svegli contenta.

Alessandra Nardotto illustrazione Comò Mag.

Nelle tue illustrazioni utilizzi soprattutto gli acquerelli. A cosa è dovuta la scelta di questa tecnica pittorica?

La scelta dell’acquerello è sempre legata a quel corso extrascolastico tenuto da Marina Marcolin. In quegli anni vedevo l’acquerello come la tecnica più adatta alle illustrazioni per bambini, in quanto leggera, dolce, pacata, quindi perfetta per un libro illustrato.
È anche vero, però, che con l’acquerello si può essere aggressivi e adesso lo utilizzo anche in maniera più forte.

La tecnica dell’acquerello è considerata la più difficile, perché vi è l’acqua che domina il tutto. Bisogna cercare di vincere la sfida con l’acqua, la quale mi ha messo, e tuttora mi mette, alla prova.

Quando si guardano le tue illustrazioni è impossibile non pensare a un mondo fiabesco, la cui dolcezza risiede anche nel tuo progetto, The Honey Boat. Ce ne parli?

The Honey Boat è nato dall’esigenza di trovare un nome a tutti i miei disegni.
L’idea di questo nome è venuta al mio ex fidanzato, un fotografo. Io, per lui, ero Honey perché mi considerava una persona dolce.
Boat perché ogni volta che partecipavo a eventi o mercatini era come se, aprendo il mio banchetto, attraccassi con la mia barca. Ci piaceva la metafora di questa barca che attraversa infiniti mari per arrivare nelle case di tutti.
Quindi The Honey Boat è la sia la barca di Honey sia la barca di miele; lascio che questa interpretazione sia libera.

Alessandra Nardotto illustrazione Comò Mag.

In futuro ti piacerebbe esplorare nuove frontiere artistiche? Magari sperimentando nuove tecniche o forme d’arte diverse dall’illustrazione.

Assolutamente! Credo che una delle cose più importanti sia la sperimentazione, oltre al bisogno di nuovi stimoli ed emozioni. Soltanto così si può trovare la propria strada.

Mi piace sperimentare con tecniche e materiali diversi: matite, acrilici, ceramica. A breve ricomincerò una collaborazione che feci alcuni anni fa con una mia amica ceramista, Ilaria Pegoraro.

Indossi un paio di occhiali rosa: come vedi il mondo?

Con un paio di occhiali rosa sarei sicuramente più visibile e riconoscibile e maggiormente sotto i riflettori, ma in maniera ironica e spensierata. 
Vedrei il mondo più a colori e da una prospettiva diversa, cosa che spesso molti non fanno. Auguro a tutti di uscire dal proprio corpo e di vedere la realtà delle cose da altri punti di vista e in modo meno soggettivo.

Alessandra Nardotto illustrazione Comò Mag.