Budapest, che sorpresa

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(ah, la sorpresa più sconvolgente è che si pronuncia “budapeshhhht”)

Dopo aver saputo di essere stata presa per 6 mesi di Eramsus alla Central European University di Budapest lo comunicai con entusiasmo a chiunque, ma le reazioni non furono delle più compartecipate, anzi poteva tranquillamente sembrare che stessi partendo per la Siria durante la primavera araba oppure che avessi deciso di trascorrere le vacanze estive a Baranzate. E questo non solo agli occhi di diversamente giovani che probabilmente sono rimasti con la mente al tempo del blocco sovietico (leggasi, nonne).

Anche se la chiamano “la Parigi dell’Est”, alludendo al fatto che sia una città “di serie B”, la capitale dell’Ungheria* sorta ufficialmente nel 1873 dall’unione di Buda, Obuda e Pest ma con una lunghissima storia alle spalle, potrebbe rivelarsi anche la tua Meta Erasmus perfetta.

  • Perché è Cheap and Chic, ma non come Moschino, per davvero. A Budapest puoi vivere da nababbo senza dover rinunciare a cose tipo gli alimenti. E non mi riferisco solamente al fatto che puoi permetterti una ceretta Sugar Wax  a meno di 30 € in un centro estetico che sembra la dimora di Sissi (o farei meglio a dire di Lady Oscar che, visto le voci che corrono sul suo conto, di peluria ne aveva sicuramente di più); mi riferisco a tutto, affitti in primis: vivi comodamente in centro con 300€, centro del tipo che non ti serve un abbonamento per i mezzi di trasporto. Niente di meglio per un povero studente universitario che viene finanziato 230 € al mese e che a Londra non si potrebbe permettere nemmeno la metropolitana. Ma anche cibo, cazzeggio e nightlife in generale hanno davvero prezzi irrisori. Poca spesa, tanta… birra (è nettamente l’alcoolico più economico).

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  • Perché è attraversata dal Danubio.  Chiamata “la perla del Danubio” non per niente, il fascino di Budapest non sarebbe lo stesso senza questo fiume. Forse per via del fatto che vivo in una delle poche grandi città italiane senza H2O (no offense per i Navigli) sono rimasta conquistata da il lungofiume e dai bellissimi ponti che collegano Pest e Buda.  Ancora meglio se di sera.

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  • Buda Hill, meglio di Beverly. Sempre perché provengo dalla Pianura Padana, anzi peggio, dall’hinterland Milanese mi sono innamorata di Buda, collinosa e meno urbana di Pest, vanta il Castello (ora museo), il Bastione dei Pescatori e la vicina Chiesa di Mattia da cui si vede in modo magnifico il Parlamento. Consigliato per una passeggiatina digestiva oppure per un allenamento di Hiking come va tanto di moda adesso tra le starlette Holliwoodiane (sempre meno trendy dello Yoga ovviamente, ma volendo potete fare Yoga anche sul Géllert Hill, con il freddo si tonifica ancora meglio e si suda di meno – infatti a Budapest anche in metropolitana NON C’E’ PUZZA di umano, giuro!).

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  • Frequentare la Central European University.  Scegliere la Sorbonne “perché fa curriculum” può certo rivelarsi utile. Ovviamente è molto figo dire di avere studiato ad Oxford. Però devo dire che questa piuttosto sconosciuta università è stata davvero un’ottima scelta. Innanzitutto, a ben vedere nei ranking europei non si piazza affatto male per quanto riguarda Scienze Politiche e Studi di Genere (si tradurrà davvero così?). In secondo luogo è  una vera e propria finestra sul mondo, con studenti e professori provenienti da non so quanti paesi diversi (per la maggior parte dell’Europa Balcanica, una realtà tanto vicina quanto poco nota, almeno alla sottoscritta) che ogni giorno ti intasano la casella mail con inviti a conferenze, spettacoli, iniziative di ogni genere. Una piccola oasi liberale, democratica e attenta ai diritti dei singoli in uno stato che troppo open-minded non è.
  • Kurtőskalács. Perché farina, lievito, latte, uova, zucchero, burro, burro, burro, burro, burro, un velo di cannella, burro, burro, burro, burro, burro…

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  • Bagni Széchenyi. Come dicevo sopra Budapest fu terra contesa e di importanza storica, sin dai tempi dei romani, che per l’appunto amavano le Terme vista la loro natura pagana e edonista.  E a Budapest ce ne sono di svariate ma le più tradizionali sono le Széchenyi, nel parco di Piazza degli Eroi. Dimenticate le lussuose QC Terme di Milano, dimenticate un ambiente intimo con luce soffusa, dimenticate trattamenti di bellezza avanguardisti: qui gli autoctoni vanno o dopo le sbornie o per iniziare nuove sbornie. Esattamente come lo studente universitario medio con poco budget da spendere ma con la voglia di una bevuta sotto le stelle: piscina a 40° scoperta con baretto adiacente (per i più parsimoniosi: si possono portare bevande e cibo anche da casa).

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  • Se “Stare in casa is the new uscire” allora Budapest rientra perfettamente nel trend con i Ruinbars, locali che sorgono all’interno di edifici abbandonati, ex palazzi residenziali anche piuttosto decadenti, (ma è questa la loro bella peculiarità) che si sono trasformati in discoteche underground, labirintici bar e sale da concerto. Ad alto rischio di perdere i tuoi amici per via delle mille stanze, scale, ballatoi e ovviamente dei tequilini che non vi sarete fatti mancare perché, vedi punto 1, costano poco.

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  • “Ungheresi brava gente”. Anche se non sono famosi per la loro solarità o ospitalità, io non li ho mai trovati scortesi, anzi. [N.B.: se volete conoscere le persone più cortesi, non di Budapest, ma sicuramente dell’Ungheria intera, fatevi una cenetta da Zeller Bistrot ]. Penso siano considerati dei cuori di pietra semplicemente perché sono persone che si fanno parecchio i fatti loro. E coi tempi che corrono lo voglio inserire in chiusura come un pregio di questa città, fredda ma con moltissima anima.

[* Piccola parentesi: da quando ho saputo che ci avrei fatto l’Erasmus ho scoperto, e scommetto che è successo anche alle persone a cui  ho detto che ci sarei andata, che Budapest non si trovava in Bulgaria e addirittura nemmeno in Romania.]

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