Daria, capitano tutte a me!

Capitano tutte a me
Dovrebbero proprio scrivere un libro sulla mia vita!”. Quante volte abbiamo pronunciato questa frase a conclusione di un discorso concitato, nel quale cercavamo di fare capire al nostro interlocutore quanto la nostra esistenza fosse ingiusta. “Capitano proprio tutte a me” è la frase che solitamente precede questo pensiero, rigorosamente pronunciata ogni volta in cui incappiamo in uno di quei folli periodi nei quali si susseguono una serie di sfortunati eventi.

È proprio nei momenti ricchi di fatti assurdi e problemi inaspettati che il nostro egocentrismo innato entra in azione e ci porta a pensare che la nostra vita sarebbe la base perfetta per una storia avvincente. Dall’autocommiserazione all’immaginare la nostra faccia sulla copertina di un romanzo da milioni di copie, il passo è breve.

E perché non un bel film? Qualcuno dovrebbe girare un lungometraggio sulla nostra esistenza con una serie di flashback direttamente dall’infanzia perché, si sa, le cause dei nostri problemi vanno rintracciate in quel periodo. James Franco, Leonardo di Caprio, Bradley Copper, ma anche un nostrano Luca Argentero saprebbero perfettamente dare il giusto spessore al nostro personaggio. E poi una serie di attori emergenti, una location non troppo fedele alla realtà, una colonna sonora di Lana del Rey ed il gioco è fatto.

A volte ci concentriamo talmente tanto sulle nostre disavventure che ci convinciamo di avere il materiale per riempire un’intera serie tv in 24 episodi da 45 minuti ciascuno. Nel caso dello sbarco della nostra vita sul piccolo schermo dovremmo, tuttavia, dare spazio anche ad altri personaggi, per via dell’ingente numero di puntate. Ecco, allora, entrare in campo la nostra stana famiglia, pronta a condire la trama con una serie di comportamenti singolari e personaggi stravaganti alla Brothers and Sisters. 

Devo ammettere, però, che il mio sogno nel cassetto è un altro. Sicuramente il mio ego si accontenterebbe anche di firmare libri in una sovraffollata tappa del mio tour instore, ma se potessi scegliere opterei sicuramente per un intervista televisiva in prima serata. Vorrei una di quelle interviste che ti mettono a nudo, ti mostrano così come sei, che fanno sorridere, ma anche pensare, che coinvolgono il pubblico e fanno twittare tantissimo gli spettatori. Insomma, una di quelle interviste che solo Daria Bignardi sa fare. Già la immagino annunciarmi dal centro dello studio delle Invasioni Barbariche con il suo abito nero e quella insicurezza dettata dai tacchi, pronta a scomparire non appena si siede alla scrivania. Ecco il mio ingresso, il pubblico che applaude, la birra, una battuta iniziale per rompere il ghiaccio e poi la prima domanda. Sarebbe un intervista coi fiocchi, di cui Daria potrebbe andare molto fiera.

Nell’attesa di una sua chiamata, mi esercito a rispondere a domande inventate nelle interviste (in solitaria) che organizzo nella mia camera, giusto per tenere a bada il mio egocentrismo e non fargli perdere le giuste prospettive.

2 commenti

  • Comunque siamo un po' tutti egocentrici, dal momento che, a mio avviso, ognuno di noi è un piccolo universo, il quale ogni giorno si espande grazie alle nostre scelte e ai contatti con gli altri piccoli universi (le persone) intorno a noi; un piccolo universo il cui mini Big Bang è stata la nostra nascita. Tu continua a espanderti e magari davvero un giorno arriverò a sentire il tuo "Pistola alla tempia" dalla Bignardi. 😉

  • Bellissima immagine! Grazie Alle 🙂

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