Doppia pelle | Corto Breviario di Film Inutili

Il film inutile del giorno

Salmo del giorno
Doppia pelle

Dalla inconseguente inconsequenzialità del profeta
Quentin Dupieux

Donatovi dalla mentecatta magnanimità di
Art France Cinéma e Canal+

Con la connivente compartecipazione di Jean Dujardin, Adèle Haenel, Albert Delpy, e altri circensi canzonatori assisi alla sinistra dei censori del buonsenso

Recante il sigillo di approvazione della gilda giullaresca de
Festival del Cinema di Cannes 2019

Miracolo avvenuto nell’eretico eremitaggio di Francia

[Scritte in piccolissimo per sfuggire alla presbiopia presbiteriana del padre, della madre, e di chiunque facesse un po’ il filisteo]

La funzione durerà 77 minuti. Prima di accostarvi all’Immagine Inutile, lavatevi i piedi per venti secondi consecutivi, spazzolate finemente le gengive, e sturatevi bene le orecchie. Scaccolatevi, se nessuno vi vede.

Doppia pelle

Frase responsoriale

“Quentin Dupieux ringrazia tutti i daini del mondo”

Fedeli!

Ben ritrovati a una nuova puntata del Corto Breviario di Film Inutili. Ormai sapete come accostarvi all’Immagine Inutile, quindi eseguite le abluzioni rituali e preparatevi a immergervi nella visione di Doppia pelle, film del 2019 di Quentin Dupieux. L’eretico Dupieux, dovete sapere, non è nuovo all’Immagine Inutile. Pensate che sulla fedina dei suoi peccati figurano un film su uno pneumatico assassino (Rubber, 2010) e un altro su un regista di film horror che ha 48 ore di tempo per trovare il grido perfetto e concludere così la pellicola su cui sta lavorando (Réalité, 2013). E Doppia pelle, ultimo suo lavoro, non si dimostra da meno. Alcuni definirebbero questo film “surreale”. Noi, fedeli, ci limiteremo a chiamarlo “inutile”.

Doppia pelle è la storia di Georges (Jean Dujardin), misterioso individuo di mezza età di cui nulla si viene a sapere se non che ha una moglie da cui si è separato e che, dopo la rottura della relazione, si è messo in viaggio alla volta di uno sperduto paesino della Francia per incontrare il misterioso Monsieur B. (Albert Delpy), dal quale vuole acquistare una giacca in pura pelle di daino. L’affare va in porto, e Monsieur B., insieme al capo d’abbigliamento, dà a Georges anche una videocamera che giura essere nuova di zecca. Georges l’accetta, indossa la giacca, che da quel momento non si toglierà più, e si reca in un bar vicino per bere qualcosa. E questa giacca, fedeli, è proprio orribile: ha le frange, e fa assomigliare Georges alla brutta presa in giro di un cherokee.

Eppure Georges è proprio soddisfatto del suo acquisto, e lo sfoggia con orgoglio. Al bar, attacca bottone con la giovane cameriera Denise (Adèle Haenel), raccontandole di essere un regista d’arte e di star producendo un film sperimentale proprio in quei giorni. Denise, che è montatrice per passione, si offe di aiutarlo. Così, fedeli, l’avventura di Georges e Denise ha inizio. E la pellicola in questione sarà la storia della giacca di daino di Georges. Una giacca vanitosa, egocentrica, e che vorrebbe essere l’unica giacca sulla faccia della Terra.

La missione di Georges, fedeli, è dunque quella di convincere, a forza o a ragione, ogni abitante del paesino a levarsi di dosso la propria giacca e a non rinfilarsela mai più, il tutto mentre Georges registra con la videocamera di Monsieur B. come se stesse girando un documentario. Il tutto intervallato da momenti di deliziosa, gustosissima inutilità cinematografica, come quando Georges costruisce un affilatissimo machete usando la pala di un ventilatore e la testa poi su una malcapitata anguria, squartandola e godendosela una volta terminata la prova. Eppure è inverno in Francia, e l’anguria, Georges, non si capisce bene dove l’abbia reperita.

Doppia pelle Film inutili Comò

Doppia pelle è un film assolutamente autoreferenziale, messo insieme per il gusto di farlo e per raccontare una vicenda che non ha bisogno di giustificazioni perché, in caso contrario, sarebbe difficilmente giustificabile. Come un Jumanji da portare addosso, la giacca di daino sembra vivere una propria vita, epica e parassitaria, silente finché non incontra qualcuno disposto a indossarla e a seguirla ciecamente. Dupieux gioca con le aspettative dello spettatore, inserendo elementi di mistero che non fanno che aumentare il senso di straniamento che si prova guardando Doppia pelle (colonne sonore che preannunciano jump scare senza che ne avvengano mai, personaggi che si guardano attorno guardinghi come se si sentissero sorvegliati, …). Il regista firma così un mondo un po’ angusto, decisamente retrò, e che si regge in piedi per intervento di una monomania che sfonda i canoni dell’eccentrico per come avevamo imparato a conoscerli: decisamente, meravigliosamente inutile.

Perciò, dimenticatevi di trovare un senso in Doppia pelle, perché dare un senso alla vicenda non sembra essere l’obiettivo di Dupieux. Godetevi invece ogni singolo fotogramma. Assaporate i secondi che scorrono sullo schermo. Che perdita di tempo, avrebbero detto i vostri canuti antenati. Ma questo film non parlava di niente, lamenteranno i vostri genitori, che volevano solo riciclare i loro guadagni comprandosi un momento di distrazione dall’obbrobrio della routine quotidiana. Che roba senza senso, la prossima volta scelgo io (e questi sono i vostri partner, irritati per aver ceduto ai vostri gusti cinematografici).

Benritrovati, fedeli, a questa celebrazione dell’Immagine Inutile. Ora andate, dimenticatevene, e spargete il Verbo. Alla prossima.

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