Edoardo Ghio: “A volte non mi sembra vero di aver pubblicato un libro“

Edoardo Ghio: “ a volte non mi sembra vero di aver pubblicato un libro“

L’intervista di oggi è speciale perché il protagonista è un affezionato collaboratore che ha pubblicato un libro di poesie: il nostro Edoardo Ghio. Poesie da ballatoio. Raccolta poetica per stomaci depressi è la sua prima pubblicazione. Parlarne lo fa arrossire, ma noi lo abbiamo intervistato lo stesso! Edoardo ci terrà compagnia durante il 2021 con alcune nuove “Poesie di un ragazzo strano”, ma prima di leggere i suoi versi inediti abbiamo sbirciato nel suo cassetto.

Edoardo Ghio Comò Mag.

Ciao Edo! Cosa c’è nel tuo cassetto?

Ciao ragazzi! Nel mio cassetto ci sono calzini volutamente spaiati, mutande natalizie utilizzate solo il primo dell’anno, sempre scomodissime e ricordi capitati per caso, quasi sempre lasciati da altre persone.

Hai pubblicato da poco un libro di poesie – Poesie da ballatoio – con Bertoni Editore, come ti senti?

Mi sono sentito stranito. Felice, certo, ma più che altro stranito. A volte non mi sembra vero di aver pubblicato un libro, altre volte lo vorrei strappare e tornare alla viva provincialità disinteressata. Ora la frase che più mi sento dire è «ma tu hai scritto un libro». Non mi dispiace affatto, anche se mi imbarazzo quasi sempre. Però, sì, sento di essere riuscito a concludere qualcosa a cui pochi pensano e che in pochi vogliono. È figo!

Poesie da ballatoio

Nella tua nuova poesia “auto-aiutarsi” sottolinei l’importanza di essere indulgenti con se stessi. Quanto è importante è stato adottare un auto-aiuto nel 2020?

Sarebbe stato molto importante ma, ahimè, me ne sono accorto tardi. Ho scritto questa poesia a inizio dicembre quindi, ecco, ciò che ho fatto in questo 2020 è ciò che ho descritto nei primi ventiquattro versi: un casino, insomma. È stato un anno davvero molto complicato.

Se potessi riportare in vita una poetessa o un poeta del passato chi sceglieresti e cosa le o gli domanderesti? 

Chiederei, in maniera spavalda, ad Alda Merini di prendersi un bicchiere di vino con me sui navigli. Indosserei il mio cappotto migliore e niente, lascerei semplicemente decorrere gli eventi, nessuna programmazione.

Ti descrivi come un ragazzo “affascinato dalla loquacità, poco e male sviluppata”. È nei discorsi altrui che vai a caccia di ispirazione per i tuoi versi? 

Assolutamente sì. Sono nato e cresciuto in provincia, poi mi sono spostato, prima a Genova, dopo a Torino, per frequentare l’università e ho sempre viaggiato molto. Ho avuto la fortuna di conoscere tantissime personalità diverse e, da ognuna di esse, ho sempre rubato il più possibile. Al bar, in provincia, si discute di “pallone”, si bevono bianchi con il Campari e ci si lamenta di tutto. Si parla poco ma lo si fa sempre con il sorriso, con estrema sincerità, durezza nelle parole, errori grammaticali e valori radicati. Sono discorsi poco impegnati ma di estrema importanza. In città, invece, sono flussi di parole buttate al vento, molto spesso gonfiate e irreali, tremendamente professionali e scandite bene. Sono parole presuntuose ma, allo stesso tempo, più interessanti e ricercate, ci si trovano più cose. E poi ci sono io, parlo molto con me stesso. In tutti e tre i casi è un duro lavoro di estrapolazione: bisogna immedesimarsi nel contesto e provare a direzionarsi altrove.

Edoardo Ghio

Quali sono i tuoi prossimi progetti? 

Il progetto principale della mia vita è riuscire a essere rappresentato, prima o poi, tra le statuette del presepe napoletano. È possibile che il mezzo siano i miei scritti? Certo. Come è possibile che ci sia una nuova pubblicazione il prossimo anno, ma è ancora presto per svelare il tutto. 

Per sfogliare ed immergervi nei versi di questa raccolta poetica impacciata e sfacciata potete iniziare da qui.