Essere John Malkovich | Corto Breviario di Film Inutili

Il film inutile del giorno

Salmo del giorno
Essere John Malkovich

Dalla inconseguente inconsequenzialità del profeta
JSpike Jonze

Donatovi dalla mentecatta magnanimità di
Astralwerks e Propaganda Films

Con la connivente compartecipazione di John Malkovich, John Cusack, Cameron Diaz, Octavia Spencer, Catherine Keener, e altri circensi canzonatori assisi alla sinistra dei censori del buonsenso

Recante il sigillo di approvazione della gilda giullaresca de
Academy Awards 2000

Miracolo avvenuto nell’eretico eremitaggio degli Stati Uniti d’America

[Scritte in piccolissimo per sfuggire alla presbiopia presbiteriana del padre, della madre, e di chiunque facesse un po’ il filisteo]

La funzione durerà 113 minuti. Prima di accostarvi all’Immagine Inutile, lavatevi i piedi per venti secondi consecutivi, spazzolate finemente le gengive, e sturatevi bene le orecchie. Scaccolatevi, se nessuno vi vede.

Essere John Malkovich

Malkovich? MALKOVICH! Malkovich.

Frase responsoriale

Fedeli!

Ci sono cose, vi hanno sempre detto, che non si posso comprare. La salute, magari, l’amore di qualcuno, o l’identità altrui. Ma siete sicuri che ve l’abbiano raccontata giusta? Benvenuti a un’altra pagina del Corto Breviario di Film Inutili. Oggi il nostro viaggio spirituale ci porterà a incontrare Spike Jonze, deprecabile doppio di un certo Adam Spiegel di Rockville, Maryland, e il suo debutto alla regia. Era la fine di un secolo denso, 1999; e nelle sale del mondo il miracolo avveniva: Essere John Malkovich era gettato in pasto ai famelici occhi del pubblico per la prima volta.

Come potete immaginare, fedeli, il fatto che Adam si facesse chiamare con un nome diverso da quello di Battesimo non poteva essere di buon auspicio. E a Spike, infatti, sembra che i limiti stiano un po’ stretti. Dal romanticismo digitale di Lei (2013) alla crisi creativa come via di fuga de Il ladro di orchidee (2002) passando per i regni incantati de Nel paese delle creature selvagge (2009), la lezione di questo profeta d’oltreoceano è che, forse, non ci bastiamo mai, o che facciamo fatica a bastarci. Viviamo semi-consapevolmente in mondi alternativi finché l’incanto regge, siano essi sceneggiature, codici binari, o filamenti vaganti di fantasia.

Perciò, quando un tale estro, fedeli, si accoppia con la mente decisamente pericolosa di Charlie Kaufman, Oscar alla sceneggiatura per i perfettamente cuciti punti-croce di Se mi lasci ti cancello (Michel Gondry, 2004) e Leone d’Argento per Anomalisa (2015), suo primo lavoro d’animazione, l’apocalisse è preannunciata. Spero abbiate lasciato a casa le vostre aspettative, fedeli, qualsiasi esse fossero. Perché tanto, per Essere John Malkovich, vi saranno decisamente inutili.

Craig Schwartz (John Cusak) è uno squattrinato burattinaio che vive con la moglie Lotte (Cameron Diaz) in un angusto monolocale di New York. A far loro compagnia negli scarsi metri quadrati della loro abitazione, un furetto, un cane, un gatto, un’iguana, un pappagallo, e uno scimpanzè. Su insistenza di Lotte, Craig si decide a trovare un lavoro stabile. Scorrendo gli annunci sui giornali locali trova un trafiletto che sembra fare al caso suo: la misteriosa LesterCorp, situata al settimo piano e mezzo di un grattacielo della City, cerca un impiegato con dita estremamente veloci per rintracciare più velocemente vari fascicoli per operazioni di routine amministrativa. Craig, che di giochi di dita se ne intende, viene assunto immediatamente.

Essere John Malkovich | Corto Breviario di Film Inutili

Eppure, fedeli, le cose alla Lester, a Craig, paiono un po’ strane. Chiunque vi lavori sembra provenire da un altro mondo: il capo e i colleghi gli rispondono in modo o estremamente antiquato, o estremamente assurdo e inappropriato. Non passa poi molto prima che Craig si invaghisca della femme fatale e collega Maxine Lund (Catherine Keener). Nel mezzo di questi rivolgimenti, Craig scopre, nel suo ufficio, una porticina alquanto strana: bassa, cunicolare. Vi ricordate, fedeli, delle porte che Alice, nel romanzo di Lewis Carroll, dovette attraversare rimpicciolendosi prima di arrivare al Paese delle Meraviglie? Craig si piega, si fa piccolo; si infila nel bugigattolo. E un violento risucchio lo spedisce dritto dritto nella mente dell’attore John Malkovich (John Malkovich).

Come mai proprio John Malkovich? Questo è il mistero a cui né Jonze né Kaufman hanno intenzione di dare spiegazione. Tra marionette viventi, pseudo-vampirismo, e teorie della reincarnazione, Essere John Malkovich assume la forma di una speculazione cosmica in formato tascabile, tanto legata a un tempo, luogo, e cast da risultare, ancor prima che assurda, deliberatamente arbitraria e auto-indulgente. È una decisione decisamente vincente; per citare il titolo di un film di Douglas Sirk, uno specchio di vita opaco e traslucido allo stesso tempo.

Perciò, fedeli, la strada si biforca davanti a voi. Potete scegliere di rispolverare il vostro Kafka, e tentare un’interpretazione pessimistico-fatalistica del mondo di Kaufman-Jonze: funzionerà per i primi venti minuti di film. Oppure, potete incamminarvi lungo la via più impervia, e decidere, ancora una volta, di arrendervi. Di deporre le armi della logica, e lasciare che sia il flusso inarrestabile del cinema a fare il suo lavoro. Presto ve ne accorgerete: che un senso ci sia, in Essere John Malkovich, è, in fondo, piuttosto irrilevante. Che perdita di tempo, avrebbero detto i vostri canuti antenati. Ma questo film non parlava di niente, lamenteranno i vostri genitori, che volevano solo riciclare i loro guadagni comprandosi un momento di distrazione dall’obbrobrio della routine quotidiana. Che roba senza senso, la prossima volta scelgo io (e questi sono i vostri partner, irritati per aver ceduto ai vostri gusti cinematografici).

Benritrovati, fedeli, a questa celebrazione dell’Immagine Inutile. Ora andate, dimenticatevene, e spargete il Verbo.
Alla prossima.

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