Four Rooms | Corto Breviario di Film Inutili

Il film del giorno

Salmo del giorno 
Four Rooms

Dalla inconseguente inconsequenzialità dei profeti 
Allison Anders, Alexandre Rockwell, Robert Rodriguez e Quentin Tarantino

Donatovi dalla mentecatta magnanimità di 
Miramax e A Band Apart

Con la connivente compartecipazione di Tim Roth, Valeria Golino, Madonna, Antonio Banderas e altri circensi canzonatori assisi alla sinistra dei censori del buonsenso

Recante il sigillo di approvazione della gilda giullaresca de Miramax e Buena Vista Distribution

Miracolo avvenuto nell’eretico eremitaggio degli Stati Uniti d’America

[Scritte in piccolissimo per sfuggire alla presbiopia presbiteriana del padre, della madre, e di chiunque facesse un po’ il filisteo]

La funzione durerà 98 minuti. Prima di accostarvi all’Immagine Inutile, lavatevi i piedi per venti secondi consecutivi, spazzolate finemente le gengive e sturatevi bene le orecchie. Scaccolatevi, se nessuno vi vede.

Four Rooms

Frase responsoriale

“I could go on and on about his cock, his bone, his knob, his bishop, wang, thang, rod, hot rod, hump mobile, oscar, dong, dagger, banana, cucumber, salami […].” 

Fedeli!

Ben ritrovati a una nuova puntata del Corto Breviario di Film Inutili. Ve l’avevo detto, la volta scorsa, che alle pandemie piace sbeffeggiare le nostre malcapitate difese immunitarie. Tra un ricordo della cara vecchia normalità e l’altro, serve una spinta in più per rinfrancare lo spirito. Spargete il Verbo, fedeli.
Per questo oggi vi porto una chicca nascosta dell’Immagine Inutile, una vera e propria leccornia. Ecco a voi Four Rooms (1995): quattro registi, quattro episodi, un solo sventurato fattorino imprigionato in un albergo tentacolare. Siete pronti, fedeli, a seguire Allison Anders, Alexandre Rockwell, Robert Rodriguez e Quentin Tarantino e staccare un po’ il cervello?

Four Rooms | Corto Breviario di Film Inutili

Perché staccare il cervello è infatti quello che il nostro film sembra richiedere a gran voce. Four Rooms si compie nel giro della notte di Capodanno a Los Angeles, al Mon Signor Hotel. Liberamente ispirata ai racconti di Roald Dahl (quelli per adulti, fedeli, mica La fabbrica di cioccolato), la pellicola è un modulo di idiosincrasie registiche, smorfie memorabili, e giochi degli equivoci. Il tutto è tenuto insieme dal personaggio-protagonista di Ted, il lobby boy, impersonato da Tim Roth, favoritissimo dei prodotti contemporanei di genere e collaboratore di lungo corso di Tarantino. Ma non crediate, fedeli, che sia solo Roth a essersi beccato tutto il divertimento.

Quando nomi conosciuti mettono insieme un’impresa di tale calibro, accorrono in molti. Ed ecco allora che nel cast spunta la bomba sexy Salma Hayek, musa low-key di Rodriguez, ma anche Antonio Banderas, altro aficionado del regista messicano. C’è Valeria Golino, che nel primo episodio (L’ingrediente mancante, diretto da Allison Anders) recita la parte di una strega mangiauomini e divoradonne, impegnata a far resuscitare una potente collega in un gioco di citazioni che porta subito alla mente il Suspiria (1977) di Dario Argento. C’è Madonna (così, un po’ a caso) che non balla né canta, ma che viene comunque inserita in un tubino nero strettissimo. E, immancabilmente, c’è un cameo di Tarantino nell’episodio da lui girato, L’uomo di Hollywood.

Bellissimo direte voi, fedeli, ma che c’azzeccano tutte queste cose l’una con l’altra? Tra streghe, babysitting finito male (trama del segmento di Rodriguez, I monelli), giochetti sessuali da far accapponare la pelle (nella parte di Rockwell, L’uomo sbagliato), o sfide estreme tra amici ubriachi (Tarantino), Four Rooms ha il sapore del divertissement e la spavalderia della noncuranza. Ogni regista si mette in camera per fare solo ciò che gli viene meglio e trarne gran godimento, quindi non aspettatevi pietre miliari della storia del cinema. Se avete visto la saga di Spy Kids (2001-2003), sapete da dove vengono almeno metà degli shot di Rodriguez; e con Tarantino potrete sfidare gli amici a chi conta più shots, un elemento tipico della produzione del regista americano.

Per usare un sintagma trito ma sempre a effetto, fedeli, diremo che Four Rooms è davvero una lettera d’amore al cinema: a quella strana, meravigliosa forma d’espressione che permette di varcare i confini del visivamente pensabile con il solo schiocco di una macchina da presa.
Avrete dunque capito perché Four Rooms è un film inutile, e io non vi tedierò oltre: precipitatevi a vedere questa antologia decisamente fuori dagli schemi. Forse ve ne pentirete quando il capo si lamenterà della vostra scarsa produttività in orario di lavoro,ma, almeno, avrete una buona ragione da addurre per la vostra pigrizia.

Che perdita di tempo, avrebbero detto i vostri canuti antenati. Ma questo film era così brutto che non voleva dire proprio niente, lamenteranno i vostri genitori, che volevano solo riciclare i loro guadagni comprandosi un momento di distrazione dall’obbrobrio della routine quotidiana. Che roba senza senso, la prossima volta scelgo io (e questi sono i vostri partner, irritati per aver ceduto ai vostri gusti cinematografici).

Ben ritrovati, fedeli, a questa celebrazione dell’Immagine Inutile. Ora andate, dimenticatevene, e spargete il Verbo. Alla prossima.

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