Gente da Factory Market

 

Un paio d’ore di macchina per arrivare ad Alzano Lombardo, una colata di cemento sul pendio della Valle Seriana, a pochi minuti da Bergamo. Nel paesino si respira un’aria strana, come se avessero trapiantato una piccola cittadina di montagna nel bel mezzo di una Superstrada, che gareggia in portata con il fiume che le scorre a fianco. L’aria è densa di smog e natura, con una nota dolciastra, data dall’odore di fritto proveniente dal piccolo banchetto a strisce bianche e rosse, che produce frittelle ricoperte di zucchero.
Io e la mi amica Giulia, però, non siamo qui per passeggiare tra le strette vie del paese, ma per far visita al Factory Market, un mercatino del vintage, second hand, illustration, prodotti handmade, design e chi più ne ha più ne metta.  Di certo non siamo gli unici ad aver avuto l’idea di trascorrere qui la nostra domenica. Le strade del paese, infatti, sono piene di persone che si incamminavano verso l’ingresso.

Dopo l’esperienza non esaltante dell’usato troppo usato alle Fiere di Reggio Emilia, il Factory è stata una vera boccata d’aria fresca. Il mercatino, tra creatività, idee, riciclo e sostenibilità,  mi ha letteralmente affascinato, a partire dalla location. Fase Fabbrica Energia Seriana (ex Cartiere Pigna) è tanto fatiscente all’esterno quanto magnetico nei suoi locali interni. Il fascino dell’edificio industriale abbandonato da alcuni anni gioca un ruolo importante e costruisce la perfetta cornice per l’esposizione dei vari artisti, maker e creativi distribuiti all’interno degli ampi locali puntellati da colonne chiare. Un immenso open space pieno di giovani e creatività, il tutto condito da buona musica, cibo e spritz: che cosa desiderare di più? E mentre Giulia era alla pazza ricerca di qualche pezzo vintage da poter sfoggiare in questa primavera, io (armato di Comò Bag.) mi sono messo a gironzolare tra i banchetti dei vari espositori.

Se non siete stati al Factory Market non preoccupatevi: ho organizzato per voi un piccolo tour virtuale tra i banchetti che più mi hanno colpito. Ecco allora i maker / illustrator / designer / stilyst che mi hanno conquistato:
Yuuy

“Quadernini Vs I-pad, è una questione di contatto. Sul banchetto, tra i miei quadernini, avevo messo un cartellino con su scritto toccami, guardami, usami e le persone spesso si stupivano nel leggerlo. Non siamo più abituati a toccare le cose, manipolare, sentire, capire. Toccando crei un rapporto diverso e credo valga lo stesso per lo scrivere: è il tuo tratto personale su un tuo oggetto, senza batterie che si scarichino e senza font da scegliere (e di lavoro sono una grafica..8 ore al computer scegliendo caratteri e colori)”

Queste le parole di Federica, che mi racconta di Yuuy, un progetto nato seriamente per caso. Sulle sue labbra un grande sorriso e davanti a lei tanti quaderni, quadernini e quadernoni realizzati con materiali di recupero.

“Quello che gli altri buttano via è il punto di partenza di tutto. Buste, locandine, incarti del panettone, sacchetti di carta, prove di stampa, carta da parati, lettere, vecchie cartine, scatole dei cereali.. Sono le cose a cui le persone spesso non fanno attenzione, ma nelle quali poi alla fine si di rivedono. Sono gli oggetti nascosti del quotidiano

Lit

Talvolta nel caos di una fiera non sono le luci, le stranezze o l’eccesso a colpire, ma l’estrema semplicità. Così mentre la folla procedeva lenta e rumorosa tra i vari banchetti degli espositori, un ragazzo, chino sulla sua vecchia macchina (proprio come se intorno a lui non ci fosse nessuno), continuava a cucire strisce di stoffe colorate su t-short tinta untia. Misura, dettagli e amore per le piccole cose: questi gli ingredienti vincenti di Lit.

Crediamo nel valore delle piccole cose, nel valore dei dettagli, nella misura e non nell’esagerazione, nella scoperta e non nell’ostentazione. Che sia ancora possibile stupire attraverso  la semplicità.
 
Non ho potuto resistere e mi sono portato a casa una maglietta con striscia azzurra, e non vedo l’ora di usarla per poterci appendere i miei occhiali (foto).

Elisabetta Bianchi

Comò Mag. ha un debole per gli illustratori e, grazie a Fallita Ma Tenera (che disegna per il nostro webzine), anche io sto iniziando a conoscere un po’ di artisti dalla mano abile. Così al Factory mi sono divertito a gironzolare tra i banchetti degli illustrator, guardando le loro piccole e grandi opere. Mi ha colpito lo stile di Elisabetta Bianchi, giovane illustratrice italiana. Qui potete vedere La Volpe e la Cicogna, un’illustrazione per bambini che mi ha particolarmente affascinato.
Per fare un piccolo regalo alle mie compagne sul Comò ho anche acquistato delle graziose cartoline (per rovinare definitivamente la sorpresa metto una foto più sotto).

Urbanslow

Urbanslow, come si legge sul sito ufficiale, è un collettivo analogico di osservazione e ricerca legata al paesaggio urbano.
Perchè analogico? Perchè proponiamo una lettura qualitativa dello spazio e del tempo (slow), combinando capacità intellettuali e manuali. Il risultato: allestimenti, grafica, illustrazioni, workshop rigorosamente autoprodotti.
Non so molto di questo collettivo d’artisti (ad essere sincero), ma sono rimasto molto affascinato da questo progetto che unisce vari architect, grapich designer e video artist, impegnati in vari progetti tra illustration, workshop e urban installation.
Mi sono ritrovato in un luogo così denso di creatività, passioni e idee che continuerei ad elencare, ancora per molto, persone interessante che ho scovato fra la ressa che riempiva gli ampi locali della fabbrica. Così, se siete a caccia di spunti e idee vi lascio qualche altro bigliettino da visita che ho raccolto durante la giornata: Susanna Alberti, La Pinotteria, Chez Blanchette e Vittoria Drago.

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