Giornata Internazionale delle Donne nella Scienza. Perché è importante festeggiarla: un’intervista a tre

Comodino, oggi è una giornata a cui teniamo particolarmente. Oggi ricorre il quinto anniversario della “Giornata Internazionale delle Donne nella Scienza”.

Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel mondo meno del 30% dei ricercatori in ambito scientifico sono donne. Questo è dovuto anche al fatto che le bambine spesso non vengono incoraggiate a seguire un percorso di formazione prevalentemente scientifico, aumentando così il divario tra scienziate e scienziati.

Abbiamo intervistato tre ragazze di tre generazioni differenti, in comune hanno la passione per le materie scientifiche. Tutte sapevano da bambine di voler diventare delle donne di scienza e attraverso percorsi diversi stanno seguendo le loro passioni, con loro tracciamo un sentiero che attraversa gli anni e guarda al futuro con fiducia nel lavoro e nella parità dei diritti.

Oggi il Comò apre il cassetto di Beatrice Rapisarda, studentessa diciottenne del Liceo Scientifico Spallanzani di Reggio Emilia, che quest’anno affronterà la maturità.

Sbirciamo in quello di Laura Tonelli, medico, si è laureata in Medicina Chirurgia e abilitata alla professione a luglio. Da poche settimane e per i prossimi 4 anni sarà Specializzanda di Nefrologia presso il Policlinico di Modena.

Infine c’è il cassetto di Matilde Bertolini, che sta terminando il dottorato nel laboratorio del Professor Bernd Bukau, all’Università di Heidelberg. Si occupa di ricerca in biologia molecolare, in particolare di un processo fondamentale per ogni forma di vita: la produzione di proteine correttamente “ripiegate” nella loro struttura tridimensionale. Comprendere meglio questo processo può aiutare a spiegare gli errori responsabili di molte malattie neurodegenerative.

Leggendo le loro esperienze vogliamo che tu, comodina e comodino, ti possa ispirare, che non pensi che ci siano cose da maschi o da femmine ma semplicemente inclinazioni da seguire.

Lasciamo con piacere la parola a Beatrice, Laura e Matilde.

Cosa c’è nel tuo cassetto?

Beatrice: La mia certezza è che il mio cassetto sarà perennemente disordinato, in qualunque modo io possa cercare di riordinare il contenuto, tutto tornerà sempre a spargersi in giro. Ciò nonostante sono sempre più convinta che il disordine materiale corrisponda a un profondo ordine mentale. Il mio è stracolmo di ricordi, scontrini, foto, disegni, bigliettini, conservo praticamente tutto. Sono un’accumulatrice seriale.

Laura: Chi mi conosce potrebbe confermare che il mio cassetto è sicuramente pieno di cose e abbastanza disordinato, non troppo… il giusto. Ci sono tante foto di posti e persone belle, ricordi e persone che amo. Ci sono alcuni film che mi fanno sempre piangere, una cuffia e un paio di occhialini. C’è molta cancelleria perché ai post-it e agli evidenziatori non so proprio resistere.

Matilde: Nel mio cassetto c’è un libro da leggere senza impegno, una pagina alla volta spesso a distanza di mesi, alcune foto a cui non ho ancora trovato una sistemazione e una poesia scritta da mio padre per il mio compleanno.

Hai sempre saputo che saresti diventata una donna di scienza?

L: Penso di sì, le materie scientifiche mi hanno sempre appassionato molto. Non so se per amore puro o semplicemente per contrapposizione, le materie umanistiche le ho sempre trovate più complicate e meno intriganti. Come era possibile che in una poesia di sei righe fossero nascoste dieci pagine di analisi del testo, poetica dell’autore e significati filosofici? Molto meglio una bella equazione, un problema o una formula chimica: un solo, logico e univoco risultato.

Qual è la tua materia scientifica preferita?

B: La mia materia preferita è ovviamente matematica, da sempre a partire dalla prima elementare fino ad ora è sempre stata di grande interesse per me. Mi dà sicurezza, non si fonda su qualcosa di astratto, ma ogni cosa per essere vera deve essere dimostrata con precisi passaggi logici. Come mi ha sempre ripetuto una persona a me molto cara: «La matematica è semplice, ciò che appare molto complicato si riduce sempre a una serie di passaggi elementari».

Beatrice Rapisarda Giornata Internazionale delle donne nella scienza
Beatrice Rapisarda

C’è stato un momento, un episodio che ti ha fatto capire la tua predilezione per le materie scientifiche?

M: Non ricordo un episodio particolare. Certo, le materie scientifiche mi hanno sempre dato più soddisfazione a scuola ma in quel periodo ero più assorbita dalla mia prima passione, quella per la danza. L’interesse vero per il mondo scientifico è nato più tardi, durante i miei studi universitari. Ascoltando un professore raccontare la serie di esperimenti che hanno svelato questo o quel mistero biologico, mi sono resa conto che scienza e arte non sono due mondi separati. In effetti quello scientifico è un processo innanzitutto creativo, che richiede l’immaginazione di possibili scenari (“E se le cose funzionassero così?”), di inventare un modo per testarli e di immaginarne e interpretarne le conseguenze.

C’è stato un argomento che ti è piaciuto studiare di più? 

L: L’Università mi ha fatto vivere fasi alterne, ho conosciuto materie che ho odiato e altre che ho amato, pur facendo tutte parte del grande mondo della Medicina. Una volta frequentate le lezioni di Nefrologia e studiato per l’esame ho capito che, pur essendo molto complessa, la stavo apprezzando a fondo. Tuttavia penso che l’argomento della mia Tesi – il trapianto renale – sia stato in assoluto ciò che mi è piaciuto di più approfondire, non solo per la sua componente nefrologica, ma anche perché trovo il trapianto in tutte le sue forme uno dei più affascinanti ambiti della Medicina.

Laura Tonelli
Laura Tonelli

Come ti vedi tra quattro anni?

B: Tra quattro anni mi vedo all’Università, alla facoltà di Matematica o forse di Fisica, ancora non lo so. Spero di aver portato avanti le mie aspirazioni e i miei interessi, senza rinunciare a tentare solo per paura di non farcela. Per il resto pensare in grande al futuro non mi piace, tutto può cambiare molto in fretta ed essere imprevedibile, per il momento mi accontento di finire il liceo e di riuscire a prendere la patente (dita incrociate).

Qual è il progetto che più ti ha appassionato?

M: Decisamente il mio progetto di dottorato. Come la maggior parte dei progetti di ricerca è stato un percorso pieno di ipotesi sbagliate ed esperimenti falliti, costellato di meno frequenti ma preziosissime vittorie. C’è un momento particolare nel lavoro dei ricercatori: quello in cui, da sola in laboratorio, vedi per la prima volta il risultato positivo di un esperimento chiave. In quel momento sai che sei l’unica persona al mondo ad avere quel – seppur piccolo – pezzettino di conoscenza in più su come funzionano le cose.

Matilde Bertolini
Matilde Bertolini

Quanto è importante secondo te avere una “Giornata Internazionale delle Donne nella Scienza”?

B: La “Giornata Internazionale delle Donne nella Scienza” rappresenta un riscatto e un incoraggiamento per tutte le donne che aspirano a una carriera scientifica, al fine di liberarsi degli stereotipi di genere e di tutti quei pregiudizi, che da sempre ci hanno lasciato in disparte nel mondo scientifico. Per fortuna conserviamo numerosi esempi di grandi donne nella scienza, mi vengono in mente Rita Levi Montalcini e Margherita Hack, due grandi personalità che hanno abbattuto i pregiudizi sulle donne nell’ambito scientifico.

L: L’istituzione di giornate come la “Giornata Internazionale delle Donne nella Scienza” è, purtroppo, ancora molto importante. Le ricercatrici in ambito scientifico sono una netta minoranza rispetto ai colleghi uomini e la storia è ricca di esempi di donne, che hanno contribuito al progresso scientifico senza alcun riconoscimento. Per quanto riguarda la mia categoria, tuttavia, il cambiamento è tangibile, i corridoi degli ospedali si stanno riempiendo di Dottoresse a qualsiasi livello, da Medici in formazione fino a Primari. Spero un giorno di poter vivere in un mondo in cui non ci sarà bisogno di celebrare giornate come oggi: in cui l’inclinazione a una materia particolare sia per tutti dovuto a una caratteristica personale e non di genere; in cui bambine e bambini giocheranno indistintamente con microscopi e costruzioni; in cui (perché no? Mi lancio in una provocazione) vedendo una ragazza giovane in camice non sarà chiamata “Signorina” o “bella Dottoressa”.

La Scienza e la Medicina non sono questione di uomini o donne, sono materie affascinanti che possono appassionare chiunque.

M: Due anni fa ero ad una conferenza a Cold Spring Harbor (New York), durante tutto il meeting, a nostra insaputa, gli organizzatori registravano il numero di domande rivolte ai presentatori da parte del pubblico maschile e femminile. Alla fine della conferenza ci sono stati presentati i risultati: nonostante entrambi i sessi fossero rappresentati in simile misura, oltre l’80% delle domande erano state effettuate da partecipanti di sesso maschile.

Inoltre, questo è il dato che mi ha più colpita, la probabilità per una scienziata di esporsi ponendo una domanda era significativamente più alta se la domanda immediatamente precedente era anch’essa stata posta da una donna. In altre parole, la partecipazione femminile era incoraggiata dall’esempio di altre donne “role model”. Un fattore che può ispirare più donne a seguire una carriera scientifica è avere esempi di donne di successo che hanno fatto lo stesso. Per questo è importante dedicare un giorno a ricordarci delle role model femminili e raccontare le storie delle scienziate pioniere che hanno cambiato il mondo.

Chiara Tonelli per la Giornata Internazionale delle donne nella scienza