Gita artistica: Mirò a Mantova

Lo scorso weekend io e la mia amica Lucia, colte dall’euforia del bel tempo e delle vacanze pasquali abbiamo deciso di farci un giretto a Mantova per visitare la mostra di Mirò a Palazzo Te.

Il complesso monumentale ospita la mostra “Mirò, l’impulso creativo“, una selezione di 53 opere che coprono gli anni 1966-1989. Divisa in 5 aree tematiche, dall’importanza del tratto nero a quella che evidenzia un ritorno alla semplicità per l’artista catalano, assai influenzato dall’arte giapponese, la mostra accompagna il visitatore, dapprima spiazzandolo un poco con queste grandi tele dai decisi tratti neri, che richiamano forme primitive, per poi lasciarlo andare piano piano da solo nell’indagine.
L’occhio, infatti si va abituando riconoscendo sempre più soggetti ed oggetti nelle opere esposte, non solo nei quadri, ma anche nei bronzi e nei due meravigliosi arazzi (“La lucertola dalle piume d’oro) che Mirò commissionò a Josep Royo, altro artista catalano, abile sperimentatore nell’arte tessile.
Lucia ed io siamo venute a contatto, oltre che con l’arte poliforme di Mirò, anche con il suo temperamento, la sua ecletticità, azione possibile grazie alla visione di una video-intervista presente in mostra e alla ricostruzione degli studi Sert e Son Boter, che l’artista si era fatto costruire dall’architetto e amico Josep Lluis Sert per potersi dedicare alle tele di dimensioni maggiori.
Cercando qualcosa su questo pittore credo che una definizione azzeccata l’abbia data il poeta Jacques Prévert: “Un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni“.
Sì, perché sulla tela Mirò faceva rivivere il suo universo costruito nell’arco di un’intera carriera, fatto di spazi vuoti, di tratti neri, di stelle, di uccelli e di donne.
Se vi interessa conoscere questa personalità la mostra è stata prorogata fino al 3 maggio, non fatevi frenare dalla (solamente apparente) astrusità dell’arte contemporanea, assieme al biglietto vi sarà data un’audio guida che rende la comprensione molto più semplice.
Dopo l’immersione culturale ci siamo concesse una pausa sulle panchine antistanti il Palazzo per goderci il sole e decidere cosa fare delle restanti ore del pomeriggio, abbiamo optato per un giro in centro, che non avevo mai visto.

Ecco un rapido tour mantovano:

Una città su due ruote

La Rotonda e un orologio che mi ricorda tanto quello della piazza di Praga
Piazza Sordello (poeta e trovatore del XIII secolo, che compare nel Purgatorio di Dante)
Risvoltini in quel di Mantova. Comòmag. porta ovunque ciò in cui crede #iomifaccioirisvoltini

Castello San Giorgio

Et dulcis in fundo il luogo dove tutto è iniziato: Palazzo Te
Durante il ritorno a casa scandito dalle note di “Cheerleader” di Omi eravamo felici, le gite fuoriporta mi fanno sempre questo effetto: fuga breve, libertà che prende vita in posti ricchi di storia e nuovi ai miei occhi per lasciare un breve tratto, ma deciso come quelli di Mirò, nella memoria mia e di questa webzine.
Alla prossima gita sul comò!

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