Giulia Ciarapica | Occhiali Rosa

Oggi indossiamo gli Occhiali Rosa con Giulia Ciarapica.

Giulia, marchigiana doc, è un’esplosione di energia e positività, una forza della natura che ti travolge come uno tsunami. 
Giulia è una scrittrice: con Franco Cesati Editore, nel 2018, ha pubblicato Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché e nel 2019 Rizzoli ha dato alle stampe il suo primo romanzo, Una volta è abbastanza, primo volume di una trilogia famigliare. È una delle book blogger più influenti d’Italia e le sue recensioni appaiono anche sulle pagine de Il Foglio e Il Messaggero.
Conosco Giulia da quasi due anni ed è sempre un piacere chiacchierare con lei.

Giulia ciarapica Comò Mag.

Ciao Giulia, benvenuta sul Comò. Cosa c’è nel tuo cassetto?

Non possiedo un comò e in camera ho solo un comodino; inoltre ho un rapporto strano con questa cosa dei sogni nei cassetti, perché ho sempre fatto qualsiasi cosa mi sia venuta in mente. Non sono una persona che inizia le cose e le mette da parte nell’attesa che maturino.

Ma ora come ora, la mia più grande aspirazione è quella di addentrarmi nel mondo dell’editoria a livello più tecnico, per capire come un libro viene concepito, strutturato e come evolve.

Nelle tue foto su Instagram è spesso presente l’immensa libreria di casa tua. Cosa rappresentano per te la scrittura e la lettura?

Nasco come lettrice. La lettura è il mio punto di partenza e non consiste solo nell’imparare qualcosa a livello tecnico o accademico, o nell’intrattenermi, ma è un mezzo per aprirmi all’Altro.
Con la lettura mi apro a un altro modo di pensare, magari “frequentando” scrittori lontanissimi dalla mia prospettiva di vita o vissuti in altre epoche, ma con i quali mi confronto e dai quali apprendo tantissime cose.
Leggo molti classici, e mi focalizzo su quelli quando devo scrivere un articolo, perché il passato serve per potersi muovere nel presente e anche nel futuro, tenendo sempre a mente quello che si è stati.

La scrittura per me è fondamentale, ma non è una valvola di sfogo, non è un mezzo per liberarmi di qualcosa. Anzi, la scrittura mi offre degli spunti di riflessione, facendo sorgere dubbi che prima non avevo, ed è spesso dolorosa. Grazie a essa ho scoperto degli aspetti di me che non conoscevo, che a volte mi fanno paura, e per questo mi può intimorire.

Giulia Ciarapica libreria

Grazie alla tua caparbietà e alla tua formazione letteraria hai realizzato il tuo sogno: vivere di libri. Cosa significa questo per te?

Vivere di libri significa realizzare un obiettivo: vivere con, per e nei libri.
Significa fare il lavoro che avrei voluto fare e per il quale ho studiato. Significa avere la consapevolezza di realizzare qualcosa di creativo che ha a che fare anche con le storie altrui; c’è quindi un doppio punto di vista creativo: quello personale, in qualità di scrittrice, e quello altro, che consiste nel dare un giudizio critico su quanto è stato scritto da altre persone.

Sei una delle book blogger più apprezzate in Italia, merito anche della tua (auto)ironia. Molti book blogger, nei mesi scorsi, hanno subito duri attacchi da parte di giornalisti e critici. Cosa vuoi dire a coloro che hanno accusato te e le tue “colleghe” di creare contenuti privi di valore?

L’Italia è un Paese conservatore che fatica a inglobare elementi nuovi, che si pensa possano minare l’equilibrio di una struttura che esiste dalla notte dei tempi. E questo ci può stare, come ci può stare anche una certa diffidenza iniziale: è legittimo chiedersi chi sono questi blogger, che formazione hanno e come si approcciano ai libri; però questa diffidenza deve essere superata da fatti.
Ci sono dei blogger che pensano solo all’apparenza, che non leggono i libri fino alla fine o non li leggono proprio, che segnalano sui loro blog solo la quarta di copertina, ma quelle sono persone che fanno il loro lavoro senza buon senso, e in ogni categoria ci sono lavoratori così, sfido a non trovarli.
A questo punto bisogna fare una distinzione tra i blog influencer che lavorano in maniera accurata e chi no.

C’è poi un altro problema di fondo: nel momento in cui si posta una foto di un libro su Instagram, al libro non succede niente, non perde di valore. Tutt’al più si possono muovere delle critiche ai contenuti, al fatto che non venga fatto microblogging o che non venga messo alcun approfondimento sul proprio blog. Instagram è un mezzo, non è un contenuto; i social sono mezzi neutrali attraverso i quali vengono veicolati dei contenuti.

Per questo, nel mio blog ho creato una rubrica, Book Influencer a chi?, nella quale intervisto le voci più originali e preparate del panorama italiano dei book influencer.

Giulia Ciarapica Una volta è abbastanza

In quanto autrice, book blogger e collaboratrice redazionale, come vedi la situazione attuale dell’editoria italiana? E come immagini quella futura?

Ho la sensazione che la situazione dell’editoria italiana sia migliorata negli ultimi anni.

Molti degli acquisti nelle librerie partono da segnalazioni online; credo quindi che l’online sia un supporto fondamentale all’editoria, più dei quotidiani e di altri mezzi classici di promozione della cultura.

Andando in questa direzione, secondo me, si potrà dare alla lettura un’impronta divertente e divertita, per dare uno sprint a un settore che tende a rimanere chiuso nella sua torre d’avorio e per scardinare la convinzione diffusa tra i più giovani che la lettura sia una cosa noiosa che viene imposta per necessità.

Se potessi riportare in vita un autore o un’autrice del passato, chi sceglieresti e perché?

L’autore italiano per il quale mi batte forte il cuore e vorrei parlare è Dino Buzzati. Però, e questa è una scoperta fresca fresca, mi sarebbe piaciuto incontrare e conoscere Goffredo Parise, sono rimasta folgorata dal suo L’odore del sangue.

Al di fuori del panorama italiano, mi piacerebbe poter riportare in vita Edith Wharton – la prima scrittrice insignita del Pulitzer – una delle personalità femminili più originali degli ultimi due secoli.
Mi sarebbe piaciuto anche parlare con Nellie Bly, la prima giornalista d’inchiesta che passò una decina di giorni nel manicomio femminile sull’isola Roosevelt, esperienza che la portò a scrivere il reportage Dieci giorni in manicomio.

Giulia Ciarapica Comò Mag.

Al momento stai lavorando al seguito di Una volta è abbastanza, il tuo romanzo d’esordio e primo volume di una saga famigliare. Ti piacerebbe, in futuro, esplorare nuovi generi letterari?

Ho un paio idee in mente legate alla saggistica: la prima riguarda la letteratura gotica, la seconda, che sto sviluppando con il mio primo editore, riguarda il mondo della critica letteraria e del cibo.

Per quanto riguarda la narrativa, vorrei esplorare il gotico e, completata la trilogia, scrivere qualcosa in prima persona.

Giulia, indossi un paio di occhiali rosa: come vedi il mondo?

Non voglio essere presuntuosa o troppo ottimista, ma faccio già molte cose che mi piacciono, quindi il mio mondo è già rosa.

Ma per quanto riguarda la realtà che mi circonda, se indossasi un paio di occhiali rosa, vorrei che la condizione lavorativa femminile fosse migliore. Avendo tastato vari ambienti lavorativi legati all’editoria e al giornalismo, vorrei che le donne fossero meno sottovalutate e prese più sul serio.

Giulia Ciarapica Comò Mag.

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