Ho trovato il profumo della notte su un biglietto anonimo

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Tardi, è davvero tardi e io dovrei andare a letto ma prima devo trovare un’idea. Eh sì, perché non ho ancora scritto l’articolo per domani, così frugo tra i mie appunti, tra i fogli sparsi sulla scrivania, tra le agendine rosa, azzurre, con gli orsetti, ma creo solo più confusione. Allora cerco ispirazione tra i libri sul comodino, troppi che si accumulano, come i progetti creativi che probabilmente troveranno una tangibile realizzazione tra molto tempo. Creo nella mia testa più confusione che chiarezza, trovo spunti ma nulla che valga la pena davvero sviluppare. Sarà il sonno, sarà la fretta. Nella vorace ricerca maldestramente prendo contro ad un libro della biblioteca, probabilmente scaduto perché non ricordo di averlo preso in prestito. Vorrei controllare i prestiti della tessera online ma vengo frenata: dal libro caduto, aperto, che libera quell’odore dolce di pagine gialline con inchiostro nero e spesso al tatto, esce un foglio bianchissimo, un biglietto ritagliato con l’ausilio delle pieghe e di un righello, nulla di ricercato. Lo apro, vi sono segnate due citazioni, due anonime e una di Borges. Magari sono proprio le idee che sto cercando penso.

Il sonno sta aumentando e il biglietto cita:

La notte impone a noi la sua fatica magica

 

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Non ricordavo questa frase di Borges, mi lascio avvolgere dal torpore, dal silenzio, sono la sola rimasta sveglia, ma le frasi che scorrono dai polsi alle dita che battono sulla tastiera non si fermano, sognare è faticoso? Perché immersa nella penombra della stanza, lo schermo è il mio cielo, mi sembra un cielo al contrario dove il cielo è bianco invece di essere blu scuro e le stelle danzano nere su di esso, queste stelle sono caratteri, sono parole, spero che siano i sogni che tra poco sognerò prima di svegliarmi con il sole e un’energia diversa nel corpo.

Non sto dormendo ma non sono sicura di non stare sognando, allora giro il retro del biglietto dove una citazione anonima sembra rispondermi:

Le notti migliori sono quelle in cui cominci a sognare ancora prima di addormentarti

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Questa mano sapiente stava leggendo di notte, forse in una camera in penombra immersa nel silenzio, forse insonne, forse sola o con qualcuno a fianco, si era lasciata, o lasciato chissà, trasportare da quei sogni che la sua mente cominciava ad agguantare già da sveglia.
Decido di resistere e lasciarmi cullare ancora un po’ dal calore che mi hanno regalato queste pagine ingiallite, dalla foga della ricerca sono approdata al porto della “dormiveglia creativa”, si dirà così? Rende l’idea, credo. Rileggo ciò che ho scritto, forse ha senso solo con la stanchezza sugli occhi o forse avrà una logica anche quando qualcuno lo leggerà sullo schermo di un computer con la luce solare che fende le finestre.

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Non voglio controllare la tessera della biblioteca adesso, voglio conservare in un mio libro sul comodino questo biglietto, non voglio ricopiarlo, voglio che le parole di questa penna sconosciuta siano al mio fianco in quel delicato momento di passaggio dalla veglia al sonno. Non penso al domani, penso ai sogni e ringrazio il caso, la ricerca, la scrittura notturna, così capace di liberare i regali più grati, invisibili a chi ha maneggiato quel libro sullo scaffale della biblioteca.

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