Home Sweet Home – Ricordo di una vita, la sua

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C’è questa casa.

Adesso è completamente vuota. O meglio, ci sono i mobili, però sono tutti vuoti. Sono rimaste le tende appese, l’orologio al muro e il crocefisso, perché diciamolo, mi pareva brutto toglierlo.
Questa è la casa di mio zio. Di mio zio e di mia nonna che adesso non ci sono piùDa quando è mancato mio zio, più di un anno fa, in questa casa ci sono entrata quattro volte.

Ricordi sul Comò

Non entrarci era come nascondermi il fatto che mio zio non ci fosse più. La mente è un’abile ingannatrice e così dentro di me per un anno ho creduto che lo zio fosse ancora lì, in quella casa, con la sua sigaretta accesa. Sul cellulare ho ancora la registrazione della sua chiamata e del suo ultimo messaggio. Per dire.
Si, ok, ho 32 anni e certe cose dovrei anche imparare ad affrontarle, ma la verità è che non ne avevo proprio voglia.

Ricordi sulla parete

Poi forse ho elaborato il lutto, -si dice così, giusto?- e ho affrontato la parte più difficile: svuotare la sua casa. Perché non si tratta semplicemente di imballare scatoloni, scegliere cosa tenere e cosa buttare. A me è sembrato molto di più. Sono entrata, nei suoi cassetti, nei suoi armadi, nella sua vita. Ho trovato foto, ricordi di una vita fa, la sua.
Ed è stato strano, commovente, doloroso, snervante, stancante, pesante, liberatorio.

Ricordo in casa

Un ragazzo una volta mi disse che “non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo”Posso dire di essere stata mollata con una citazione di Isabelle Allende. Che stile.
Amori estivi non corrisposti a parte, da allora questa frase me la sono cucita addosso per le persone care che sono andate avanti. Si tratta pur sempre di amore.

Ricordo in casa

Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.
Semplice ed immediato.
Per dire.

 

L’autore delle fotografie di questo articolo è Gabriele Alberto @gabri_alberto

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