Horns – Dove c’è Aja c’è’ (mai na) gioia

horns poster

Non è vero, qualcosa di bello Alexandre Aja l’ha fatto. Correva l’anno 2003 e se ne uscì con “Alta tensione”, un omaggio agli slasher anni ’70 decisamente ben fatto, permeato da una tensione al limite del sopportabile -giustamente citata nel titolo- da inizio a fine.

Ma basta sollazzarci con le cose belle, parliamo di cosa è permeato “Horns”. E’ permeato di… sì pronto? Come? Non lo posso dire? No? Ma… ok. Ma neanche un sinonimo? Ah. Ma l’iniziale? Ma se…? No? Metto gli asterischi? Internet dovrebbe essere il luogo della libertà d’espress… eh? Ma come non mi pagate? Ma io già non prend… sì. Cerco un sinonimo. Certo. Ok. Che mondo, signora mia.

Disagio. “Horns” è un film permeato di disagio.

Disagio per il livello della recitazione, disagio per l’andamento della trama, disagio per certe scene al limite dell’offensivo e disagio nello spettatore che mentre guarda vorrebbe essere altrove. Tipo in rehab.

Partiamo dal protagonista prescelto per questo particolare ruolo: Daniel Radcliffe. Proprio lui: Danielone, l’eterno piccolo, dolce e occhialuto Harry Potter.

daniel
Il mio falegname con 30.000 lire etc etc etc.

Le corna sono, in linea di tempo, solo l’ultimo di una lunga serie di tentativi che Danielone ha fatto per scrollarsi di dosso ciò che gli rimane dell’immagine del dolce maghetto. Si è spogliato nudo a teatro, ma niente. Ha limonato un ragazzo per “Kill your darlings”, ma niente, non aveva considerato che quell’uomo era Dane DeHaan e allora Danielone pure tu eh santo cielo ma chi ti caga?
A questo giro ci ha provato con dei cornini, qualche parolaccia e un filo di barbetta incolta, interpretando il personaggio dello sfigatissimo Ignatius Perrish (detto “IG”). Come se chiamarsi Ignazio non fosse già uno smacco abbastanza grande, il nostro si ritrova subito a inizio film incolpato dal paese intero -parenti compresi- della morte della sua amata Merrin, alla quale stava proprio per fare la fatidica proposta di matrimonio. Sconvolto e incazzato con tutti cosa fa? Si sfascia di gelato come tutti? Va a correre nei boschi con Eminem nelle orecchie? Si butta su Youtube a riguardarsi da capo a fine tutta la prima stagione di Fantaghirò, come farei io? No. Lui si ubriaca (Danielone ci tiene a sottolineare che no, non è Burrobirra: ora è passato al Bacardi Breezer, dice che lo sballa di più), si porta a letto un’amica e va a fare il bisogno piccolo su un altare dedicato alla Madonna.
Sì, esatto. No, non lo ripeterò una seconda volta.

La mattina dopo, così a caso e senza una spiegazione, IG si sveglia con le corna. Succede a tutti prima o poi Ignà, non ne farei un dramma adesso.
Da lì, il delirio. Chiunque gli stia vicino sembra impazzire: tutti diventano all’improvviso incapaci di contenere i loro istinti sessuali più nascosti e inconfessabili, nessuno riesce più a mantenere il controllo e il finto rigore tipico di quelle piccole cittadine americane dal clima ipocrita. Una specie di “Bugiardo Bugiardo” al contrario, solo che non c’è Jim Carrey e che è “Horns” e fa schifo.

Mentre la commistione dei generi è solitamente un’ottima cosa, nel caso di “Horns” si ha la sensazione costante di non stare vedendo niente di innovativo o adeguatamente ragionato.
Vuole essere una black comedy, ma anche un horror, ma anche un thriller, ma anche, perché no, un po’ dramma amoroso e alla fine non è nessuna di queste cose.
Le derive smielose del film –coadiuvate da un’ambientazione trita e ritrita tipo casa sull’abero/boschetti/amore adolescenziale eterno che ha distrutto almeno un paio di generazioni- ti fanno immediatamente venir voglia di dare un chance a “Colpa delle Stelle”.

love

Le scene più sentimentali e quelle “politically incorrect” (o che vorrebbero esserlo) sembrano in continuo contrasto tra loro, in una totale assenza di fluidità che fa sembrare il film un’altalena continua di insensatezza dove le scene di un tipo e dell’altro devono aggiustare il tiro, addolcire quello che c’è o al contrario buttare un po’ di sangue dove serve.
Insomma: grazie, ma no grazie. Per ripulirmi da questa roba mi toccherà vedere “Scream 4” per la terza volta. Questo mese.

PS: Dalla regia mi comunicano che Danielone però non demorde, ci prova ancora. Infatti tornerà a breve nelle sale con “Swiss Army Man”, un film dove interpreta un cadavere per il 99% della durata della narrazione. Io questa volta, non so perché, voglio crederci.

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