Silvia e Leonardo di Felpafelpa: “You need a hug, you need #felpafelpa!”

Da quattro anni Silvia e Leonardo ci coccolano con le morbidissime felpe di FelpaFelpa.
Le loro creazioni sono gender-free, adatte a ogni fisicità e – cosa che noi amiamo – hanno un’aria vintage data dal taglio anni ’80.

Con loro abbiamo scambiato quattro chiacchiere, abbiamo parlato di moda, di collaborazioni con giovani creativi italiani e degli effetti della pandemia, ma, soprattutto, abbiamo mangiato un gelato al gusto puffo.

You need a hug, you need #felpafelpa!

Leonardo e Silvia FelpaFelpa

Ciao Silvia, ciao Leonardo, benvenuti sul Comò! Cosa c’è nel vostro cassetto?

Silvia: Nel mio cassetto c’è il mio gatto Gagarin (lo so, ci sta un po’ stretto), l’insalata russa, la mia prima macchina fotografica e sicuramente un libro, oggi ti dico Un amore di Dino Buzzati.

Leonardo: Nel mio cassetto ci sono tanti hard disk, con relativi cavetti; acrilico nero e pennelli: c’è sempre bisogno di disegnare.

E in quello di FelpaFelpa?

Nel cassetto di FelpaFelpa, sicuramente, ci sono tante felpe, alcune macchiate, altre troppo grandi da indossare, altre rubate a casa di qualche amico. Poi un’amaca, un coltellino svizzero, una mappa misteriosa e qualcosa da bere, giusto una bottiglia per ricordarci da dove veniamo, Silvia dal Piemonte e Leo dal Veneto!

Ci parlereste di come è nato il progetto FelpaFelpa?

S: FelpaFelpa è nata il 24 ottobre 2016, per gioco. Ci siamo conosciuti lo stesso anno perché lavoravamo nello stesso settore, il cinema. Le felpe di FelpaFelpa erano comode sia per lavorare che per fare serate (all’epoca ne facevamo molte!), ci aiutavano negli hangover, nelle domeniche da fuorisede solitari, nei set difficili, nei viaggi in montagna. FelpaFelpa c’era sempre.

L: Fondamentalmente ci serviva un rimedio efficace per quei mal di testa da postumi. FelpaFelpa ci ha coccolati a dovere in questo arduo compito. Speriamo che l’abbraccio sia arrivato anche a tutti quelli che ci hanno sostenuto in questi anni.

Per formazione e professione provenite dal mondo del cinema, che significato ha per voi l’universo moda?

S: Penso che FelpaFelpa non faccia parte del mondo della moda, siamo più un amico che ti abbraccia da lontano, indossando una felpa. Io, personalmente, quando indosso FelpaFelpa mi sento dentro un cerchio dove nessuno può scalfirmi, mi sento comoda e bella ed è in questo modo che si vince, soprattutto nella moda.

L: Padre sarto e sorella con un negozio di abbigliamento, l’universo moda è sempre stato intrinseco e importante nella mia famiglia, e ciò si riflette anche nella famiglia FelpaFelpa.

felpa gelato al puffo FelpaFelpa

Dal 2016, anno di creazione di FelpaFelpa, a oggi avete collaborato con illustratori, fotografi, registi di videoclip, una squadra di calcio femminile. Quanto è importante nella creatività contemporanea l’ibridazione e le commistioni di generi differenti?

S: Da regista credo sia fondamentale narrare una storia. Con FelpaFelpa abbiamo sempre cercato diverse collaborazioni per esprimere al meglio quello che siamo.
FelpaFelpa cerca sempre di allontanarsi dagli stereotipi e dalle imposizioni: tutti possono indossare le nostre felpe perché crediamo che tutti i corpi siano validi, senza distinzioni. Questa nostra fluidità porta la creatività alle stelle, non abbiamo mai avuto dei blocchi perché, nonostante sia nato per gioco, FelpaFelpa è un brand pieno di storie, sia passate che future.

Il 2020 ci ha messi alla prova sotto ogni punto di vista. Sin dalla prima quarantena non vi siete persi d’animo, anzi! Avete organizzato una raccolta fondi a favore dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il più colpito dall’emergenza pandemica. Ci raccontereste nel dettaglio come avete agito?

S: il mondo dello spettacolo era (ed è tuttora) in stallo, in crisi causa pandemia. Leonardo a fine febbraio si stava occupando della produzione delle felpe con il metodo tie-dye, i lavaggi casalinghi in stile anni 2000. Poi è scoppiata la pandemia e abbiamo pensato fosse più giusto supportare in quel momento la sanità, in particolare l’ospedale di Bergamo, il più colpito.

L: Mai stato così felice di aver avuto per mesi le mani sempre sporche di colore, per la creazione delle felpe tie-dye. La causa era ed è importante; nel nostro piccolo abbiamo voluto dare questo contributo.

Per l’estate avete puntato sull’effetto nostalgia creando una felpafelpa del mitico colore del gelato gusto puffo. Anche noi del Comò siamo affezionati ai ricordi e a tutte quelle cose vecchiotte che ci fanno stare bene e che, di conseguenza, non riusciamo a buttare. Cosa c’è nel vostro comò personale che non riuscite a buttare via e che vi regala ancora delle belle sensazioni?

S: Mia sorella mi raccontava di uno studio condotto quest’anno in cui si diceva chela nostalgia è stato il sentimento più forte del 2020. La pandemia induce alla malinconia del passato. Oltre alla linea tie-dye anni 2000, abbiamo ideato una linea estiva ad hoc. Una felpa in estate? Una cosa che non avevamo mai fatto prima! Così abbiamo fatto un salto nei bagnasciuga di fine anni ’80 e inizio ’90 per narrare la storia del gelato al puffo, un gusto mai assaggiato ma sempre ammirato e presente nei ricordi.

box natalizia FelpaFelpa

Adesso, invece, avete lanciato una box natalizia… Chi avete invitato a partecipare?

La box natalizia rappresenta un po’ il nostro sentimento di questo 2020: supportare le realtà indipendenti, cercare di fare regali di Natale sostenibili e lontani da ogni genere di sfruttamento. La box costa cinquantanove euro e all’interno, ovviamente, c’è una nostra FelpaFelpa a scelta della linea invernale, una shopper del progetto TwoFive.Store dell’illustratrice Claudia Maestrini, una lattina Amen American Ipa del birrificio War, una copia del libro Sedimenti di Lahar Magazine e una pochette coloratissima realizzata a mano da Love Couture Cittadella contenente dei bastoncini di palosanto. Un vero e proprio cesto indipendente natalizio!

Potete svelarci i vostri prossimi progetti?

Per San Valentino ci sarà il kit dei Cuori Infranti, vi possiamo annunciare che è divertentissimo e pieno di cose belle. E poi chi lo sa, magari un giorno faremo un film su FelpaFelpa.