Jobe’z World | Corto Breviario di Film Inutili

Il film inutile del giorno

Salmo del giorno 
Jobe’z World

Dalla inconseguente inconsequenzialità del profeta 
Michael M. Bilandic

Donatovi dalla mentecatta magnanimità di 
Jobewerkz

Con la connivente compartecipazione di Jason Grisell, Theodore Bouloukos, Owen Kline, e altri circensi canzonatori assisi alla sinistra dei censori del buonsenso

Recante il sigillo di approvazione della gilda giullaresca de Jobewerkz (sì, ancora)

Miracolo avvenuto nell’eretico eremitaggio degli Stati Uniti d’America

[Scritte in piccolissimo per sfuggire alla presbiopia presbiteriana del padre, della madre e di chiunque facesse un po’ il filisteo]

La funzione durerà 67 minuti. Prima di accostarvi all’Immagine Inutile, lavatevi i piedi per venti secondi consecutivi, spazzolate finemente le gengive e sturatevi bene le orecchie. Scaccolatevi, se nessuno vi vede.

Jobe’z World

Frase responsoriale

“God is a DJ” 

Fedeli!

Ben ritrovati a una nuova puntata del Corto Breviario di Film Inutili. Mentre le pandemie impazzano rallentano sbeffeggiano, rifugiamoci nel conforto dell’Immagine Inutile e prepariamoci a contemplare attraverso il vetro a doppio strato della nostra finestra la neve che sulle cime dei monti verrà. Non perdetevi d’animo, fedeli. Rimanete con noi per fare la conoscenza di un principe dei film inutili: Jobe’z World, di Michael M. Bilandic.

Avete mai esperito, fedeli, uno iato cosmico? Una differenza, insomma, incolmabile. Un fastidio preoccupante nel sentire che due cose non vanno esattamente insieme, che manca un punto d’unione. Perché questo è proprio ciò che si prova guardando Jobe’z World, film del 2018. Ma partiamo da lontano. Jobe’z World è la storia di Jobe (Jason Grisell), bighellone in pattini a rotelle che, si intuisce vagamente, svolge qualche mansione come fattorino (cibo, droga, chi più ne ha, più ne metta) con molta, molta poca voglia. New York, Manhattan. Tutto si muove, tutto si trasforma, e Jobe, invece, no. Dotato di un arco del personaggio praticamente inesistente, Jobe non evolve, inetto imbambolato. Quando gli viene affidata una drug delivery per il suo attore del cuore, Royce (Theodore Bouloukos), le cose precipitano. A qualche ora dalla consegna, la celebrità posta un video su YouTube: sbava, ha la schiuma alla bocca; la diagnosi è facile, overdose, e l’uomo viene dichiarato morto.

Jobe si sente il mondo cadere addosso. Ma ecco che il trucco è svelato: si trattava solo di una performance. E potrebbe essere un film di Shyamalan, invece è Jobe’z World. E nel film di Bilandic, fedeli, non c’è posto per dialoghi diversi dal cliché più trito e dalla vuota formulazione, corredati da una buona dose di ispirazione cinematografica. Ma ecco che sopraggiunge lo iato a suggellare l’inutilità della pellicola.

Jobe’z World | Corto Breviario di Film Inutili

A fronte di una gestione claudicante di trama e intreccio, la fotografia di Jobe’z World, a firma di Sean Price Williams, habitué di indie e underground, regala momenti di aisthesis cromatica non indifferente. Tra sovresposizioni al neon e luci piazzate con metodo scientifico, Jobe’z World ci accoglie, fin dal primo fotogramma, con un sentore di turbo-anni Novanta ed estrema cura per i dettagli che, affiancati al ritmo sottotono della narrazione, generano il famoso iato. A questo punto, fedeli, voi avete già capito che i 67 minuti di questa pellicola chiamano un giudizio obbligato.

Jobe’z World è un film inutile, uno dei più inutili che potrete mai vedere, fedeli. È inutile dal punto di vista del “ma dove sta la storia qui, che schifo”, ma, più importante, è inutile perché ci soffia attorno una bolla di sensi e percezione. Ci imbambola, è noioso, ma vogliamo continuare a guardare. Forse vogliamo dire anche che ci piace, giusto un po’. Onestamente, fedeli, la sera che ho fatto partire Jobe’z World ero stanca, e di guardare film non inutili non ne avevo proprio voglia. Eppure, non immaginavo sarei riemersa dall’esperienza con così tanto entusiasmo, e un sermone nuovo da condividere con voi. Immagino sia da annoverarsi nel potere dell’Immagine Inutile.

Che perdita di tempo, avrebbero detto i vostri canuti antenati. Ma questo film era così brutto che non voleva dire proprio niente, lamenteranno i vostri genitori, che volevano solo riciclare i loro guadagni comprandosi un momento di distrazione dall’obbrobrio della routine quotidiana. Che roba senza senso, la prossima volta scelgo io (e questi sono i vostri partner, irritati per aver ceduto ai vostri gusti cinematografici).

Benritrovati, fedeli, a questa celebrazione dell’Immagine Inutile. Ora andate, dimenticatevene, e spargete il Verbo. Alla prossima.

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