“Knock Knock” di Eli Roth – Di quella volta in cui Keanu Reeves si è stancato di provarci

7a7fce36-4d95-11e5-b765-005056b70bb8

Cosa faresti se, in una serata di pioggia, due perfette estranee dall’aspetto innocuo bussassero alla tua porta chiedendo aiuto?
Come? Le lasci fuori? Allora siamo in due, perché io personalmente alle poverine lancerei (imprecando) un ombrello dal balcone e scapperei dentro a riprendere Fargo da dove l’avevo lasciato e usare la mia gatta come scaldasonno.
Ma se invece tu ti chiamassi Keanu Reeves e fossi ridotto a una specie di ameba dopo anni passati a fare il maritino perfetto? Se tua moglie ti si concedesse solo durante le feste comandate e se il tuo taglio di capelli –accettabile se e solo se ti chiami Nick Carter e canti nei Backstreet Boys- venisse sbeffeggiato addirittura dalla tua prole? Te lo dico io cosa faresti: le faresti entrare.

Cartoline dal disagio:
Knock knock foto 1

Ecco la premessa che ci introduce all’ultimo film di Eli Roth: Knock knock. Due anni dopo aver terminato le riprese dell’horror a tinte cannibalesche The Green Inferno, Roth torna con un nuovo lavoro che mira più a far sorgere delle domande nello spettatore, piuttosto che spaventarlo e sconvolgerlo.
Spoiler: alla fine non ti succede nessuna delle due cose.

Anche per Knock knock si ripete la collaborazione tra il regista e Nicolas Lopez (qui impegnato nel duplice ruolo di sceneggiatore e produttore) e la coppia creativa vira questa volta dallo splatter di The Green Inferno al più classico genere dell’home invasion, con forti connotazioni thriller più che horror. In teoria.
Gli appassionati dei bagni di sangue ai quali Roth ci ha abituato fino ad oggi rimarranno stupiti -e forse delusi- dalla diversità di questa nuova pellicola rispetto alle altre e lo stesso regista ha infatti affermato in un’intervista di volere questa volta spostare l’attenzione dello spettatore sull’aspetto visivo, la fotografia, pur mantenendo per tutta la durata della pellicola un clima di follia latente o eclatante.

Diapositiva della follia latente:

Knock knock foto 2

Mah guarda Eli, ti dirò, c’è un aspetto visivo più innovativo ed interessante nel filmino della mia recita di Natale del ’92.

Protagonista della pellicola è Evan Webber (Keanu Reeves), dolce maritino amorevole che conduce una vita tranquilla e felice con moglie e figli in una splendida villa. Già così, due palle. Rimasto da solo a casa per terminare un progetto di lavoro mentre il parentado è al mare, riceve la visita di due giovanissime ragazze (le gnocchissime Lorenza Izzo e Ana de Armas), che all’improvviso bussano alla sua porta bagnate fradice di pioggia. Se fossimo su Youporn sarebbe tutto ok, ma no, noi stiamo guardando un film di Eli Roth che cerca di darsi al thriller psicologico e dunque a quel punto scattano per forza i casini. Le due, Genesis e Bel, affermano di essersi perse mentre cercavano l’indirizzo di una festa ed Evan –con la lucidità di un gatto post anestesia- si offre, nell’ordine, di: farle entrare, prestargli l’iPad, chiamargli un taxi, fargli usare l’asciugatrice, dargli gli accappatoi della moglie. Tutto ciò perché in casa era finito il burro d’arachidi, altrimenti probabilmente si sarebbe messo anche a preparare dei toast.

Knock knock foto 3
Si trova sempre spazio per un po’ di cultura.

I tre si mettono comodi e, nell’attesa dell’auto che verrà a prendere le ragazze, cominciano a chiacchierare. O, più che chiacchierare, diciamo che le ragazze si mettono a fare a gara a chi spara le cazzate più grosse, stando sempre attente a mostrarsi più zozze che mai, mentre Evan continua a fare “sì-sì” con la testa senza capire nemmeno dove si trova.
Tutto procede quindi normalissimamente e credibilissimamente, fino a quando le due amiche non cominciano a spingersi un po’ troppo in là, tra confidenze sessuali scabrose e tentativi ripetuti di sedurre l’imbarazzato Evan. Ma tu pensa oh! Un uomo ora non può nemmeno più stare tranquillo in casa fingendo di lavorare e prestando accappatoi a teeenager infreddolite e palesemente ninfomani. Che mondo, signora mia, che mondo.
Evan resiste stoicamente. Questo per circa 10 secondi, poi niente le vede nude mentre entrano nella doccia e allora sai è un lavoro duro ma qualcuno deve pur farlo e da lì alla revisione completa del telaio del box doccia è un attimo.
Scatta così la scena di sesso sfrenato, la quale –considerato l’andazzo molto piatto e un po’ ripetitivo della pellicola- è probabilmente la più interessante e coinvolgente del film. Questo vedo-non vedo, la pioggia battente fuori, corpi che s’intrecciano. Ma soprattutto: la faccia di Keanu Reeves che finalmente non viene inquadrata troppo, regalandoci così la possibilità di immaginare che al suo posto ci sia Fassbender e che in realtà stiamo guardando Shame.

Incubi:

Knock knock foto 4

Quella che per il nostro protagonista sarebbe solo una parentesi da dimenticare per ritornare in fretta alla sua vita di perfetto e amorevole marito (ho l’ansia) diventerà una trappola dalla quale le due misteriose ragazze non gli permetteranno di uscire senza conseguenze. In una spirale di pazzia sempre crescente Evan e lo stesso spettatore si rendono piano piano conto di come le ipocrite apparenze siano state oramai scoperchiate e di come lui non possa più fare niente per cancellare il suo passo falso e tornare alla vita di prima. Detto in parole semplici: le due zozzissime amiche, una sorta di duo moralizzatore in missione per combattere l’ipocrisia delle “famigliole perfette”, cominceranno a impadronirsi della casa di Evan, a torturarlo, a prendersi gioco di lui e rovinargli la vita (con tanto di post su Facebook e un pizzico di umorismo grottesco finale).
Solo che ecco il protagonista ha la faccia di Keanu Reeves quindi va a finire che si tifa per le cattive.

Se la prima parte del film riesce a creare una decente atmosfera di “imminente catastrofe” lo dobbiamo principalmente alle due brave attrici protagoniste, le quali riescono a danzare continuamente sul sottilissimo confine tra pazzia, morbosità e semplice leggerezza adolescenziale.

La leggerezza adolescenziale:

Knock knock foto 5

La loro buona performance però non è controbilanciata da un personaggio maschile altrettanto carismatico; Keanu Reeves infatti non riesce mai a donare spessore a Evan e la sua recitazione sembra quella di uno che passava lì per caso e che, controvoglia, si è prestato a ‘na pagliacciata. Nella seconda parte del film, quando la follia delle due ragazze s’intensifica al massimo, non si riesce comunque ad avvertire un coinvolgimento e nemmeno il finale, inaspettatamente grottesco e divertente, salva una pellicola di base insipida e monotona. Spezzo una lancia in favore di Roth e dico che il tanto paventato aspetto visivo interessante s’intravede un pochettino verso la fine, quando ripetute inquadrature della villa di Evan ci mostrano il gran casino che le due pazzerelle hanno combinato. Muri di casa deturpati, preziosissimi vinili rotti, statue in mille pezzi, ma soprattutto foto di famiglia riempite di scritte oscene e scarabocchi che però rimangono comunque sempre meno inquietanti delle foto di famiglia posate normali.

La prossima volta in cui avrò voglia di un horror a tinte psicologiche guarderò la mia cronologia conversazioni di MSN.

Lascia un commento