L’ARCA DI NOÈ

20151117_Giornata Mondiale Prematuro

 

Ieri, il 17 novembre, è stata la giornata mondiale dei bimbi nati pretermine o come si dice di solito prematuri.

1 bambino su 10 nasce prima del tempo.
40 sono le settimane di gestazione, i famosi 9 mesi che poi 9 proprio non sono.
Mi rendo conto che ogni giorno è la giornata mondiale di qualcosa e se quel qualcosa non ti riguarda da vicino spesso la giornata trascorre nella normalità più assoluta.
Quest’anno celebriamo per la seconda volta il 17 novembre, perché il nostro piccolo fa parte di quell’1% che ha deciso di venire al mondo prima del tempo, più precisamente alla 28 settimana.

Estate 2014, fine giugno: spaparanzata sulla spiaggia a Kos, il venticello che allietava le giornate, aperitivo, partitella a briscola, una vittoria al torneo di freccette, kalispera, kalimera e kalimitti,: la settimana dopo ero in un letto di ospedale e non sapevo se il mio piccolo sarebbe sopravvissuto e io con lui.
Noè doveva nascere a inizio autunno, il 25 settembre.
Il 3 luglio alle 19.43 era nato: 960 grammi di puro splendore.

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Il taglio cesareo è stata la parte più semplice, anche perché io a parte avere un freddo cane e pregare non ho fatto un granché. Il bello è arrivato dopo, giorno dopo giorno, grammo su grammo, le complicazioni che si presentavo puntualmente e la sensazione di non andare avanti e poi la parte più difficile: ritornare a casa ogni giorno senza di lui.
Hai un figlio e non puoi averlo vicino a te, razionalmente lo sai che è per il suo bene, ma il cuore non ce la fa a reggere questo peso.
Noè è rimasto 112 giorni in Terapia Intensiva Neonatale.
Circa 3 mesi e mezzo.

La nostra è una storia a lieto fine. Siamo stati fortunati, lo so.
E in questi mesi ho messo nero su bianco (tanto per cambiare, direte voi!) i ricordi, le emozioni, il dolore, la speranza di questa esperienza chiamata TIN.
È nato un piccolo libro: “L’Arca di Noè. Storia di un bimbo coraggioso e della sua mamma.” Lo hanno letto le dottoresse della Patologia Neonatale di Seriate che hanno avuto in cura Noè e l’hanno apprezzato a tal punto da decidere di finanziarne la pubblicazione tramite l’Associazione Onlus “Insieme per Crescere” (www.insiemepercrescere.org).
L’ho scritto prima di tutto per me stessa e per Noè, un piccolo regalo, la sua nascita raccontata dalla mamma. Ma devo ammettere che l’evoluzione di questo progetto mi ha reso felicissima, è un’opportunità preziosa per restituire quello che ho ricevuto dai medici e infermieri della TIN.
Spero inoltre di poter dare una mano a tutti quei genitori che come noi si troveranno ad affrontare questa dura esperienza, infondendo un po’ di coraggio e trasmettendo energia positiva.
Il libro non ha un prezzo, è richiesta un’offerta libera, e l’intero ricavato verrà devoluto alla Patologia Neonatale per realizzare alcuni importanti progetti legati anche alle famiglie dei piccoli pazienti.
Non è un libro triste nonostante il tema delicato, anzi è leggero, ironico e si, qualche lacrima la fa scendere ma fa anche sorridere, perché del resto il passato è passato e quando lo si rivive è sempre più leggero. Per fortuna, aggiungo io!
Se siete interessati a questo piccolo progetto di beneficienza che dà una mano ai piccoli con un inizio alquanto turbolento potete scrivermi fabfreewords@gmail.com e vi darò tutte le informazioni del caso, altrimenti…continuate a leggere questo piccolo estratto del libricino e vediamo se vi convinco!

20151117_L'Arca di Noè_copertina

MEMORIE DALLA TIN
Sabato 11 ottobre
Sono 100 giorni che Noè è nato. 100 giorni che veniamo in ospedale.
Ho aspettato 2 giorni prima di poterlo vedere per la prima volta, 2 giorni per sfiorarlo con i guanti di lattice, 10 giorni per avere il permesso di toccarlo senza guanti, 12 giorni per poterlo prendere in braccio per 15 minuti, 36 giorni per presentarlo alla nonna Wilma, 40 giorni per presentarlo ai miei genitori, 46 giorni per metterlo sul mio petto e sentire il suo calore, 59 giorni per vederlo vestito e in un letto normale, 59 giorni per stare noi tre insieme per 10 minuti, 69 giorni per dargli il primo biberon, 69 giorni per cambiargli il primo pannolino, 73 giorni perché conoscesse la zia Serix, 87 giorni per vederlo in braccio al Rena, 90 giorni per il primo bacio, 97 giorni per fargli il primo bagnetto, 98 giorni per attaccarlo al seno. E oggi siamo a 100. Non so quanti ne mancano a portarlo a casa e iniziare a vivere la mia famiglia in modo normale. Ma proprio adesso che la fine si avvicina sento il peso di questi 100 giorni, e le ore che mi separano dalla fine sembrano durare mesi interi. È un po’ come in quei video in cui il tipo è fermo e tutto intorno a lui va a una velocità pazzesca: ecco il mondo intorno a me va ma la mia vita al momento è sullo slow motion.
Adesso sono in pausa caffè, 4° piano, fuori dal reparto di ostetricia. Mi piace “cambiare aria” e così dalla patologia arrivo qua, mi siedo e bevo qualcosa. 100 giorni per un caffè al giorno oltre a fare di me una caffeinomane indica che ho speso 60 cents al di’. Che ladri. Penso anche che mi è andata di culo, perché se quelli dell’ “azienda” avessero messo un bar decente all’entrata, anziché le macchinette, avrei speso molto di più. E poi in questi 100 giorni a darmi il buongiorno e l’arrivederci c’è lei, la zingara. Presenza fissa, grande lavoratrice: non si è persa un giorno. Sempre seduta sulla passerella che conduce all’entrata, sempre intenta a rifarsi le trecce, rigorosamente sporca, con foto del figlio in mano. “Ciao cara, una moneta per me”. Sfinita dopo 90 giorni le ho portato dei vestiti. Stava diventando un incubo incrociare il suo sguardo. “Grazie cara, buona fortuna”. Speriamo! Mi mancava il buon auspicio della zingara. Questa mattina non c’era, mi ha detto che tornava al suo paese. Non penso sentirò la sua mancanza.
Ecco, questo è il mio bilancio dopo 100 giorni di Tin, l’attenzione al particolare che può fare la differenza, quando tutto quello che dovrebbe essere normale vita quotidiana, si trasforma in una conquista giorno dopo giorno.
E oggi avevo voglia di scrivere, non del solito caffè.
100 giorni e io non ci sto più dentro.
Noè vedi di finire di costruire la tua arca, perché è ora di salpare.
Ma il mio compito di sensibilizzatrice sociale sul tema prematurità non è finito qua!
Ecco quindi qualche spunto che vi ruberà solo pochi minuti del vostro prezioso tempo.

DA LEGGERE e VEDERE
—> Questo articolo racconta il progetto fotografico di REDM, fotografo canadese che ha deciso di ritrarre bambini e adulti con le foto in bianco e nero di quando erano in incubatrice. Scopo del progetto mostrare la prematurità e combattere i pregiudizi, ma soprattutto mandare un messaggio di speranza ai genitori di bimbi prematuri che stanno vivendo la situazione della tin.
https://www.yahoo.com/parenting/powerful-photos-show-how-far-premature-babies-have-191110545.html?soc_src=mail&soc_trk=ma
pagina facebook: RedM

—>Se avete voglia e tempo qui potete vedere un video che racconta il primo anno di vita di Ward Miles, fatto dal suo papà. Lacrima facile, vi avviso.
https://www.youtube.com/watch?v=EEPHLC6dMGA&feature=share

e in ITALIA?
—>Se vi capita di vedere monumenti e ospedali illuminati di luce viola, questo è il segno che l’Italia sta accendendo una luce per tutti i bambini che sono in Terapia Intensiva Neonatale. Molti gli eventi a livello locale, conferenze stampa, iniziative di sensibilizzazione, raccolte fondi per progetti legati alle TIN e la consegna dei calzini (il simbolo dei nati piccini picciò) nelle Terapie Intensive Neonatali.
—>Domani, 18 novembre presso alcuni Uci Cinemas, con la collaborazione di Vivere Onlus sarà proiettato “Piccoli così” il film di Angelo Marotta che racconta il suo impatto con l’improvvisa e prematura nascita della figlia Rita e tutto il micromondo della TIN visto con gli occhi dei genitori, dei fratelli e degli operatori.

Per saperne di più:
www.vivereonlus.com
www.efcni.org

Photocredit:
Per la copertina del libro: Virginia Cornici Photography
Logo: EFCNI

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