Le parole che non ti ho detto

magritte amanti

Difficile usare le parole giuste nel momento giusto. 

La frase ad effetto, quella battuta da cinema viene in mente sempre troppo tardi, la situazione è terminata e noi rimaniamo con la bocca asciutta e lo stomaco aggrovigliato, la tensione emotiva è ormai scesa e le parole non hanno più lo stesso peso.

Per questa volta proviamo ad accantonare le parole, tanto ormai sono rimaste sulla nostra lingua, prestiamo attenzione alle altre parti di noi stessi, siamo davvero certi di non avere pronunciato quei termini con qualcos’altro?

Prima di rispondere fornisco il casum che mi ha mosso questa riflessione:

(Profumeria)

A (riferendosi al marpione di turno): <Lui non avrà detto quello che pensava quando mi ha vista ma i suoi occhi parlavano, quelli non li puoi trattenere.>.

Eccola l’ispirazione per il mio articolo ed ecco, soprattutto la consolazione alla mia, a volte (solo a volte eh!), carente dialettica.

Torniamo a noi e al problemino delle parole giuste al momento giusto. Sin dal Medioevo era verità popolare che i sentimenti, quelli amorosi soprattutto, (il De Amore di Andrea Cappellano parte proprio dalla visione della donna amata) si trasmettessero come dardi infuocati attraverso le pupille, con tutto ciò che ne consegue che forse esulerebbe dal nostro casto articoletto.

Amore-cortese

Difficile risultare credibile se insultiamo la persona amata e dentro i nostri occhi si legge un intero romanzo rosa di Danielle Steel, arduo tentare di mantenere la calma davanti ad un torto quando dai nostri occhi il contatore degli insulti risulta in avaria.

La cosa strana è che sostenere lo sguardo durante una conversazione di qualsiasi sorta, a maggior ragione se emotivamente impegnativa, è molto più complicato rispetto ad aprire la bocca per produrre qualsiasi suono, forse anche più complicato di un acuto di Beyoncè.

beyonce

Gli occhi, come penne più in gamba di me avevano intuito da un pezzo, sono lo specchio dell’anima e con quest’ultima sono sempre in accordo, se la bocca rimane alle volte spaesata non è un dramma, la carne è sempre un gradino più in basso rispetto al sublime (ricordatevi Cappellano, Medioevo, De Amore, …).

occhi

Parlare con gli occhi non si impara, fa già parte di noi, ci dimostra di essere meravigliosamente umani quindi, se qualche volta ci sfugge un modo di dire o non ci ricordiamo come si chiamava l’attore di quel film ungherese, riprendete il contatto visivo, ve lo dirà chi avete di fronte, ve lo diranno i suoi occhi e chi si ricorda più se qualcuno ha aperto bocca?

 

 

 

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