Marta Spagnoli | Occhiali Rosa

Oggi è con la pittrice Marta Spagnoli che indossiamo gli Occhiali Rosa.

Ho visto per la prima volta le sue opere nella mostra collettiva “Immersione libera” ai Bagni Misteriosi a Milano, illuminate su una parete di mattoni. Delle grandi tele piene di vita delicata, le loro linee sinuose di forme umane e animali mi hanno parlato profondamente e così l’ho rintracciata. Marta vive a Venezia, dove sta per concludere il suo percorso di studi accademici.

Vi invito a leggere le sue risposte così dense e ricche di stratificazioni di senso come le sue composizioni.

Marta Spagnoli Comò Mag. Occhiali rosa

Cara Marta, benvenuta sul Comò!
Cosa c’è nel tuo cassetto?

Non troppo, qualche reliquia naturale, le mie chine, un pennino, un quaderno, un libro di Roberto Calasso. Non amo gli oggetti ricordo, né accumularli per possedere emblematici ricordi. Mi avvalgo della mia memoria per questo, e forse tutto finisce per essere pensato, trasformato o riformulato in immagini. In queste è sempre infusa una forte intenzione o un riferimento anche molto personale.

La prima volta che ho visto i tuoi quadri ho avuto la percezione di stare osservando la creazione di un mito dell’epica. Ti senti legata alla letteratura antica?

Sì, molto, la trovo vicina a me. Mi fa piacere che tu legga un potenziale comunicativo simile a quello dell’epica; questa per me è intramontabile portatrice di tratti e valori sempre attuali. L’interesse è volto a ciò che è stato ed è tuttora il vissuto dell’Uomo ed in particolare, nell’ultimo ciclo di lavori, alla sua dimensione mitica. Solitamente nelle mie tele e nei miei disegni affiorano soggetti e forme senza un’esplicita citazione, piuttosto si presentano come emblemi di una dimensione psichica a cui l’uomo ha dato una forma ed un nome. Non vi si può nemmeno trovare un precisa sequenzialità o un collocamento temporale. Dell’epica mi interessa anche la dimensione tragica o la figura del guerriero.

Opera Marta Spagnoli
27, 2017, tecnica mista su carta, 21cm x 14,8cm cad, courtesy l’artista

Sulla superficie appaiono forme animali, umane come attirate da un vortice. Dipingi con un senso di controllo sul risultato finale o preferisci lasciarti trasportare dall’atto creativo?

Quando dipingo vi è un importante, cadenzato alternarsi di perdita e di riacquisto di controllo: dipende molto dal tipo di interventi, questi variano spesso, si intervallano, dai più “informali” ai più meticolosi, con una lavorazione a segno che vorrebbe essere al pari di una fitta trama a ricamo. Solitamente, quando disegno, ricerco un equilibrio ed una organizzazione accurata degli elementi e della loro disposizione.

Sei legata alla Storia, alla narrazione oggettiva, c’è una storia passata o presente che ti piacerebbe raccontare in pittura?

Nessuna in particolare, mi piace davvero tanto osservare la natura, imbevuta di miti. La Storia che più mi interessa raccontare e conoscere è quella che riguarda il rapporto che l’Uomo ha con la natura, con gli animali, il suo avvicendarsi e orientarsi fra attitudini e rituali, ospitati dall’ambiente e dallo spazio in continua ri-definizione, una “Storia” che travalica il tempo preciso o una vicenda oggettiva.
Cerco di percepire i fili rossi che mettono in comunione o in contrasto l’oggi con ciò che ci ha preceduto. Mi interessa la trasmissione del bagaglio culturale nel tempo, una sorta di “patrimonio degli antenati”, che ci segna e determina, e si tratta di un processo che ha le sue radici agli albori della Storia.

Aderire a un’altra pelle, 2017, acrilico e olio su tela, 187cm x 218cm,

Mi ispiro ad un titolo di una tua opera, Cosa sono le nuvole, per chiederti che cosa significa per te fare arte?

Credo abbia a che fare con lo svelamento e la comprensione delle cose, di ciò che è “eloquente e che tuttavia sfugge alla nostra piena comprensione”, come scrive John Berger. É il far esperienza delle forme e del loro contenuto, le due cose non sono praticamente mai disgiunte. La pittura poi, come il disegno, il lasciare tracce e lavorare con la materia, è un fare insito nell’Uomo stesso, la sua “infanzia”. Fare arte è avere rispetto per l’immagine ed un approccio sincero con le proprie necessità.

Siamo in studio: la tela, il foglio bianco davanti a te. Come ti muovi?

Col senso di “dare (con solenne importanza) tutta me stessa”. Ogni volta che inizio un lavoro il dialogo con la materia è cruciale: ogni ipotesi o progetto pensato in partenza incontra la pratica pittorica dove si deve lasciare sempre un po’ di margine all’imprevedibilità, dove ogni gesto viene pensato in funzione all’immagine, alla sua efficacia e non per attinenza all’idea iniziale.

1, 2017, tecnica mista su carta, 21cm x 14,8cm cad, courtesy l’artista

Vivi a Venezia da sei anni, qual è o quali sono i posti a cui sei più legata sentimentalmente?

La mia casa è un luogo dall’aspetto caldo e tradizionale con i pavimenti alla veneziana ed una bella vista sul canale di Cannaregio. Molti lavori nascono lì, in un salotto grande e davvero luminoso. Mi accorgo di non essere però, come scrivi tu, legata sentimentalmente ad un luogo o ad una città in particolare, qualche cosa mi manca dove vivo ora, come ad esempio la possibilità di raggiungere facilmente un’oasi verde, mentre qualche altra cosa è impagabile, come la possibilità di poter camminare molto in una città fatta a misura d’uomo. Ricordo come mi sono ripromessa di vivere sempre là dove il lavoro mi avrebbe portata. Posso dire di essere rimasta ancora della stessa idea.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

É un momento molto dinamico: tanti lavori sono in cantiere, si avvicina la conclusione del percorso di studi a Venezia ed è in programma una personale presso Galleria Continua.

Opera Marta Spagnoli
40, 2017, tecnica mista su carta, 21cm x 14,8cm cad, courtesy l’artista

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