Match and the City: dating app tra disagio e rinascita

Una volta si andava per bar, locali, feste e gite per divertirsi, star bene e magari guardarsi un po’ intorno per controllare se ci fosse qualcuno di “interessante”. Ora sembra quasi una chimera. Per fortuna ci sono le dating app con tanto di effetti collaterali degni di essere approfonditi, compresi e usati a proprio vantaggio. 

Sfruttare il disagio come arma contro il disagio stesso.

Da qui parte la riflessione di Marvi Santamaria, social media manager siciliana trapiantata a Milano, quando nel 2017 decide di metter su, inizialmente in maniera anonima, una community che unisce le donne sotto l’egida del disagio provocato dalle dating app. Questa community cresce e diventa uno spazio virtuale e vitale popolato da tante donne che raccontano la propria esperienza, una vera rete di supporto dal carattere estremamente eterogeneo. 

Il fenomeno si traduce in Tinder and the City e successivamente, per quel che ci riguarda, nel podcast Match and the City.

Il progetto di Marvi, prodotto da Querty, è un podcast corale, costituito dalle vere voci delle donne della community intervallate dai commenti dell’autrice e ogni episodio è dedicato ad un aspetto collaterale del mondo delle dating app. 

Si parte da statistiche, citazioni da libri, articoli e ricerche autorevoli sull’argomento. Niente è lasciato al caso, tutto fa brodo se raccontato in maniera. E questo brodo, ci piace!

Il tesoro del podcast sono i messaggi delle donne della community. Un vero e proprio contenitore di esperienze raccontate: c’è chi sceglie di andare dritto nel racconto senza filtri, a costo dello scandalo, e chi sceglie filtri vocali per mascherare la propria voce. A cosa stavate pensando, birbanti curiosi? Siamo pur sempre in un secolo che considera queste chiacchiere argomenti scabrosi! 

I temi di Match and the City

Sono tantissimi i temi che non affrontiamo più sibilando, ma questi, signori miei, per molti altri signori sono proprio quelli che non vanno spiattellati in faccia all’altrui attenzione. Una pratica che invece Marvi mette in atto con l’aiuto di queste donne, ribellandosi a quel tipo di moralità di facciata che predica bene e razzola male. 

  • Porno
  • Amore
  • Ghosting (che cosa dici??! Non sai che significa questa parola? Il vocabolario delle sfighe relazionali parla chiaramente: è la scomparsa improvvisa del partner o potenziale partner)
  • Dick pics (sì dai, un po’ moleste ma c’è chi ancora pensa possano funzionare)
  • BDSM (no, se non sapete che significa ‘sta volta chiamate la versione rock del Devoto Oli) 

Questi i sei argomenti principali su cui le donne della community si esprimono in maniera diversa, alcune timidamente e altre senza peli sulla lingua (ormai è assodato anche per chi sta fuori dal panorama femminista: i peli stanno bene dovunque ma sulla lingua ce li possiamo risparmiare).

Il disagio creato dall’uso delle dating app unisce e, in questo caso, fortifica se affrontato insieme. 

A rafforzare la bellezza di questo paesaggio di esperienze: il racconto di Marvi che dà firma di autenticità al podcast, e l’intervento della specialista di turno che da spunti di riflessione su come e perché nascono disagi oltre che su come vengono affrontati (se avete bisogno di aiuto nel disagio – e, dite la verità, ne avete bisogno – andate a sentire!).

Il pregiu-dating e il disagio

Si parla anche di pregiudizio a seconda del genere della persona che usa l’app: nei vocali molte donne affermano di aver usato Tinder per ottenere rapporti sessuali occasionali, mentre nel sondaggio sul blog la maggior parte di quelle stesse donne afferma di usare le dating app per cercare persone con cui instaurare un rapporto duraturo. Una contraddizione che fa emergere l’auto-stigma inconsapevole, che confermerebbe gli stereotipi provenienti da una sorta di morale esterna per la quale gli uomini sono su Tinder per il sesso, le donne per l’amore. E non è così, infatti, se il riferimento dotto è consentito: “i maschi vogliono solo colorare, ma le femmine pure!”.

Altro esempio di questo panorama di concordanze e antinomie: le esperienze circa le pratiche erotiche-sessuali chiamate comunemente BDSM. Dalle voci narranti vengono fuori storie particolari da cui si deduce che questo tipo di pratiche sono affrontate in maniera molto diversa e, spesso, non del tutto consapevole. E, parlando di pratiche in cui centrale è la sopraffazione di individuo sull’altro (seppur consensuale), questa inconsapevolezza, derivante sovente dall’inesperienza, sfocia in disagio. Sempre lui, il più caro dei nostri compagni.

Livello di coolness e dove ascoltare

Il tutto si dipana in sei puntate che vanno dai 30 ai 50 minuti. L’ascolto è reso scorrevole dalla struttura spezzata che alterna la voce di Marvi a quella della specialista e delle donne della community in maniera efficace e ritmica. Musica di sottofondo assente: l’unica canzone che sentiamo è la sigla di apertura e chiusura.

Match and the City è il giusto mix tra autorialità e coralità. Da una parte Marvi ci informa su quello di cui si sta parlando in maniera esplicativa ed efficace, dall’altra tutte le partecipanti ci forniscono un caleidoscopio di punti di vista che confermano e sconfessano tutto quello che si è detto.

Il grande impegno di Marvi è stato proprio dare voce alla City abbattendo il muro della timidezza e del bigottismo. Ricordando sempre che la dating app è solo un mezzo e se c’è qualcosa che non va probabilmente la colpa è come sempre degli esseri umani.

Potete ascoltare Match and the City di Marvi Santamaria per Querty su tutte le piattaforme digitali di streaming audio e podcast.