Nata sotto il segno del KAMUT

Cibo Comò Mag

Partiamo dal presupposto che io non sono una persona facilmente suggestionabile, ne’ particolarmente sensibile alle mode/tendenze/supercazzole varie che a cicli più o meno costanti invadono le nostre vite.

Rimane in me sempre un fondo di raziocinio che mi impedisce di sfoggiare le mie chiappe cellulitiche solo perché ogni negozio di abbigliamento femminile da 0 a 90 anni vende esclusivamente shorts di jeans giro-inguine.

Eppure…eppure ultimamente sento che una presenza ultraterrena tenta di governare la mia sfera alimentare, nonostante la mia natura atavicamente terromagnola cerchi di ribellarsi al suo giogo : IL DIO KAMUT.

Kamut

Tutto era iniziato con un più che onesto desiderio di disintossicazione, desiderio che a Milano più che altrove diventa pressante per una devastante congiuntura astrale che prevede 365 giorni all’anno di nebbia-smog-traffico-esselunga-apericena col risultato di trasformarti in un omino michelin color giallo senape.

E visto che sul connubio nebbia/smog puoi poco, ti butti sulla rivoluzione satanista (ops! volevo dire salutista) della tavola. Inizi a passare ore alla ricerca ossessiva della bottega biologica perfetta, abbandoni tutto il tuo sapere gastronomico per tuffarti nell’avventuroso mondo del tofu e del muscolo di grano ( ma perché?!), alla disperata ricerca di pane-che-non-sia-pane (mai provato le fette integrali Wasa? Puoi anche autoprodurle per risparmiare, è sufficiente scartavetrare una vecchia libreria Billy e per consistenza e sapore avrai delle impeccabili fette Wasa homemade!!)

Kamut

Improvvisamente GLUTINE IS THE NEW COCA COLA e disperata ti rechi in banca implorando un finanziamento per acquistare cereali sempre più antichi e preziosi (amaranto, quinoa, miglio, grano Solina!!) per uscire vincitrice dalla tua personale crociata contro il gonfiore di stomaco.

Inizi a stipare la dispensa di biscotti di Kamut, perché il Kamut è figo, è sano, suona bene (gradisce una julienne di kamut?), e poi se due fagottini con composta di sciroppo d’agave costano € 6,45 sarà perché il loro valore nutrizionale è pari al sugo con costolette e salsiccia di tua zia!

Inebriata dall’odore ruspante del falafel di seitan decidi che sei pronta per il grande salto: IL LIEVITO MADRE. Ti iscrivi ad un corso di panificazione e ti ritrovi intruppata in una setta integralista di donne che smerciano farine e yogurt peggio che alla banca del seme (ma poi com’è che io, che come massima aspirazione familiare punto a una cucciolata di bassotti a pelo lungo, mi ritrovo a dover fare la chioccia ad una massa lattiginosa??).

Kamut

Abbandono in fretta il progetto di allargare la famiglia dei farinacei in mio possesso e inizia ad assalirmi un’angoscia diversa, un’inquietudine sotterranea che mi colpisce nei momenti più impensati: guardo un film spaparanzata sul divano e penso, ma questo film sarà biodegradabile? Riuscirò a trovare una caffettiera di CANAPA? Il termosifone lo fanno in fibra di cocco? La tavoletta del cesso la posso avere in sughero??

Kamut Green

Il mio cervello è in preda a un ECOLOOP e al fondo della disperazione odo una vocina interiore (Ven a que!) che mi suggerisce di tornare alle origini, in ROMAGNA.

Solo così, finalmente, ritrovo la pace e l’equilibrio interrotti dalla dittatura delle bacche di goji, ricoprendo la mia piadina 100% strutto di infiniti strati di ciccioli… che a me, Nanni Moretti e il suo barattolone di Nutella mi fanno un baffo!!

Kamut

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