Non ti arrabbiare che ti vengono le rughe

Lunedì sera, alla riunione, mi sono un po’ arrabbiato. Sapete quando la persona sbagliata dice la cosa sbagliata e tu perdi il controllo in maniera eccessiva? Ecco più o meno è andata così.

Vivo le cose che faccio con grande coinvolgimento mentale ed emotivo. Il coinvolgimento porta ad eliminare la distanza tra noi e quello che facciamo e viviamo. Entriamo dentro le cose e allo stesso tempo ci troviamo con le spalle scoperte. Che si tratti di lavoro, passioni, volontariato, relazioni d’amicizia o d’amore. Sempre uguale.

Coinvolgimento Mentale

Il coinvolgimento mentale non causa grandi problemi all’esterno. Porta con sé un grande fermento celebrare ed una tendenza a voler fare tutto al meglio, ma queste cose spesso determinano risultati positivi. Avvertiamo un po’ di ansiella, una certa tensione, ma in fondo la mente è saggia ed è capace di guardare le cose con grande razionalità.

Coinvolgimento Emotivo

Poi c’è il coinvolgimento emotivo, e qui i problemi aumentano. Affezionarsi a qualcuno o tenere molto a qualcosa, può causare qualche inconveniente quando le cose non vanno nella maniera sperata. Avete presente Arisa che sbotta a X Factor per le critiche al suo pupillo Loomy?

Arisa non ti arrabbiare

Avete presente Arisa che sbotta ad X Factor contro Simona Ventura?

Arisa non ti arrabbiare

Avete presente Arisa?

Arisa non ti arrabbiare

Ecco, Arisa (a cui voglio sinceramente un gran bene) è un perfetto esempio di coinvolgimento emotivo che prende il sopravvento offuscando la lucida razionalità. L’esito di ciò è spesso imprevedibile. Dall’esterno si fatica a comprenderne le motivazioni. Così, tra gesti scattosi e voce tuonante, le ragioni della nostra rabbia (che spesso è solo un essere dispiaciuti per qualcosa) perdono di valore e credibilità.

non ti arrabbiare

Non ti arrabbiare

Il coinvolgimento, in qualsiasi sua forma, porta sempre con sé una diminuzione della serenità e un aumento delle preoccupazioni. Agita, scuote, shakera il nostro corpo come un freddissimo Mojito da sorseggiare a dicembre. “Devi diventare impermeabile  Nico, altrimenti ci resterai sempre male” consigliano gli amici, ma il farsi scivolare le cose di dosso resta per me una lontana arte sconosciuta.

“Ma che me ne fotte a me” diceva Maccio Capatonda nel suo primo capolavoro cinematografico, e in parte il primitivo protagonista di Italiano Medio aveva ragione. In una certa misura il distacco fa bene, è aria fresca per la mente e il cuore. Dona nuova definizione ed importanza alle cose. Rimette tutto in una giusta prospettiva. Calibra, ordina e mette a fuoco, senza diventare sinonimo di chiusura o superficialità. Farsi scivolare le cose di dosso, non  vuol dire per forza non dare la giusta importanza a ciò che succede.

Se riuscissi, in parte, a raggiungere questo stadio di distacco emotivo, la prossima volta che qualcuno di sbagliato, dirà la cosa sbagliata, non perderò il controllo. Anzi, con estrema lucidità e fredda razionalità andrò ad esporre le mie argomentazioni, capaci di dimostrare inequivocabilmente che quello che la persona ha detto è proprio una cagata. Sì, perché l’unico punto fermo di questa storia è che lunedì sera, quella persona, ha proprio detto una cagata!

P.S. Se avete bisogno di un altro motivo per non arrabbiarvi, ricordatevi che aggrottare la fronte aumenta le rughe!

 

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