Oscar, grazie per aver alzato la voce | 11 Novembre

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Napoli, 11 Novembre

Sì lo ammetto, ci sono delle notti in cui sogno di un sogno in cui ti vivo a un centimetro e amarti è semplice. E ammetto di essermi trovata sola a volte, ed entrando in un porticciolo con la punta del naso, ho sentito freddo. Mi sono accasciata, raggomitolandomi.

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Caro Oscar, non mi lasci una scelta, quindi perché fai ancora domande? Quando inizio a strappare il grano dal terreno, non mi fermo ai primi tre steli, ti prego quindi di fare la stessa cosa, di riservarmi il medesimo trattamento: continua la tua storia. “Curiosità femmina”, hai detto molte volte, e io non sono così fornita di pazienza, né di parole adeguate per contrastare i tuoi sciocchi modi di fare. Spesso ho una forte voglia di oppormi alle tue lunghe liste di luoghi comuni, altre semplicemente ti ascolto; credo sia uno di questi momenti, la mia curiosità femmina vuole così. Sento di impastare con la lingua nella bocca il sapore di quelle bacche selvatiche, mi sembrano aspre e amare, e sto già immaginando di che sorriso stesse splendendo quella donna in treno, io invece splendo solo di occhi, mi rendo conto, e sono buona a poche cose.. ma in quelle poche sono buona per davvero.

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Correggimi se sbaglio. A volte io cerco conferma nei tuoi occhi, in un altro angolo di terra, in un altro porticciolo, in chissà quale pungente freddo. E chissà se piangi anche tu, accasciato, raggomitolato. Sai, ne approfitto per raccontarti le mie, di storie, che fanno sempre parte di oggi, e sono piene d’amore, anche se credo di non avercelo; ho bevuto un vino francese l’altra seratroppo sofisticato per una come me, puoi dirlo anche ad alta voce – e ho pensato che doveva essere un segno.

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Sì. Arlena è tornata dalla Francia per sbrigare delle cose e mi ha chiesto di organizzare una festa sul mio terrazzo.. quindi ho steso un tappeto, preparato couscous, acceso otto candele e lavato i calici di vetro, mi son comportata bene e ho accolto anche gli ospiti indesiderati sto migliorando. Di buono c’è che mi sono ritrovata questo vino in mano, e ho pensato a te. Leggere quell’etichetta è stato come ritrovarmi sotto gli occhi una fotografia della tua ultima lettera. Lì ho capito che avrei dovuto conoscere la tua storia.. ma questa mia scelta non vuole dire niente assolutamente, bada bene: non sto abbracciando né l’amore, né il tuo torace secco, sto soltanto assecondando il desiderio di riempire le mie ore di ozio, di soddisfare quella curiosità femmina, e di darti da dire – dovrei dire scrivere. Ad ogni modo, tornando ad ora, non posso fare a meno di notare che, oltre a un incipit molto interessante e dettagliato, mi hai riservato anche parole aspre nell’ultima lettera. Grazie per la sincerità e per aver alzato la voce.

oscar balcone

 

Per scriverti continuo a strappare fogli dalla moleskine che mi hai lasciato sul tavolo della cucina, mi sembra una specie di omaggio alla tua distrazione, uno di quei lati del tuo carattere che amo indecorosamente, perché è un difetto dell’oggi, è eterno, e cammina scalzo comportandosi come i monsoni, come i bruchi che diventano farfalle, e come il mare che non avverte delle tempeste. Ci sono anche dei giorni in cui sogno di un sogno in cui ti vivo ad un centimetro e amarti è semplice. Perderti sempre colpa mia.

Niside

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