Pan – Ma anche: P’an-dassene a fan****

Film Brutti – Comò Mag,

Ci sono poche costanti nella mia vita: le Gocciole alla nocciola, i gattini, il gnocco fritto, Rooney Mara. Sono poche, ma sono piccole incrollabili oasi di pace e bellezza che mi fanno ancora credere un po’ nelle potenzialità del genere umano. Ecco, quando la vita o un film riescono a metterti in dubbio una di queste certezze, allora c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Come può un film essere un epocale obbrobrio nonostante la presenza di questa faccia qui:

Pan

Cosa le si può dire alla Rooney? Cosa, se non: “Porca merda Rò, cosa ti sei messa a fare? Se avevi bisogno di soldi potevo darti qualcosa io. Non ho molto, ma quei 50 euro per il gelato li tiravo fuori volentieri”?

Io ci provo ad apprezzare il recupero dei grandi classici per il pubblico dei giovanissimi, provo anche tollerare le scelte stilistiche stravaganti per scatenare la fantasia dei giovani pargoli, ma mi domando: c’era davvero davverissimo bisogno di vestire Rooney Mara come una modella 0-12 di Desigual? Ma quand’è esattamente che la favola di Peter Pan è diventata una puntata del Bagaglino?

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Giuro. Se ci togliete le tette e ci mettete un po’ di CGI fatta male avrete Pan.

Quello che il film ci vuole raccontare è il “prima”, ovvero ciò che accade tempo prima che la celeberrima favola di Peter Pan e l’Isola Che Non C’è abbia inizio così come l’abbiamo sempre conosciuta. In sintesi: trattasi di prequel. E ce n’era bisogno? No.

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Siamo in un tristissimo orfanotrofio di Londra, dove tristissime suore ai limiti del penale “accudiscono” una serie di bimbi più che sfigati. Tra questi ci sono il giovane Peter e il suo amico Nibs, due monelli simpatici ma così simpatici che tempo 10 minuti di film e ti trovi a tifare per le sopracitate suore senza manco dispiacerti più di tanto. L’orfanotrofio non offre loro molti spunti di divertimento e svago, quindi, quando una notte i pirati dell’Isola Che Non C’è lo rapiscono nel sonno, Peter già si immagina catapultato verso fantastiche avventure e magia e arcobaleni eee.. invece no: miniera e lavoro minorile.

Esatto. Peter si trova subito trasportato nel reame del Pirata Barbanera, dove una schiera infinita di schiavi è costretta a scavare la roccia per trovare la polvere di fata che lo aiuta a rimanere giovane e bello. E per bello intendo così:

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Come se non fosse già un segno abbastanza avvilente l’annoiarsi a morte dopo appena mezz’ora di pellicola, ecco che arriva il momento in cui ti domandi se era davvero Coca-Cola quella nel tuo bicchiere a cena e se sia giusto che l’imbarazzo di seconda, terza e volendo anche quarta mano non sia stato ancora dichiarato crimine contro l’umanità.
Inquadratura epica dall’alto. Barbanera richiama a sé i suoi sudditi e si appresta a parlare. A una certa tutto si ferma e TUTTI INSIEME INIZIANO A CANTARE SMELL LIKE TEEN SPIRIT DEI NIRVANA. Se non avete capito lo ripeto: SMELL LIKE TEEN SPIRIT DEI NIRVANA. Tipo inno nazionale, tipo serata revival.
E la scena dura anche tanto eh. Quel tanto che basta (e avanza) per creare un sottile imbarazzo a te, seduto sulla tua seggiolina nel buio della sala, che tenti di non incrociare lo sguardo perso del tuo vicino di posto vero il quale non avresti alcuna risposta se non altrettanto sgomento.

E lì comincia a non importarti più un cazzo di Peter, le fate, Hugh Jackman sotto acidi, le barche che volano, Capitan Uncino che da giovane si rivela essere stato un gran manzo e quant’altro. A quel punto tu stai già salpando a vele spiegate nei mari del MACHECOSACAZZO e pregusti con avidità il momento in cui finalmente uscirai dalla sala, monterai in macchina, ti infilerai il pigiama una volta rientrato a casa e ti piazzerai a guardare “Hook-Capitano Uncino” sul pc fino a quanto non resetterai completamente la tua serata. Buttata.

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