ACHENI Azienda: “Non tutti possono trovarci, solo i più decisi ad accogliere un nuovo modo di camminare nel mondo.”

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Parlare di ACHENI azienda non è semplice, forse una parola in divenire come “racconto” può rivelarsi adatta. Questa intervista vuole fotografare il momento presente e farvi conoscere una realtà celata agli occhi di chi è troppo legato al mondo basato su risultati rapidi e conoscenza superficiale.

Per adesso ACHENI è un’azienda agricola, prevalentemente si producono tartufi, c’è un orto sinergico e presto sarà completamente autosufficiente ma si andrà avanti perché la stasi non appartiene alle due fondatrici, ex cuoche nomadi, che a Matera hanno trovato Casa.

Per Francesca, anima dell’azienda insieme ad Hélène, la realtà è come una lava lamp, liquida, colorata e da osservare per andare oltre i desideri e diventare il liquido denso che si muove nella luce.

Questo dialogo vuole spingere a ritrovare frammenti perduti o, se non altro, a muovere qualcosa dentro di noi.

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Ciao Francesca, ciao Hélène, cosa c’è nel vostro cassetto?

Un’infinità di cose che apparentemente non c’entrano nulla le une con le altre. Semi antichi per l’orto sinergico, un’azienda agricola degli anni ’60 da finire di sistemare, una penna che scrive progetti che mescolano arte e natura e anche un luogo sicuro per le persone in difficoltà.

ACHENI è un nuovo progetto, una nuova vita. Che cosa vi siete lasciate alle spalle?

ACHENI è – in realtà – il primo progetto a cui abbiamo dedicato il nostro tempo quando siamo arrivate a Matera. Eravamo due cuoche appassionate e nomadi e per due anni abbiamo organizzato cene sociali fra sconosciuti nel cuore selvatico di questa Terra. Potremmo dire che nulla di ciò che è passato rimarrà alle spalle, sono tutte esperienze che ritornano come le possibilità di veder uscire un coniglio dal cilindro di un mago.

Ci siamo lasciate alle spalle uno stile di vita che non ci apparteneva. La città, per quanto stimolante possa essere, si trasforma nell’arco di qualche anno in un grande paesone, che ha perso anche il fascino di essere attraente, continuando a sottoporti all’invivibilità della frenesia e della mancanza di tempo e connessione sia fra soggettività sia nei confronti della natura. Ci siamo quindi lasciate alle spalle quella sensazione scomoda di lasciar trascorrere il tempo senza percepirlo e senza viverlo.

Basilicata

Navigando tra i contenuti della vostra pagina Instagram sembra di sfogliare le pagine di un diario, una sorta di educazione sentimentale bucolica. Quanto peso ha la letteratura, o più semplicemente l’atto dello scrivere, nella vostra vita e nel vostro progetto?

La letteratura è parte quotidiana ed essenziale della nostra vita. Tenere attivo il nostro profilo Instagram è come tenere aperta una finestra. Dalla finestra si vede una vita lenta, le stagioni e il vento, si vedono i cicli a cui non siamo più attenti. Soprattutto si vede che non c’è difficoltà che non può essere superata da una buona dose di pazienza e astuzia, anche senza avere la forza fisica di un uomo.

Scrivere ci avvicina a chi vuole conoscere un modo di vivere diverso da quello a cui ci hanno preparati sin da piccoli. Non c’è progettualità dietro i racconti sconnessi che si possono leggere sulla nostra pagina o sul nostro blog: è tutto cuore e istinto.

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La pandemia, l’inizio di un nuovo anno che porta con sé una nuova sensibilità per il Pianeta Terra. Che consiglio potreste dare per condurre uno stile di vita più sostenibile?

Sono tre i consigli che ci sentiamo di dare a tutti, noi comprese:

Ridurre il consumo di carne e derivati animali se non si conoscono realtà etiche (locali) su cui riporre la nostra fiducia, ma anche scegliere di consumare prevalentemente di stagione e, possibilmente, materie prime che vengano prodotte nel raggio di massimo 99km (il famoso km 0).

Comprare di seconda mano, soprattutto i vestiti. L’industria della moda ha un grosso impatto sul nostro Pianeta e, oramai, sono sempre di più le boutique in cui è possibile scegliere di vestirsi eticamente.

Cercare di produrre meno rifiuti possibili, eliminare la plastica, scegliere prodotti non imballati, non utilizzare usa e getta nemmeno se riciclati o ecologici. Il problema non è solo il materiale ma soprattutto quanti rifiuti generiamo, la differenziata non ci salverà se non riduciamo le quantità dei nostri scarti.

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Tornare alle origini o semplicemente seguire il proprio daimon. Mi viene in mente il libro “Il codice dell’anima” di J. Hillman. Secondo l’autore ognuno di noi nasce scegliendo un compagno terreno, che nella vita ci suggerisce la direzione verso la quale si dovrebbe andare. Qual è il vostro e come lo avete trovato?

Lo abbiamo trovato? Stiamo compiendo il nostro destino? Ve lo faremo sapere. Per ora possiamo dire che il cordone ombelicale che ci ha portate qui tira fortissimo, quindi questo passaggio era certamente scritto in qualche nostra buona stella.

Francesca ed Hélène

Penso alla terra, ai suoi ritmi, ai suoi riti. Esiste un Rito al quale siete legate?

Eccola, la domanda su cui potremmo perdere una giornata. Non è solo uno, ci sono piccoli riti quotidiani che ci radicano al luogo che ci ospita e che abbiamo scelto di nutrire. Siamo in un luogo alchemico e pregno di saggezza contadina.

Se volessimo venire a trovarvi dove vi veniamo a cercare?

Dovete seguire il profumo del lentisco, al bivio, girate la testa a sinistra e vedrete un’enorme distesa di alberi, che noi chiamiamo i giganti, siamo nascoste lì sotto. Non tutti possono trovarci, solo i più decisi ad accogliere un nuovo modo di camminare nel mondo.

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Tutte le fotografie dell’articolo sono tratte dal profilo Instagram @acheni.azienda

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