Quando l’amore brucia…l’arte (dieci storie d’amore)

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A volte si crede che i più grandi artisti abbiano vissuto esclusivamente per creare le loro opere dedicando tutte le proprie energie a un’unica grande passione: l’arte. Anche loro, come tutti noi che artisti non siamo, cadono vittime delle più grandi passioni e dei peggiori vizi umani, e veramente in pochi riescono a resistervi. Droghe, alcol, perversioni, ma soprattutto la più grande delle passioni umane. No, non l’arte, ma di quella passione che, citando Virgilio, “omnia vincit” (tutti vince). Ecco le 10 più belle storie d’amore… dell’arte.

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1. Amore surreale

“Amo Gala più di mia madre, più di mio padre, più di Picasso e perfino più del denaro”. La conoscenza di Gala per Salvador Dalì fu un’epifania, provocando in lui sconcerto e turbamento, folgorandolo improvvisamente. Fu come se, tutto ad un tratto, i suoi sogni avessero preso forma e realtà: lei era l’incarnazione delle sue visioni oniriche e immaginarie. Fu una relazione fatta di dipendenza, dove Gala venne elevata al ruolo di amante e di madre generatrice e protettrice, in una serie di risvolti psicoanalitici contorti e difficili. Egli la definiva il suo sosia, il suo doppio, il suo gemello, come a voler affermare la sua esistenza solo attraverso l’altra, in un’unione inscindibile.

2. Amore devoto

Sella tormentata vita di Amedeo Modigliani pochi conoscono la storia fra lui e Jeanne, la giovane donna che gli rimase accanto gli ultimi tre anni di vita la quale, non reggendo il dolore della sua scomparsa nel 1920, si gettò dal quinto piano di un palazzo dopo aver dato alla luce la figlia, unica erede dell’artista. Fu un amore vero, ma contrastato dal divario di età (14 anni) e dalla classe sociale, e per questo non fu mai accettato dalle rispettive famiglie. Al cimitero di Père Lachaise di Parigi dormono accanto, ma l’epitaffio ancora oggi li separa nettamente nei ruoli sociali che si volle loro attribuire: lui “Colpito dalla morte nel momento della gloria”, lei “Devota compagna fino all’estremo sacrificio”.

3. Amor fou

Galeotto fu un caffè consumato a Parigi. Dora Maar, colpiva con un coltellino lo spazio tra un dito e l’altro della mano, inguantata di bianco, non fermandosi se si feriva. Pablo Picasso seduto poco lontano, notandola, si fece dare i suoi guanti insanguinati e li espose su una mensola del suo appartamento. Da quel momento fu passione. “Le donne sono macchine costruite per soffrire” questa la legge del gineceo di Picasso così, libertino e infedele, amava le situazioni complicate e rischiose, come fare incontrare le sue amanti e guardarle combattere. Dora abbandonò tutta se stessa per Pablo, da “dea” a “pezza da piedi” accettando umiliazioni e tradimenti, “con l’adorazione austera della vittima”, fino a impazzire e finire i suoi giorni in un manicomio.

4. Amore in famiglia

Un cupido tutto in famiglia per Gustav Klimt ed Emilie, che probabilmente si innamorano quando diventano parenti nel 1891: la giovane cognata diciassettenne diviene ben presto il volto dei quadri più famosi del pittore austriaco, sua compagna e sua musa ispiratrice, soprattutto per la sua opera più celebre: Il Bacio, del 1907. Si amarono? Al di là dei 14 figli di lui (tutti riconosciuti) sparsi in giro per l’Austria, probabilmente sì, anche se non si hanno dichiarazioni d’amore scritte da parte di Klimt: le lettere e le cartoline indirizzate alla compagna, infatti, terminavano tutte con un imparziale “cari saluti”.

5. Amore pensato

Il tradizionale binomio amore-odio domina invece la relazione tra Camille e il maestro Auguste Rodin. Già la vita di una giovane borghese della Francia dell’800 che vuole diventare scultrice non è facile, figuriamoci imbattersi in uno come Rodin. Camille passa dall’essere sua allieva, a collaboratrice e infine amante. Ma nonostante l’affiatamento sia di coppia che intellettuale, il loro è un amore infelice: a lei, Rodin preferisce la storica compagna più volte tradita e ciò costa a Camille la salute mentale, al punto da essere internata in manicomio per 30 anni, fino alla morte. Per questo non saprà che, nel 1917, Auguste si fermò a contemplare una scultura, emozionato dai tratti quasi familiari, scoppiando in un forte pianto quando lesse la targhetta dell’autrice.

6. Amore dispettoso

Nel 1902 l’amore bussa alla porta dell’atelier Kandinskij, che aveva lasciato la sua patria, moglie e una brillante carriera in ambito giuridico, per la Germania e per l’arte. Sull’uscio c’è la ventenne Gabriele Munter, che sogna di diventare pittrice presso la scuola dell’artista. L’amore sboccia tra tele e pennelli, anche se lui non riesce mai del tutto a sopire il senso di colpa verso la moglie lasciata nella lontana Russia: sarà magari per questo che dopo i primi successi artistici di lui ed un tentativo di convivenza, la coppia scoppia. Forse per ritornare dalla moglie, forse per proteggersi dalla guerra, il pittore rientra in patria, lasciando in Germania la giovane allieva senza avere mai il coraggio di dirle in faccia che la loro relazione è finita. Cosa fa allora Gabriele? Per vendetta, si tiene molti dei quadri dell’ex.

20140918214710-kahlo_rivera7. Amor maravilloso

Frida Kahlo incontra Diego Rivera negli anni Venti, quando lui era già un artista affermato e lei ancora una studentessa. Si sposarono nel 1929 ma dopo dieci anni divorziarono a causa dei continui tradimenti di lui. L’amore però non finì: un anno dopo Rivera tornò da lei, la risposò e restò al suo fianco fino alla sua morte, quando Diego scrisse: “il 13 luglio 1954 è stato il giorno più tragico della mia vita: avevo perso per sempre la mia amata Frida. Ho capito troppo tardi che la parte più bella della mia vita era il mio amore per lei. Di Frida rimarrà invece sempre la sua celebre battuta sul marito: “ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo quando un tram mi mise al tappeto, l’altro è Diego”. 

8. Amore malato

Tutto cominciò nell’autunno dell’82. Lei lo agganciò mentre lui era intento a prendere una busta d’erba, e cominciarono a frequentarsi. Le differenze erano però enormi e si fecero sentire presto: lei era già una salutista disciplinata mentre lui faceva uso di eroina. Il giorno di Natale lei cercò dei preservativi per tutta Malibu perché senza non avrebbe mai fatto sesso con lui: il quale era noto come attaccasse la gonorrea a tutte quelle con cui lo faceva e poi, per non sentirsi in colpa, pagava loro le cure. La relazione non durò a lungo ma per entrambi la nascente notorietà dell’altro divenne un trampolino di lancio. Jean Michel Basquiat morì di AIDS nel 1988, e Madonna finanziò la mostra a lui dedicata al Whitney Museum di New York.

9. Amore spirituale

Lui nato in Bulgaria, lei a Casablanca, si incontrano a Parigi nel ’58. L’arte fu prima galeotta nell’amore e poi ragione di vita per entrambi: lei commissionò a lui un ritratto della madre e da lì cominciò la loro conoscenza. La relazione non nacque però subito: lei infatti era fidanzata e lui cominciò a frequentare la sorella di lei. La relazione ufficiale iniziò solo dopo la fallita luna di miele di lei. Nelle loro opere hanno unito la creatività di lui con lo spirito organizzativo di lui: lei infatti era laureata in filosofia e diceva di essersi avvicinata all’arte per amore: “se lui fosse stato un dentista io sarei diventata una dentista”. Lei, Jeanne Claude, si è spenta nel 2009, ma il progetto artistico creato da entrambi va avanti con il nome di lui: Christo.

Marina Abramovic The Artist is Present_FilmStill12_MarinaAbramovic_Ulay_AAA-AAA_1978_courtesyMarinaAbramovic

10. Amore performativo

Nel 1976 Marina Abramovic si traferisce ad Amsterdam e qui si innamora di un tedesco il cui pseudonimo è Ulay: compiono gli anni lo stesso giorno e insieme sperimentano una nuova arte, la performance, che sfiderà i limiti del corpo ed esplorerà i segreti delle relazioni umane. È performance anche la loro separazione, dopo 12 anni, quando percorrono la Muraglia Cinese partendo dai lati opposti per incontrarsi a metà, abbracciarsi e continuare ognuno per la propria strada, dimostrando quanto sia lungo, faticoso e importante a volte dirsi addio. Passano 22 anni e lei è al Moma, dove, in una performance, a turno, uno spettatore alla volta le si siede di fronte relazionando con gli occhi, instaurando così una relazione diversa per ognuno a seconda della propria personalità, del proprio modo di interpretare lo sguardo e dell’empatia che questo suscita. Ancora una volta sono protagoniste le emozioni. Fino a quando a sedersi di fronte a lei è Ulay.

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