Quella volta in cui un albero mi è (quasi) cascato in testa

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Sabato pomeriggio a Reggio Emilia in giro per mostre di Fotografia Europea. Io e la mia amica Lara facciamo appena in tempo ad entrare nella sede espositiva che scoppia una cosiddetta “bomba d’acqua”, non solo per il fragore delle gocce di pioggia che si schiantano al suolo, ma anche per la quantità di acqua che cade dal cielo, divenuto improvvisamente grigio piombo. Eh va beh, la sfortuna, pensiamo, le previsioni l’avevano detto, aspettiamo che si calmi e poi torniamo alla macchina. Durante questa attesa impariamo a memoria il concept della mostra, commentiamo ogni singola opera, leggiamo la biografia degli artisti, le chiedo notizia su un’amica di Milano, ci viene in mente che abbiamo fame e altre cose inutili fino a quando “ci sta scandendo il parcheggio e sembra stia smettendo“, un bel respiro, ombrelli e occhi aperti per evitare le pozzanghere, solo perché quando piove io indosso sempre le ballerine, risparmiate i commenti, per cortesia.
Durante il temporale nemmeno la grandine si era risparmiata quindi capite l’ansia di tornare al parcheggio non per l’accertatore della sosta causa parcheggio in scadenza, ma perché la macchina è quella di mia madre.
Eccoci nel parcheggio, l’auto non ha segni evidenti , anzi grazie pioggia che me l’hai lavata e poi … Gnic, cracc, croc e altre onomatopee in stile Pascoli, e l’albero davanti all’automobile crolla. Sì, avete letto bene, casca, spezzandosi a metà. Io con la coda dell’occhio vedo una “cosa enorme verde” che si avvicina troppo a me poi sento la chioma che mi striscia su tutto il trench fino alle caviglie e poi un tonfo.
Mi giro per vedere dov’è Lara, che è dietro di me a braccia aperte con i capelli bagnati, non più l’ombrello in mano, risucchiato dai rami, e un’espressione tra risata, stupore e terrore. Io non so come abbiamo fatto ad evitare le fronde, ma di certo l’istinto animale che è in noi si è palesato. La vera domanda, tuttavia, è: perché vi ammorbo con questa storia di vita vissuta?
Sicuramente non voglio dimostrare l’esistenza di entità superiori, anche se ho pensato che qualcuno lassù ci voglia molto bene, non voglio coinvolgere il karma e nemmeno tirare in ballo il destino.

Il mio focus dopo questo episodio è stato la fortuna.

Non intendo in senso di fato, come la intendevano i Romani, ma proprio con il significato che gli abbiamo attribuito noi oggi, solamente positivo. Una volta salite in macchina spontaneamente ho esclamato: “Non ti senti un po’ più fortunata?”.

E abbiamo riso, un po’ istericamente, certo, era necessario per scaricare la tensione, ma dopo quegli attimi rischiosi ho avuto la conferma che la banalità non può appartenere alla gioventù, che ci sono troppe cose da fare in questa vita e l’avere schivato, non si sa bene come, quei rami è stato un salto in avanti verso i prossimi progetti o anche solo verso la cena con amici che avevamo programmato quella sera.
Poi è strana la vita, che ti costringe ad riflettere su i “se” e su i “ma”: “E se fossimo passate due secondi più tardi?! L’albero ci avrebbe schiacciate?” “Ma se con noi ci fosse stata anche L.? Come avremmo fatto a spostarci tutte?”. Ma anche queste sono domande inutili perché il passato va ricordato ma non bisogna rifletterci troppo altrimenti ci si invischia dentro di esso è nulla di buono può uscirne.

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Edizioni Pulcino Elefante

Così abbiamo guardato l’orario, avvertito tutti del nostro ritardo e piano pianissimo abbiamo guidato seguendo le nostre rotte.
Prima di accendere la macchina ho abbracciato Lara, per festeggiare la vita e un’amicizia, che dopo sabato scorso, posso definire fortunata, e per convincere lei e me stessa che la vita ci appartiene e che quello che poteva essere un grave incidente si è ridotto ad una risata sotto la pioggia. Ah e ad un racconto divertente per le conversazioni a venire.

Guardate avanti e convincetevi che la fortuna è al vostro fianco basta solo scostare le fronde.

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Questo è l’albero di cui si è parlato

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