Uccidi l’ELEFANTE nella stanza

Elefante

Stiano tranquilli gli animalisti, non parlo di elefanti veri, animali che mi piacciono molto, ma di cose ingombranti che occupano la nostra vita. Non si tratta di scatoloni da trasloco o di pile di vestiti sulle sedie delle camere da letto ma di tutti quei pensieri o persone che con la loro (ingombrante) presenza rarefanno l’aria che respiriamo, complicandoci lo scorrere sereno delle nostre attività. Durante il giorno mentre lavoriamo, studiamo, ascoltiamo il radiogiornale in auto l’elefante in questione non ci lascia in pace, la sua pelosa proboscide ci sfiora l’orecchio, la concentrazione inevitabilmente si indebolisce e il nostro umore non è dei migliori.

Fino a qui spero di avere ottenuto dei consensi da chi legge, che non voglio rendere ancora più angosciato dilungandomi a descrivere negatività anzi, vorrei condividere il metodo che fino ad ora con i  miei elefanti ha sempre funzionato.

elefantesse

PROCURARSI:

  • 2 o più sedie a seconda del numero di interlocutori scelti. Le questioni si affrontano con le gambe piegate e un tavolo davanti a sé per appoggiare i gomiti (anche se Giovanni della Casa, autore del Galateo, si schiferebbe)
  • 1 cucina. Luogo intimo e caldo dove con il profumo di cibo lingua e anima trovano accordi di parole e sentimenti senza aiuti alcolici

dumbo sbronzo

  • Numero variabile di focacce, crocchette di patate e verdura in pinzimonio. Oltre al profumo serve anche il cibo.
  • 2 o più litri di acqua. Parlerete moltissimo, meglio evitare l’arsura.

Inizia a parlare chi tiene al guinzaglio l’elefante più grosso, così chi ha il più piccolo può già raccogliere qualche consiglio per gestire il suo animale.

Si parte dagli inizi, mi raccomando mantenere l’ordine cronologico è fondamentale, quando l’elefante era un cucciolo con occhi da Dumbo e senza la minima predisposizione al terrificante, anzi era così insospettabile da farvi ricordare quel lasso di tempo come un roseo momento della vostra esistenza.

 

Il punto più difficile è carpire i segnali di crescita di questo cucciolo, i primi indizi di squilibrio, le prime sensazioni che presto o tardi avrebbe finito per schiacciarvi se non lo avessimo lasciato crescere in giardino ma pur sempre sotto i nostri occhi.

Nella ricostruzione gli altri padroni o interlocutori senza zavorre ma dotati di grande saggezza “elefantina” vi aiuteranno a ricordare, non essendo elefanti a volte la nostra memoria si appisola e va sollecitata con i giusti aiuti. Raccolte tutte le tessere di questo percorso si va all’indietro, dalla tessera più recente alla più lontana nel tempo, si fa così decrescere quella creatura, ognuno toglie una tessera mentre lo sfortunato padrone riconosce che in alcuni episodi c’era anche qualcosa di buono, ma non lasciatevi trarre in inganno, nulla nella vita è bianco o nero, ci sono le 50 sfumature di grigio a tartassarci, ANDATE AVANTI.

L’elefante rimpicciolito è ormai spalle al muro, non servono fucili o armi, ci sono due possibilità:

  •  si apre la finestra (non ho nominato Dumbo a caso)

dumbo volante

  •  non avendo più nulla da dire, si inizia a parlare di altro, questa specie di elefante se non gli si presta attenzione semplicemente scompare, incapace di sopravvivere senza l’ossigeno delle nostre menti.

Non è facile sbarazzarsi di questi pachidermi, hanno pur fatto parte della nostra vita, ma non è nemmeno difficile se chi abbiamo al nostro tavolo con pazienza si spreme le meningi, ed è come se ci stringesse le mani:

“Ucciderò con te questo elefante”

Grazie a chi ma aiutato ad abbattere l’ultimo elefante che mi stava rendendo l’aria irrespirabile.

Lascia un commento