Vivere con i filtri (di Instagram)

Vita Virtuale – Comò Mag.

A volte, riguardando le foto sul mio profilo di Instagram, mi capita di pensare: “quel ragazzo sembra divertirsi davvero molto!” E’ come se di colpo mi ritrovassi ad invidiare la mia stessa vita (virtuale) e a desiderare di viverla nella realtà. “Come vorrei essere lui! Sempre diviso tra giornate di relax e posti bellissimi!” Peccato, però, che quel “lui” sia proprio io e allora il castello crolla e la bella vita si riduce a poco più che una fragile copertina. Sì, perché la vita vera non è fatta di filtri, effetti, colori modificabili o tonalità “Crema” e quando qualcosa non quadra, nella realtà, non basta selezionare “Nitidezza” per mettere tutto più a fuoco.

Instagram - Comò Mag. Domenica sera guardando le foto che avevo caricato sul mio profilo nei giorni di festa che concludono la settimana, mi sono reso conto che l’immagine che davo del mio weekend era molto diversa dalla realtà. Sembrava, infatti, che fossi rimasto per tre giorni al sole, seduto sul bordo di una piscina a sorseggiare un Mojito infinito. La stanchezza che avevo accumulato, però, mi confermava che le cose non erano andate proprio così e che il tempo trascorso con gli amici a rilassarmi era soltanto una piccola parte di tutto quello che avevo fatto. Chi era quel tizio vestito proprio come me, che tanto se la spassava su Instagram? Ho iniziato ad invidiare un po’ la sua vita fatta soltanto di amici, smile, tgif, e serate divertenti.

La vita digitale è più bella, soltanto perché noi la costruiamo così, proprio come lo scatto di un abile fotografo che enfatizza la realtà e ne amplifica le qualità. Pittori, scultori e ritrattisti hanno sempre cercato di tirare fuori il meglio dai loro soggetti e, se vogliamo, i filtri del famoso social di fotografie non sono altro che i nostri pennelli e scalpelli per rappresentare la realtà a nostro piacimento.

Prendiamo, per esempio, gli album delle fotografie che nostra madre, con tanto impegno, creava al ritorno da ogni vacanza. Di certo non incollava sulle pagine bianche del raccoglitore ogni singola fotografia scattata, ma soltanto quelle venute meglio, con le espressioni migliori e i sorrisi più grandi. Pensiamo anche ai portafoto che esponiamo fieri sul comò del nostro salotto. Qui mettiamo fotografie significative, legate a momenti piacevoli e speciali che vogliamo ricordare, non cerchiamo di ricostruire un oggettivo spaccato della nostra vita, né tanto meno mostriamo fatti banali, insignificanti o brutti. Ragionando in questi termini la distanza tra Instagram e le pareti della nostra casa si assottigliano. Non facciamo altro che mettere in vetrina i nostri pezzi migliori, proprio come la piccola libreria del centro storico della mia città che espone i nuovi arrivi e non i volumi più vecchi e impolverati.

Dobbiamo essere ben consapevoli, però, che stiamo guardando soltanto una vetrina, il trailer di un film, la pubblicità di un cibo, che ci può fare venire fame, ma di certo non ci sazia, perché non è reale. Quindi non facciamoci ingannare dalle social-vite filtrate degli altri e ricordiamoci sempre che anche dietro la foto più suggestiva si nasconde sempre una persona che conduce una vita normale e non certo effettata come i suoi scatti.

Sarebbe bello vivere con il filtro “Valencia” sempre attivo, ma stiamo attenti a non farci abbaggliare da luminosità aumentate e bordini bianchi. Saremmo certamente tutti più belli in una realtà in bianco e nero (effetto che migliora anche le foto peggiori), ma questo vorrebbe dire rinunciare ai colori, alle sfumature, alle tonalità fredde e cupe, così come a quelle più brillanti e allegre. In fondo siamo veramente sicuri che sarebbe così bello vivere una vita fotogenica, senza imperfezioni?

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